Editoria

26 novembre 2010 | 11:20

RAI: AVVENIRE, FAZIO E SAVIANO FINGONO DI NON SAPERE

RAI: AVVENIRE, FAZIO E SAVIANO FINGONO DI NON SAPERE

(AGI) – CdV, 26 nov. Fabio Fazio e Roberto Saviano, con il loro staff di autori, “della vita che si fa malata, ma malata per davvero, duramente malata, fingono di aver saputo solo la disperazione e il rifiuto. Fingono di aver incontrato e riconosciuto solo storie di guerra, battaglie lunghe e amare e controverse per abbandonare e per finire. Fingono, cioè, di non sapere di Mario e di Fulvio, di Max e di mamma Lucrezia e papà  Ernesto, di Maria Pia e di suo marito. Fingono di non aver mai sentito di Stefano e Chantal, di Moira, di Angelo, di Simone, di Rosy e di Susi con un’intera famiglia adottiva”. Lo scrive il direttore di Avvenire commentando il rifiuto opposto alla richiesta del CdA Rai, che, rileva l’editoriale, ha detto: “Fateli parlare”. Una decisione che “per loro è ‘inaccettabile’. Quelle voci – sottolinea Marco Tarquinio -, e già  temevano di averlo capito, sono inaccettabili. Beh, non si somigliano proprio Fazio e Saviano quando mostrano l’audience e voltano la testa, con aria – loro – da vittime (o, forse, non somigliano all’immagine di sé che ci avevano dato). E non si somiglia nemmeno Paolo Ruffini, direttore di Raitre e intellettuale limpido e rigoroso, quando afferma che niente di “non detto” e di negato c’è stato nel programma che sulla sua rete ha avuto il maggior successo di sempre”. “Ma che cosa hanno fatto – si chiede il giornale della Cei – i non- Englaro e i non-Welby per meritare questo bavaglio e queste umiliazioni, questo puntiglioso sussiego? Sono forse troppi? Sì, sono tantissimi. Sono praticamente tutti quelli che si sono ritrovati arruolati loro malgrado nelle battaglie con la distrofia, la sclerosi multipla, la Sla. Sono quelli che conoscono o hanno conosciuto il coma, quelli che vengono definiti in stato vegetativo. Sono quelli che si sono risvegliati. E quelli che stanno ancora chiusi dentro. Sono quelli che stanno accanto, quelli che non indietreggiano, quelli che fanno spazio nelle loro case e nelle loro vite a queste altre vite inchiodate e tempestose. Sono quelli che magari credono in Gesù Cristo e non hanno paura della morte, ma non ci stanno a dire che l’amore e la scienza servono a niente. Sono quelli che magari non credono in Dio, ma non rinunciano a ogni respiro e a ogni pensiero. Quelli che accanirsi mai, ma eutanasia mai”. “Non hanno bisogno – conclude l’articolo – di ‘par condicio’, perché la sfida per loro è comunque dispari. Hanno diritto a un po’ di verità . E la tv non è necessariamente e sempre altra dalla verità , altra dalla vita vera”. (AGI) Siz