Scelte del mese

19 novembre 2010 | 11:11

Più moderno, mai fighetto

L’ambizione va oltre il restyling: “Diventare più belli senza essere cafoni”, riassume il direttore Attilio Giordano. In edicola dal 29 ottobre, il nuovo Venerdì di Repubblica è chiaro, perlaceo, azzurrino nei tocchi e pastellato nei toni. I contenuti stanno nel solco di 23 anni di storia: ci sono ancora i reportage, c’è come sempre grande cura per la fotografia e ci sono, come sempre e più di sempre, le grandi firme del quotidiano madre. Eppure la sensazione è di un prodotto rinnovato in profondità , che non ha timore di lasciarsi alle spalle consuetudini e certezze – non tutte, però – per tentare di stare al passo con tempi sempre più duri per la carta stampata. E quindi un magazine più ricercato, con un ordine formale più rigoroso, più appagante per l’occhio e – sperano al Gruppo Editoriale L’Espresso – ancora più appealing per la pubblicità , riconfermando la vocazione di “mezzo fondante del sistema pubblicitario di Repubblica”, per dirla con Fabio Vaccarono, amministratore delegato della concessionaria Manzoni. Un mezzo che, dalla sua nascita nell’87, ha portato nelle casse dell’editore 700 milioni di euro di pubblicità .
La ragione del nuovo Venerdì sta proprio nella necessità  di mantenerne la leadership: “Era un po’ invecchiato”, spiega Giordano, “e da un po’ di tempo, da quando ancora facevo il caporedattore, avevo in mente un giornale con una struttura diversa. In primo luogo per lo stile, che volevo capace di trasmettere la rappresentazione di una cultura più moderna. E poi anche nell’organizzazione dei contenuti”.
Attilio Giordano confessa di aver avuto, come fonti d’ispirazione, il mood e la grafica di alcuni grandi periodici americani. “Vanity Fair Usa e Harper’s Bazaar per l’eleganza, anche se in quei casi decisamente segnata da un’impronta femminile”, dice, “e poi il New Yorker e The Nation, sobri e molto stylish, con una struttura grafica più avanzata. Un’ispirazione che abbiamo declinato con la specificità  del Venerdì, che per sua natura non può essere troppo, o esclusivamente, grigio e nemmeno diventare troppo fighetto”. Dalle aspirazioni ‘americane’ e dal lavoro di ricostruzione fine fatto dall’art director Gianni Mascolo è uscito un magazine molto rigoroso e dal tratto grafico inedito, personale ma senza esagerazioni choc. L’impressione è di un prodotto con un’immagine fortemente coordinata. I titoli dei servizi tutti in maiuscolo, con qualche parola che ‘stacca’ nell’azzurro carta da zucchero divenuto il colore distintivo della testata. La scelta di ridurre al minimo le fotografie al vivo, a tutta pagina, utilizzando molto più spesso il bianco come cornice dell’immagine. Le rubriche incastonate nelle pagine. L’eliminazione delle ‘fotine’ dei titolari di rubrica nella prima parte del giornale, sostituite da ritratti d’autore disegnati in grigio-azzurro dall’illustratore vicentino Alessandro Gottardo, premiato nel 2010 con la Gold Medal della Society of Publication designers, uno dei più prestigiosi riconoscimenti internazionali riservati agli illustratori. “I ritratti di Gottardo, che io trovo molto belli, evitano quella cosa un po’ funeraria della fotina, che fa tanto lapide”, commenta Giordano.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 411 – novembre 2010