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02 dicembre 2010 | 18:21

ANSA/LINGUA:NON E’ A RISCHIO CON INTERNET E NUOVE TECNOLOGIE

ANSA/LINGUA:NON E’ A RISCHIO CON INTERNET E NUOVE TECNOLOGIE
A FIRENZE CONGRESSO ASLI IN COLLABORAZIONE CON ACCADEMIA CRUSCA
FIRENZE
(ANSA) – FIRENZE, 2 DIC – “Il 90% oggi guarda all’italiano come lingua di riferimento”, ma “solo il 20% degli italiani ha tutti gli strumenti che servirebbero per un uso responsabile della nostra lingua”, che tra l’altro non è messa a rischio da internet che è “usato da pochi, anche per deficit di scrittura e lettura”. Così ha fotografato la situazione in Italia, Tullio De Mauro, noto linguista e professore emerito dell’ Università  La Sapienza, nel suo intervento al 9/o congresso dell’Associazione per la storia della lingua italiana, organizzato a Firenze in collaborazione con l’Accademia della Crusca. Il convegno ‘Storia della lingua italiana e storia dell’ Italia unita. L’italiano e lo Stato nazionalé, che si svolge sotto l’alto patronato del Presidente della Repubblica, si è aperto stamani nel Salone dei Cinquecento di Palazzo Vecchio: per tre giorni 70 studiosi italiani e stranieri discuteranno del cammino fatto dall’italiano in 150 anni, dall’Unità  ad oggi. Per De Mauro c’é un problema di “dealfabetizzazione” degli adulti dopo la scuola e questo perché la società  “non ci dà  incentivi. Si leggono pochi libri, tre quarti dei comuni italiani non ha una biblioteca, solo il 38% sa navigare in internet, il 34% legge abitualmente un quotidiano”. De Mauro, nel suo intervento, ha evidenziato alcuni dati sulla storia della scolarità  in Italia. Nel 1861 il 73% della popolazione era analfabeta: la percentuale è scesa al 12,9% nel 1951, al 3,1% nel 1981, all’1,45% nel 2001. I laureati erano l’1% nel 1951, il 2,8% nel 1981, il 7,5% nel 2001. Nel 1861, poi, oltre il 90% usava il dialetto; nel 1955 la percentuale è calata al 64% contro un 18% che usava l’italiano e un altro 18% che li utilizzava assieme. Nel 2006 il 6,4% usava il dialetto, il 45,6% l’italiano, il 44,1% insieme, il 3,9% altre lingue. “L’esistenza della lingua nazionale – ha osservato De Mauro – é stato un punto di riferimento importante per la costruzione dell’unità  politica. La scuola ha sempre lavorato bene e fino agli anni ’60 e’ stato l’agente principale per la conoscenza dell’italiano. La televisione negli anni ’50 e ’60 ha fatto vedere che l’italiano si poteva parlare, ma dai primi anni ’90 c’é stato un progressivo imbarbarimento delle trasmissioni, anche se ci sono nobili eccezioni. La lingua italiana sta abbastanza bene, i timori riguardano noi italiani più che la lingua”. “L’italiano è molto vitale, proiettato verso il futuro e in 150 anni c’é stata una rivoluzione – ha detto Nicoletta Maraschio, presidente dell’Accademia della Crusca -. Oggi il parlato influisce sullo scritto e i due versanti si influenzano, si integrano. La nostra lingua non è messa a rischio da internet, chat o sms: basta sapere che si tratta di una specie di linguaggio settoriale”. Maraschio ha anche annunciato che a fine congresso sarà  presentata un’anteprima del Vocabolario del fiorentino contemporaneo. Oggi in Palazzo Vecchio erano presenti, tra gli altri, Silvia Morgana, presidente dell’Asli, Matteo Renzi, sindaco di Firenze e Alberto Tesi, rettore dell’Università  di Firenze. (ANSA).