Scelte del mese

19 novembre 2010 | 15:32

Flavia una e trina

In queste settimane ha ricevuto la solidarietà  di tanti e ha catalizzato l’ira di più d’uno. C’è chi l’ha applaudita e chi, invece, ha tentato di disarcionarla. E ci sono stati momenti in cui ha pensato di mollare, ma poi ha proseguito nella sua battaglia: la sopravvivenza del giornale che dirige, Il Secolo d’Italia, su cui incombe il rischio di fallimento. Flavia Perina – jeans a tubo, giacca di velluto, eterna sigaretta tra le mani e fisico da amazzone – continua a stare sulle barricate perché, racconta, la sua missione non si esaurisce soltanto con il via libera, da parte del comitato che gestisce il patrimonio della disciolta Alleanza nazionale, al ripianamento dei debiti pregressi dello storico quotidiano oggi tribuna di Futuro e libertà . Il braccio di ferro con gli ex colonnelli finiani rimasti con Berlusconi, che in quel comitato sono maggioranza, l’ha ferita: isterica, l’hanno definita, provando così a sminuire il suo grido d’allarme in difesa del giornale. Ma se l’obiettivo era quello di demolirne l’impegno, hanno ottenuto il risultato opposto.
Pasionaria quanto basta, razionalmente provocatoria, più leale che calcolatrice, Perina è una e trina: deputato alla seconda legislatura, neo membro della commissione di Vigilanza sulla Rai, direttore del Secolo d’Italia ma, soprattutto, sintesi culturale del finismo. Quello cioè che parla di giustizia giusta e di sviluppo, però non a scapito della legalità  e della dignità  dei lavoratori; quello che invoca i diritti per gli immigrati e non considera un attentato alla famiglia riconoscere i diritti degli omosessuali. Una svolta che lei ha raccontato, e più spesso anticipato, sul suo Secolo, trasformato nell’avamposto culturale della nuova destra non più vittima di antiche ideologie e nemmeno succube del nuovo credo berlusconiano.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 411 – novembre 2010