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19 novembre 2010 | 15:40

I monopoli di Internet

Una volta Internet era il web e il web era Internet, cioè un mondo libero e meraviglioso, senza steccati e con orizzonti infiniti, un bene comune aperto a tutti e gratuito; oggi invece la Rete viene sempre di più recintata in tanti servizi privati con accesso a pagamento. Con l’avvento degli iPhone e degli iPad, su Internet fioriscono i giardini privati (walled garden) e il web libero perde terreno. Questa è la previsione – e forse anche la denuncia – di Chris Anderson, il direttore della notissima rivista americana Wired: la sua tesi, elaborata inizialmente in un articolo che ha fatto scalpore, scritto ad agosto con Michael Wolf, è stata esposta recentemente e in maniera arricchita e rielaborata al convegno milanese dello Iab, Internet Advertising Bureau, l’associazione della pubblicità  digitale (l’intervento di Anderson è visibile anche sul sito Primaonline.it).
Paradossalmente proprio Chris Anderson, il cantore del tutto gratis su Internet, lo scrittore del saggio ‘Free. The future of a radical price’, cioè ‘Gratis. Il futuro radicale dei prezzi’, oggi ci dice che la Rete va invece verso servizi chiusi e a pagamento. Come finirà ? Il web è finito? La Rete verrà  davvero privatizzata? E questo è un bene o un male? Il web, l’applicazione gratuita (mai brevettata) inventata dallo scienziato inglese Tim Berners Lee, comprende linguaggi universali come l’html e gli hyperlink. Ma secondo Anderson il web sta diventando marginale mentre cresce il traffico non web. Alcuni dei suoi dati sono stati contestati: per esempio, non c’è dubbio che l’enorme traffico video generato da YouTube sia attribuibile al web.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 411 – novembre 2010