Comunicazione

18 novembre 2010 | 15:22

SAVIANO A MARONI, LE MAFIE SCOMMETTONO SUL FEDERALISMO

SAVIANO A MARONI, LE MAFIE SCOMMETTONO SUL FEDERALISMO

(AGI) – Roma, 18 nov. – La ‘ndrangheta al nord “cerca di interloquire con la Lega, ma le inchieste mostrano come in tutte le Regioni si stia manifestando un fenomeno molto più inquietante, quello sì che dovrebbe indignare il ministro dell’Interno: le mafie scommettono sul federalismo”. In un’intervista a “L’Espresso” in edicola domani Roberto Saviano non solo non si “pente” del monologo “Vieni via con me”, ma rilancia.  ”Quello che ho detto – spiega l’autore di Gomorra – è documentato. L’incontro tra il consigliere regionale leghista e gli uomini delle cosche è negli atti dei pm Ilda Boccassini e Giuseppe Pignatone. E ricordo al ministro che l’unico direttore di una Asl arrestato per ‘ndrangheta è quello di Pavia, dove comune, provincia e regione sono amministrati anche dal suo partito: stiamo parlando di una Asl che gestisce strutture di eccellenza e fa girare 700 milioni di euro l’anno. E ricordo che l’ultimo sindaco arrestato in un procedimento per collusioni con le cosche calabresi è quello di Borgarello: un paese alle porte di Pavia non una cittadina della Locride”. (AGI) Bas (Segue)

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(AGI) – Roma, 18 nov. – “Non si tratta di illazioni – insiste Saviano – ma di elementi concreti che emergono dalle indagini e che devono essere sottoposti all’attenzione dell’opinione pubblica: in Lombardia la Lega è forza di governo e oggi gli uomini delle cosche calabresi, attivi nella regione da decenni, puntano a investire i loro capitali nei cantieri dell’Expo 2015. E’ un’analisi della Superprocura antimafia, lungamente discussa nella commissione parlamentare proprio perché per entrare negli appalti loro hanno bisogno della politica e soprattutto della politica che controlla la spesa sul territorio. Per questo tutta la criminalità  organizzata guarda con favore a una riforma federalista del Paese: vogliono centri di costo alla loro portata”. Alle mafie “piace un certa idea di federalismo, quella che potrebbe consegnargli gran parte del Sud. Oggi la prospettiva è semplice: la mentalità  delle mafie è essenzialmente predatoria, puntano a divorare le risorse ed è molto più facile farlo nelle capitali regionali che non a Roma: possono fare pesare il loro controllo del territorio, la loro violenza, i loro voti e i loro soldi. Per questo con il livello di infiltrazione che c’è nelle regioni del meridione, il federalismo potrebbe finire con l’essere un regalo e far diventare Campania, Calabria e Sicilia davvero ‘cose nostre’. Perché oggi la forza delle mafie non è più nella capacità  di usare la violenza, ma nella disponibilità  quasi illimitata di capitali, affidati a facce pulite e capaci di condizionare la politica soprattutto a livello locale”. Per Saviano, “il federalismo, a partire da quello fiscale, potrebbe anche dimostrarsi un’occasione, un punto di partenza per una rinascita del Sud. Ma a due condizioni, e cito l’analisi del magistrato Raffaele Cantone: creare controlli rigorosi sulle uscite di denaro pubblico e fare una selezione sulla classe dirigente politica e burocratica. Le istituzioni regionali dovrebbero rispondere in prima persona del denaro, che oggi invece alimenta consorterie, sprechi e arricchisce le nuove mafie, che stanno spostando il cuore del loro business dai cantieri alla sanità . Oggi però il quadro generale è desolante: si amplificano le retate e i sequestri di beni, presentandoli come la panacea contro la criminalità  organizzata, mentre non c’è nessuna strategia per contrastare il dilagare di questa nuova imprenditoria mafiosa, che investe i suoi capitali soprattutto al nord. Credo che questa dovrebbe essere la preoccupazione di Maroni, leader di un partito che fa del progetto federalista la sua ragione d’essere: creare un sistema di controlli che prevenga questa minaccia, emersa con chiarezza nelle inchieste dei magistrati e nelle analisi delle forze dell’ordine che rispondono al suo dicastero”. (AGI) Bas