Protagonisti del mese, Scelte del mese

19 novembre 2010 | 12:47

A caccia del consumatore intelligente

La mattina del 5 novembre, quando le agenzie hanno battuto la notizia della nomina di Umberto Veronesi a presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare, quel nugolo importantissimo di opinion e decision makers, di politici e di scienziati, di militanti verdi e di giornalisti influenti che si occupano di una materia tanto delicata e scivolosa, si è diviso di nuovo e drasticamente in due eserciti   agguerriti e pronti a tutto. Da un lato c’è chi – come buona parte della sinistra – vede rosso e schiuma di rabbia. Ermete Realacci, responsabile green economy del Pd, appena ha saputo della nomina del senatore del suo partito (che peraltro ha dichiarato di dimettersi dall’incarico parlamentare), ha commentato acido come il limone: “Sembra un bluff per simulare la partenza di un piano fallimentare su cui già  grava un pesante ritardo”. Anche i radicali non hanno scherzato. Sergio Ravelli, segretario dell’Associazione radicale Pietro Welby, ha reagito sprezzante perché “il nucleare è stato imposto due anni fa senza un serio confronto sui costi e i benefici in rapporto ad altre opzioni possibili con un’agenzia infeudata nel governo priva della necessaria autonomia e indipendenza”.
Dall’altro lato della barricata, però, c’è chi sorride compiaciuto e tira un sospirone di sollievo gettando uno sguardo ottimista persino su viale Regina Margherita, un lungo tratto di strada tra i più trafficati e inquinati della capitale e dove ha sede la sua azienda. A sorridere ottimista è infatti Gianluca Comin, direttore della comunicazione di Enel, la più grande azienda elettrica d’Italia e la seconda utility quotata d’Europa per capacità  installata, che sulla scommessa nucleare ha puntato tanto. Tantissimo. Giocandosi reputazione, denaro e relazioni. Litigando con alcune testate ma anche animando un dibattito che si era spento dopo la posa della pietra tombale del referendum del 1987, quando gli italiani – reduci dal panico di Chernobyl – avevano abbandonato quell’opzione considerata troppo pericolosa (ma dimenticando che i Paesi che ci circondano hanno costellato i nostri confini di centrali traendone per altro grandi vantaggi economici).

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 411 – novembre 2010