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22 ottobre 2010 | 8:47

TV:AGCOM DIFFIDA TG1;PREMIER CITA REPORT,’DIFFAMAZIONE’/

TV:AGCOM DIFFIDA TG1;PREMIER CITA REPORT,’DIFFAMAZIONE’/ANSA
GABANELLI,CI DIFENDEREMO;CAVALIERE,NON GUARDO PIU’TV DI SINISTRA
ROMA
+++ AGGIORNA E SOSTITUISCE SERVIZIO DELLE 21.18 +++ (ANSA) – ROMA, 21 OTT – Si alza il livello dello scontro sull’ultima puntata di Report e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi cita il programma per diffamazione, intanto l’Autorità  nelle garanzie nelle comunicazioni diffida il Tg1 per il “forte squilibrio” a favore della maggioranza e del governo, richiama il Tg4 e Studio Aperto e avverte: “Qualora tale squilibrio perdurasse verranno adottati ulteriori provvedimenti”. Dopo le critiche di Niccolò Ghedini e Paolo Romani, arriva direttamente da Silvio Berlusconi l’accusa più pesante nei confronti del programma di Milena Gabanelli: quella di diffamazione per il servizio sulle ville di Antigua. Benzina sul fuoco in un’atmosfera già  surriscaldata dalle polemiche su ‘Vieni via con me’ e ‘Annozero’ che ospita Roberto Saviano. Un giudizio che, secondo l’avvocato Ghedini dovrebbe essere avviato solo in sede civile, e che conterrà  la richiesta di un integrale risarcimento dei danni e sarà  promosso contro tutti i responsabili dell’illecito. “Ci difenderemo – replica la Gabanelli -. La differenza fra me e lui è che se io mi sento diffamata non posso tirare in tribunale lui, mentre lui può tirare in tribunale me”. “Sono dispiaciuto – ha detto Ghedini -. Avevo dato informazioni e messo a disposizione documenti sul caso già  6 mesi fa quando erano usciti degli articoli sul caso”. Il malumore del premier verso la Tv pubblica era emerso, come già  tante altre volte in passato, anche durante l’Ufficio di presidenza del Pdl di mercoledì sera, quando aveva detto: “non guardo più questa tv di sinistra”. Davanti a dirigenti e ministri, il premier aveva denunciato l’inaccettabile situazione della tv pubblica italiana in cui “tutti i talk show sono di sinistra” e attaccano il governo. Nel mirino, secondo i presenti, anche la tesi del servizio di Report: “Figurarsi, pago miliardi di tasse…”. Anche se ai dirigenti del partito, il premier non aveva anticipato l’intenzione di procedere per vie legali. La polemica politica, comunque, si accende anche sulla decisione dell’Agcom di diffida il Tg1 e richiama il Tg4 e Studio Aperto. Per il “forte squilibrio a favore della maggioranza e del governo” e minaccia ulteriori provvedimenti se la situazione non cambierà . Plaudono Pd e Idv, sottolineando la “faziosità ” del Tg1, mentre dal Pdl Daniele Capezzone parla di “reazioni strumentali”. I direttori finiti nel mirino dell’Agcom respingono gli attacchi. “Non accetto richiami”, dice Emilio Fede. “Non mi risultano disparità  di trattamento”, sottolinea invece Augusto Minzolini. Immediata la polemica. “La diffida di Agcom conferma che, anche sul piano formale, il Tg1 è ormai diventato una voce della maggioranza, e anche tra le più faziose”, commenta dal Pd Paolo Gentiloni. “E’ necessario che a questo grave squilibrio venga posto rimedio al più presto”, gli fa eco Carlo Rognoni. “Dopo le nostre ripetute denunce finalmente l’Agcom batte un colpo”, si rallegra dall’Idv Francesco Pancho Pardi. E il consigliere di amministrazione Rai Nino Rizzo Nervo ironizza: “L’allievo Tg1 ha superato il maestro Tg4″. Mentre per il consigliere Antonio Verro è un’analisi “poco attenta all’attualità  e alle ultime vicende politiche”. Gli squilibri del principale tg di Viale Mazzini erano stati denunciati anche dal presidente, Paolo Garimberti: “Non ritengo che il Tg1 di oggi sia sufficientemente pluralista: l’ho detto al cda e lo ripeto qui”, aveva ammonito in Vigilanza a fine luglio. A stretto giro era arrivata la replica del direttore generale Mauro Masi, sempre a San Macuto: “Non ritengo che il Tg1 non sia sufficientemente pluralista”. Minzolini si fa forte dei dati dell’Osservatorio di Pavia e commenta: “Non risulta questa disparità  di trattamento. Rai e Autorità  dovrebbero mettersi d’accordo per prima cosa sui dati da utilizzare”. Il direttore del Tg1 si appella alla notiziabilità  (“nell’ultimo periodo le vicende politiche hanno riguardato prevalentemente la maggioranza e il governo”) e fa notare che “in estate il governo resta presente, mentre i politici vanno in vacanza e c’é un problema di reperibilità ”. Dalla sua parte si schiera Capezzone: “Minzolini ha avuto il coraggio di rompere una cappa di conformismo”. E il capogruppo in Vigilanza Alessio Butti invita a leggere bene i dati, in particolare calcolando i tempi occupati da Futuro e Libertà . Si difende con forza anche Fede: “Non accetto richiami da un parlamentino spesso suggestionato da scelte ideologiche. Faccio da 50 anni questo mestiere, ho 27 anni di Rai e 20 anni di Mediaset alle spalle e rispondo deontologicamente a quello che sono”, sottolinea il direttore del Tg4, convinto che il primo richiamo venga dalla “coscienza”. Più cauta la reazione del direttore di Studio Aperto, Giovanni Toti: “Questi richiami hanno sicuramente un loro senso, bisognerebbe però tenere presente la notiziabilità  degli eventi”.(ANSA).
STF-TG/ S0A QBXB