Comunicazione

16 novembre 2010 | 12:30

RAI: IRONIA FAREFUTURO, FINI? NEANCHE UNA BARZELLETTA O UN RUTTO

RAI: IRONIA FAREFUTURO, FINI? NEANCHE UNA BARZELLETTA O UN RUTTO

(AGI) – Roma, 16 nov. – “Ha ragione il Pdl: Gianfranco Fini avrebbe dovuto dire tutte altre parole. Qui da ‘Ffwebmagazine’ esortiamo il presidente della Camera a fare un pubblico mea culpa. Ci chiediamo sinceramente come abbia potuto pensare di andare in quel covo di pericolosi comunisti a fare un discorso così pacato ed equilibrato. Non ha capito ancora niente di come va il mondo, non ha capito chi sono i veri nemici della nazione e della patria”. Filippo Rossi, direttore del periodico online della Fondazione Farefuturo, usa l’arma dell’ironia per osservare che Fini “per rappresentare i valori della sua destra, avrebbe dovuto andare in onda e conquistarsi almeno venti minuti di spazio, senza più mollare il microfono, avrebbe dovuto barricarsi dentro lo studio per togliere spazio a quei pericolosi sovversivi dell’ordine costituito, a quei pericolosi terroristi del pensiero, a quei maledetti lettori di libri. E a quel punto, Fini avrebbe dovuto fare qualche battuta sulle belle ragazze tra il pubblico, magari chiedendo un paio di numeri di telefono. Poi, magari, spiegare quanto si sente giovane dentro e fuori”. “E, ancora, questa sì che è roba davvero di destra esaltare le sue doti virili con un po’ di particolari spinti…”. Non solo, Rossi ironizza sull’opportunità  di “incasellare almeno una decina di barzellette riciclate. In sequenza su questi temi: gli ebrei, i froci, i negri, il bunga bunga, Rosy Bindi, i comunisti, San Pietro, la Salerno-Reggio Calabria, i terroni, Mubarak… Poi, magari, avrebbe dovuto farsi portare una scrivania dal fido Fazio, in modo da firmare davanti al popolo e per il popolo, vero e unico salvatore della patria, un bel contratto con gli italiani, interrompendosi di tanto in tanto per qualche telefonata privata, in modo da salvare anche ragazze minorenni a rischio gattabuia. Poi avrebbe potuto convincere Fazio, Saviano e i due fratelli Servillo a cantare in coro ‘Meno male che Fini c’è…’. Ma non è finita: per esaltare i valori della destra avrebbe potuto assalire Beppino Englaro da dietro, al grido ‘quagliariellano’: ‘assassino, assassino’. L’immaginifico canovaccio si chiude con un ipotetico “crescendo rossiniano, con parolacce a piacere e, finalmente, con una bella bestemmia conclusiva. Dobbiamo ammetterlo: questa volta Fini ci ha proprio deluso con la sua banalità  buonista. Almeno un’invettiva poteva regalarcela… O magari solo un rutto…”. (AGI) Com/Bal