Comunicazione, New media

17 novembre 2010 | 12:17

GOOGLE: DENUNCIA “BARRIERE DOGANALI XX1 SECOLO” IN ORIENTE

GOOGLE: DENUNCIA “BARRIERE DOGANALI XX1 SECOLO” IN ORIENTE

(AGI) Roma, 16 nov.- Si apre un nuovo capitolo della diatriba sulle norme restrittive che investono il web. E i protagonisti sono ancora una volta Google e le cosiddette “barriere doganali del XXI secolo”: Cina, Vietnam, Turchia, Russia e altri Paesi.  Google continua fermamente a criticare la “politica cibernetica” di questi Paesi, soprattutto a fronte del fatto che un numero sempre crescente di governi – negli ultimi dieci anni si è registrato un aumento del 10% – sta aderendo alla censura del web. Gli strumenti non sono nuovi: misure di sorveglianza strette e normative segrete che richiedono licenze onerose e il più delle volte discriminanti nei confronti delle società  straniere, limitando di molto gli scambi commerciai tra i diversi paesi. Google ha esortato le nazioni europee a “onorare gli obblighi dell’Accordo Generale sul Commercio dei Servizi (GATS)” e a lottare contro le restrizioni, chiedendo la libera circolazione di informazioni su internet e l’apertura di nuovi negoziati, per proteggere gli interessi commerciali degli Stati Uniti. Il commercio su internet a livello mondiale, ha dichiarato Google, potrebbe raggiungere i mille miliardi di dollari, ma questa pesante censura potrebbe danneggiarlo enormemente. “La Cina è un mercato molto diverso che cambia in continuazione. Se non si è vicini al mercato, è difficile tenerne il passo” ha dichiarato in occasione della conferenza Web 2.0 che si è tenuta a San Francisco Robin Li, responsabile esecutivo di Baidu, il più importante motore di ricerca cinese. Li ha poi spiegato il motivo per cui il suo “avversario” di Mountain View ha perso molte quote di mercato e gli ha consentito di triplicare dal 2009 il prezzo delle sue azioni, e aumentare di 15 volte negli ultimi cinque anni il suo fatturato, raggiungendo circa 420 milioni di utenti internet cinesi, circa il 73% della popolazione cinese- il 25% ancora si affida a Google. Un successo possibile solo grazie alla rinuncia di Li di trasferire Baidu sull’indirizzo di Hong Kong, accettando il compromesso della censura e delle restrizioni imposte dalla Cina. Il prossimo passo di Baidu, ha aggiunto poi Li, sarà  quello di diventare il principale concorrente di Google a livello internazionale. (AGI) Bia