Televisione

15 ottobre 2010 | 8:53

INCHIESTA MEDIASET: PRESCRIZIONE E ASSOLUZIONE BERRUTI

INCHIESTA MEDIASET: PRESCRIZIONE E ASSOLUZIONE BERRUTI/ANSA
PARLAMENTARE PDL IMPUGNERA’ PARTE DELLA SENTENZA D’APPELLO
MILANO
(di Francesca Brunati) (ANSA) – MILANO, 14 OTT – Per le movimentazioni dal gennaio al luglio di 15 anni fa su un conto corrente svizzero, Jasran, definito uno “strumento di riciclaggio”, oggi la Corte d’Appello di Milano ha modificato in modo meno favorevole per Massimo Maria Berruti la sentenza con cui il Tribunale lo aveva sostanzialmente assolto, anche se con formula dubitativa, in uno dei processi stralcio con al centro la vicenda della compravendita dei diritti cinematografici e televisivi Mediaset. Un verdetto che il parlamentare del Pdl ed ex consulente di Fininvest non condivide e contro il quale farà  ricorso “per ottenere l’assoluzione piena che sono certo di meritarmi”. Il verdetto dei giudici di secondo grado, che ha riformato quello dello scorso febbraio, ha esteso la prescrizione a un secondo capo di imputazione, mentre per un terzo ha confermato l’assoluzione. Il pg la scorsa settimana aveva chiesto per Berruti una condanna a 4 anni di reclusione. Nelle motivazioni, lette contestualmente in aula dal presidente della quarta Corte d’Appello Luigi Martino è stato dichiarato il “non doversi procedere” per “tutti i delitti commessi relativamente alle operazioni di prelevamento in contanti e di trasferimento di somme di denaro provenienti da I.M.I. Image Management International Ltd e da S.M.G Sport management Group Ltd”. Secondo i giudici tali operazioni sono avvenute tra il 18 gennaio l’8 luglio del 1995. Un arco di tempo nel quale “sono state accreditate sul conto in questione – hanno sostenuto – somme per complessivi 1.279.890.000 da I.M.I. e da S.M.G. e nello stesso periodo sono usciti dal conto Jasran con bonifici o prelievi di contanti non meno di lire 1.900.000.000″, denaro che ritengono proveniente dallo sfruttamento dei diritti di immagine degli sportivi. Nella loro ricostruzione i giudici, ai quali l’assoluzione del Tribunale su questo capitolo “appare frutto di un’erronea valutazione delle prove documentali e orali”, hanno sottolineato che Jasran era “come uno strumento di riciclaggio” e l’hanno paragonata all”officina del meccanico che tarocca le autovetture”. Inoltre hanno osservato che sul quel conto Berruti “aveva il potere di firmare in qualità  di procuratore” come Danilo Pezzoni, suo ex collaboratore (morto nel 2000) e dunque anche lui “aveva il diritto di operare e avrebbe potuto farlo” ed è “secondario” il fatto che lo abbia esercitato o meno. In più “il processo testimonia di un Berruti – scrive ancora la Corte – inserito nel gruppo Fininvest in una posizione e con un ruolo non da fattorino o da centralinista”. In più riguardo al ruolo di Pezzoni, “fiduciario di Berlusconi”, è stata fatta una premessa: “sembra essere giunto il momento di scrollarsi di dosso questa sorta di convitato di pietra che nulla rileva sui fatti” che “in questo processo appare delineato come il cameriere di Berruti”. Infine, è stato sottolineato “non sono ancora prescritti i fatti di riciclaggio che attengono alla movimentazione Redmond (altra società  con relativo conto e sottoconti, ndr), ma da quelli l’imputato è stato assolto sia pur con formula dubitativa, e la Corte ha confermato la decisione”. “Ricorrerò contro la parte della sentenza riformata e su cui i giudici hanno deciso la prescrizione perché non sono del tutto soddisfatto e non la condivido – è il commento a caldo di Berruti – e sono certo di poter ottenere l’assoluzione piena”.(ANSA).
BRU/LP S0A QBXB