Comunicazione, Pubblicità , Televisione

09 dicembre 2010 | 16:34

RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE

RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE

(AGI) – Roma, 9 dic. – Sul terrazzo o sul balcone di casa hai l’antenna televisiva? Devi pagare il canone di abbonamento. In casa o in ufficio o nel tuo esercizio pubblico hai un apparecchio televisivo? Devi pagare – o rinnovare – il canone di abbonamento. ‘Dura lex sed lex’, verrebbe da dire. Ma è così. E la Rai, puntualmente a ogni fine anno, lo ricorda a milioni e milioni di famiglie italiane che già  pagano, e ancor più lo ricorda a quei milioni di famiglie che invece evadono questa tassa, con un danno stimato in 600 milioni di euro annui, cui aggiungerne altri 100 e poco più derivanti dall’evasione dei canoni speciali. Ed ecco arrivare la campagna abbonamenti Rai 2011, affidandosi a una frizzante e divertente serie di spot ideati e diretti da Alessandro D’Alatri (al suo terzo incarico consecutivo), il quale ha scelto uno spassoso “gioco di dialetti” per ricordare l’esistenza – con conseguenti obblighi – del canone. Ma non solo. Perché D’Alatri i suoi spot li ha ideati e girati anche in chiave di auguri Rai per le prossime festività  natalizie e anche per sottolineare la celebrazione nel 2011 dei 150 anni dell’Unità  d’Italia. E non è un caso che la serie abbia per titolo proprio “Fratelli d’Italia”: è fatta per comunicare ai telespettatori la straordinaria crescita culturale che ha attraversato il Paese dal Risorgimento a oggi. Ma anche, e soprattutto, per ricordare il grande ruolo “educativo” e “ricreativo” svolto dalla televisione pubblica sin dai suoi primi giorni di vita. Un ruolo cresciuto nel tempo e che oggi, quasi sessant’anni dopo, rappresenta un punto fermo nella vita quotidiana di tutti gli italiani, come è stato ricordato nella conferenza stampa tenuta da Gianluca Veronesi, direttore Promozione Immagine Rai; Luigi De Siervo, direttore Sviluppo e Coordinamento commerciale Rai; Stanislao Modesti, il direttore del settore Abbonamenti di viale Mazzini, e dallo stesso D’Alatri. Un ruolo che si traduce in servizio pubblico e che richiede risorse. Per l’appunto il canone. (AGI) Vic (Segue)

RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE (2)

(AGI) – Roma, 9 dic. – La campagna abbonamenti Rai 2011 è una produzione Buddy Film. Firma la fotografia Ferran Paredes, mentre la scenografia è stata curata da Massimiliano Sturiale e i costumi da Giuseppina Maurizi. La voce narrante è quella di Franco Agostini. Per la realizzazione degli spot sono stati necessari 5 giorni di riprese a Roma, dove sono state individuate e scelte 16 location diverse; 31 gli attori che hanno interpretato i vari “siparietti” e un centinaio le comparse. Il lavoro di “confezione” degli spot ha richiesto 2 settimane di post produzione. Molto divertenti le scenette, dove a dominare sono i dialetti. L’elenco è lungo: c’è un individuo sospetto che parla in barese durante l’interrogatorio, lasciando di stucco gli investigatori: c’è il muratore che parla in stretto irpino-lucano e il suo aiutante gli passa un attrezzo anziché un altro; il prete che celebra un matrimonio parlando in piemontese, e gli sposi non capiscono se sono diventati marito e moglie oppure no; il cliente di un ristorante che fa l’ordinazione in viterbese e manda in tilt il cameriere; l’allenatore che parla in campano; e poi altri personaggi che si esprimono in lombardo, ligure, emiliano-romagnolo, in abruzzese, in siciliano, in sardo. Davvero si fa fatica a capirli, ovvero i rispettivi corregionali li capiranno, ma il senso finale di questo “gioco di fraintendimenti” è quello di una gran risata e di allegria, come dev’essere in occasione delle festività  di fine anno, e con il comun denominatore della fratellanza, dall’appartenenza a un’unica nazione. E anche dal comun denominatore rappresentato dall’esistenza della Rai, e questo alla fine riconduce al canone di abbonamento. “La forza della Rai è aver permesso a tutti di capirsi”, ha sottolineato Veronesi. E D’Alatri ha infatti rilevato come in molti casi si siano perduti nel tempo i dialetti – tanto è vero che alcuni degli attori impegnati negli spot hanno fatto ricorso ad anziani parenti per ‘rinfrescarsi’ la memoria e usare termini ormai lontani – e questo perché è subentrato “un senso di identificazione nella lingua italiana”, e la Rai “è stata protagonista nel lavoro della ricostruzione nazionale. E’ stato un bel viaggio in un’Italia che comunque mantiene le sue radici di un tempo”. E il processo di alfabetizzazione e crescita culturale del paese, favorito dalla Rai, “è un percorso che noi tutti dobbiamo riconoscere, e mai dimenticare, al lavoro e alla passione di tutti gli uomini e le donne che hanno dato e che continueranno a dare alla Rai. In questa visione il ‘gioco dei dialetti’ da me usato nella comunicazione della campagna 2010/2011 è stato il pretesto per ricordare con un sorriso il percorso maturato da tutti noi in questi ‘giovanissimi’ 150 anni di storia nazionale”. (AGI) Vic (Segue)