Editoria

02 novembre 2010 | 13:49

GIORNALISTI:PIU’ DI META’ E’ FREELANCE CON REDDITI INFERIORI

GIORNALISTI:PIU’ DI META’ E’ FREELANCE CON REDDITI INFERIORI
RISPETTO A DIPENDENTI; RICERCA SU ISCRITTI A ORDINE
FIRENZE
(ANSA) – FIRENZE, 2 NOV – Solo uno su due iscritti all’ Ordine dei giornalisti risulta attivo nella professione, o almeno è ‘visibile’, nel senso che ha una posizione contributiva all’Inpgi, come dipendente o autonomo. E più della metà  della professione ‘emersa’ è ormai costituita da freelance, ma con redditi nettamente inferiori a quelli del lavoro subordinato. Sono alcuni degli elementi emersi da un lavoro condotto da Lsdi (‘Giornalismo: il lato emerso della professione; una ricerca sulla condizione dei giornalisti italiani ‘visibili”) sulla base dei dati forniti da Inpgi, Ordine e Fnsi. La ricerca – annuncia una nota diffusa a Firenze, dove Lsdi ha sede – verrà  presentata la mattina del 4 novembre nella sede della Federazione della Stampa, a Roma. Interverranno, fra gli altri, il presidente dell’Inpgi, Andrea Camporese, il presidente dell’Ordine nazionale dei giornalisti, Enzo Iacopino, il segretario generale e il presidente della Fnsi, Franco Siddi e Roberto Natale. Nel 2009, indica l’indagine, un giornalista dipendente su 3 aveva un reddito annuo inferiore ai 30.000 euro lordi, mentre più della metà  degli autonomi (il 55,25%) dichiaravano un reddito annuo inferiore ai 5.000 euro. “Al 31 dicembre 2009 gli attivi effettivi nel campo del lavoro subordinato erano 20.087, rispetto ai 23.213 autonomi. In totale 43.300 giornalisti: il 44.1% degli iscritti all’Ordine”, spiega la nota. Tenendo conto dei pensionati e degli oltre 10.000 giornalisti degli albi speciali o stranieri – afferma Lsdi -, sono circa 40.000 i giornalisti ‘sommersi’. “Nella grandissima maggioranza si tratta di pubblicisti, visto che professionisti e praticanti sono totalmente ‘visibili’ all’ interno dell’ Inpgi mentre dei 62.155 pubblicisti presenti nell’Ordine solo 4.086 risultano all’ Inpgi come lavoratori dipendenti e 19.626 come lavoratori autonomi”. L’analisi conferma poi la vistosa spaccatura fra lavoro dipendente (presente prevalentemente dentro le redazioni) e lavoro autonomo, che – rileva Lsdi – “nell’ industria editoriale diventa sempre più vitale per la macchina dell’ informazione, ma che non riesce ad acquisire una vera, concreta, dignità  professionale”. (ANSA).
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