Comunicazione

26 ottobre 2010 | 16:42

RAI: PD, LA RIFORMA PER SALVARE SERVIZIO PUBBLICO

RAI: PD, LA RIFORMA PER SALVARE SERVIZIO PUBBLICO
(AGI) – Roma, 26 ott. – L’emergenza Rai e’ diventata per il Pd una priorita’ assoluta: e le ultime sortite del suo direttore generale aggiungono scontento a scontento. La convinzione che l’azienda cosi’ amministrata non sia piu’ in grado di garantire il ruolo e la credibilita’ del servizio pubblico sta crescendo e va diffondendosi anche fra i partiti che appoggiano il governo. Lo dice, in una nota, il Partito Democratico ed il presidente del Forum Riforma del sistema radiotelevisivo, Carlo Rognoni, al termine del seminario ‘Il servizio pubblico nella societa’ della comunicazione’ svoltosi oggi a Roma. “L’incontro – spiega Rognoni – organizzato dal partito e’ servito a rilanciare l’idea di una riforma ormai improcrastinabile. E’ stata aperta una discussione che dovra’ allargarsi ai gruppi parlamentari, a sindacati, associazioni, societa’ civile e che ha affrontato alcuni punti delicati e politicamente sensibili: si puo’ immaginare una Rai pubblica divisa da una Rai commerciale, sul modello di Bbc e Channel 4? E’ possibile ridurre il canone, magari addirittura trasformandolo in una imposta di scopo, con il risultato di esentare alcuni milioni di cittadini a reddito basso senza ridurre l’ammontare complessivo che serve a tenere alta la qualita’ del servizio pubblico? Si puo’ immaginare di liberalizzare gli affollamenti pubblicitari della Rai commerciale in modo da garantire come per altro fa Channel 4 in Gran Bretagna una grande quantita’ di risorse da dedicare a produzioni indipendenti?”. Questi e altri temi sono stati affrontati nel seminario al quale hanno partecipato, tra gli altri, il vicepresidente dell Unione europea dei servizi pubblici, Claudio Cappon e il direttore di Radio Tre Marino Sinibaldi. Sono intervenuti – conclude la nota – Matteo Maggiore della Bbc e Damian Loreti, professore universitario a Buenos Aires, che ha partecipato alla scrittura della legge sul servizio pubblico argentino. Red/Pat