Editoria, New media

15 novembre 2010 | 11:13

PAPA: INTERNET;SLEPOJ,NON DEMONIZZARE MA CONDIVIDERE

>ANSA-FOCUS/PAPA: INTERNET;SLEPOJ,NON DEMONIZZARE MA CONDIVIDERE
PSICOLOGA CONDIVE ALCUNE PREOCCUPAZIONI PONTEFICE, BENE NE PARLI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 13 NOV – “Internet non va demonizzata, ma conosciuta e condivisa”: ne è convinta Vera Slepoj, presidente della Federazione Italiana Psicologi, che pur condividendo alcune delle preoccupazioni del Papa sull’uso della Rete da parte dei giovani, invita a guardare in maniera “neutra” alle nuove tecnologie. “E’ importante che il Papa parli di queste cose, che si occupi della vita reale della gente – premette la psicologa – ma l’individuo, e in particolar modo i giovani, va educato a questo nuovo strumento”. Certo, spiega all’ANSA, “se Internet diventa l’unica forma di comunicazione, allora può essere fuorviante e patologico. Quando la Rete resta l’unico interlocutore sociale e interprete della vita emotiva di un ragazzo, quando diventa un’ossessione, è chiaro che questo è un problema”. Ma non è Internet che provoca “spaesamento e solitudine”, come afferma Benedetto XVI: “la solitudine – spiega Slepoj – non nasce dalle nuove tecnologie. Al contrario, Internet è la ricerca di una soluzione alla solitudine. Oggi gli adolescenti vengono lasciati soli dagli adulti, senza punti di riferimento e il web diventa il sostitutivo delle relazioni: costruisce, agevola rapporti in un mondo dove è sempre più difficile essere ascoltato. In questo modo, quindi, diventa un’illusione di socializzazione”. E’ vero, aggiunge la psicologa riferendosi sempre alle parole del Papa, che Internet non ha migliorato la vita sociale delle giovani generazioni. “Non li ha aiutati a migliorare, a diminuire la violenza, a ridurre le droghe, l’alcol, eccetera. Avrebbe potuto essere una grande occasione per allargare la comunicazione, per migliorare la coscienza collettiva, per sconfiggere la violenza. Internet non dovrebbe risolvere il problema della solitudine individuale ma dovrebbe essere lo strumento per fare un percorso collettivo su contenuti di solidarietà . Ma finora non è stato così”. La rete, dunque, avrebbe potuto essere uno strumento di crescita per i ragazzi. “Ma se non affronti le difficoltà  della vita reale, non cresci. Non certo restando davanti a un computer, in un mondo virtuale dove ognuno vede ciò che vuole e ciò che gli interessa scartando il resto”. Come avviene ad esempio con Facebook, “dove metti l’immagine che vuoi e che non sempre corrisponde alla realtà  e stringi amicizie che non sono veri rapporti ma uno svilimento dell’idea del rapporto”. Comunque, conclude Vera Slepoj, “non si deve essere né contro né a favore di Internet, ma analizzare fenomeno in modo neutrale. Se questa esperienza non viene condivisa dalla famiglia, allora diventa un luogo di isolamento. Un tempo la famiglia concorreva alla crescita del giovane, oggi un ragazzo si costruisce le sue idee da solo e cresce da solo. Ma penso che in futuro le cose miglioreranno, i genitori impareranno a non sottovalutare Internet e a condividerlo con i figli. E’ questa la soluzione”. (ANSA).
AB/ S0A QBXB