RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE

RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE

(AGI) – Roma, 9 dic. – Sul terrazzo o sul balcone di casa hai l’antenna televisiva? Devi pagare il canone di abbonamento. In casa o in ufficio o nel tuo esercizio pubblico hai un apparecchio televisivo? Devi pagare – o rinnovare – il canone di abbonamento. ‘Dura lex sed lex’, verrebbe da dire. Ma è così. E la Rai, puntualmente a ogni fine anno, lo ricorda a milioni e milioni di famiglie italiane che già  pagano, e ancor più lo ricorda a quei milioni di famiglie che invece evadono questa tassa, con un danno stimato in 600 milioni di euro annui, cui aggiungerne altri 100 e poco più derivanti dall’evasione dei canoni speciali. Ed ecco arrivare la campagna abbonamenti Rai 2011, affidandosi a una frizzante e divertente serie di spot ideati e diretti da Alessandro D’Alatri (al suo terzo incarico consecutivo), il quale ha scelto uno spassoso “gioco di dialetti” per ricordare l’esistenza – con conseguenti obblighi – del canone. Ma non solo. Perché D’Alatri i suoi spot li ha ideati e girati anche in chiave di auguri Rai per le prossime festività  natalizie e anche per sottolineare la celebrazione nel 2011 dei 150 anni dell’Unità  d’Italia. E non è un caso che la serie abbia per titolo proprio “Fratelli d’Italia”: è fatta per comunicare ai telespettatori la straordinaria crescita culturale che ha attraversato il Paese dal Risorgimento a oggi. Ma anche, e soprattutto, per ricordare il grande ruolo “educativo” e “ricreativo” svolto dalla televisione pubblica sin dai suoi primi giorni di vita. Un ruolo cresciuto nel tempo e che oggi, quasi sessant’anni dopo, rappresenta un punto fermo nella vita quotidiana di tutti gli italiani, come è stato ricordato nella conferenza stampa tenuta da Gianluca Veronesi, direttore Promozione Immagine Rai; Luigi De Siervo, direttore Sviluppo e Coordinamento commerciale Rai; Stanislao Modesti, il direttore del settore Abbonamenti di viale Mazzini, e dallo stesso D’Alatri. Un ruolo che si traduce in servizio pubblico e che richiede risorse. Per l’appunto il canone. (AGI) Vic (Segue)

RAI: ARRIVA LO SPOT SU DIALETTI CHE INVITA A PAGARE IL CANONE (2)

(AGI) – Roma, 9 dic. – La campagna abbonamenti Rai 2011 è una produzione Buddy Film. Firma la fotografia Ferran Paredes, mentre la scenografia è stata curata da Massimiliano Sturiale e i costumi da Giuseppina Maurizi. La voce narrante è quella di Franco Agostini. Per la realizzazione degli spot sono stati necessari 5 giorni di riprese a Roma, dove sono state individuate e scelte 16 location diverse; 31 gli attori che hanno interpretato i vari “siparietti” e un centinaio le comparse. Il lavoro di “confezione” degli spot ha richiesto 2 settimane di post produzione. Molto divertenti le scenette, dove a dominare sono i dialetti. L’elenco è lungo: c’è un individuo sospetto che parla in barese durante l’interrogatorio, lasciando di stucco gli investigatori: c’è il muratore che parla in stretto irpino-lucano e il suo aiutante gli passa un attrezzo anziché un altro; il prete che celebra un matrimonio parlando in piemontese, e gli sposi non capiscono se sono diventati marito e moglie oppure no; il cliente di un ristorante che fa l’ordinazione in viterbese e manda in tilt il cameriere; l’allenatore che parla in campano; e poi altri personaggi che si esprimono in lombardo, ligure, emiliano-romagnolo, in abruzzese, in siciliano, in sardo. Davvero si fa fatica a capirli, ovvero i rispettivi corregionali li capiranno, ma il senso finale di questo “gioco di fraintendimenti” è quello di una gran risata e di allegria, come dev’essere in occasione delle festività  di fine anno, e con il comun denominatore della fratellanza, dall’appartenenza a un’unica nazione. E anche dal comun denominatore rappresentato dall’esistenza della Rai, e questo alla fine riconduce al canone di abbonamento. “La forza della Rai è aver permesso a tutti di capirsi”, ha sottolineato Veronesi. E D’Alatri ha infatti rilevato come in molti casi si siano perduti nel tempo i dialetti – tanto è vero che alcuni degli attori impegnati negli spot hanno fatto ricorso ad anziani parenti per ‘rinfrescarsi’ la memoria e usare termini ormai lontani – e questo perché è subentrato “un senso di identificazione nella lingua italiana”, e la Rai “è stata protagonista nel lavoro della ricostruzione nazionale. E’ stato un bel viaggio in un’Italia che comunque mantiene le sue radici di un tempo”. E il processo di alfabetizzazione e crescita culturale del paese, favorito dalla Rai, “è un percorso che noi tutti dobbiamo riconoscere, e mai dimenticare, al lavoro e alla passione di tutti gli uomini e le donne che hanno dato e che continueranno a dare alla Rai. In questa visione il ‘gioco dei dialetti’ da me usato nella comunicazione della campagna 2010/2011 è stato il pretesto per ricordare con un sorriso il percorso maturato da tutti noi in questi ‘giovanissimi’ 150 anni di storia nazionale”. (AGI) Vic (Segue)

Share on FacebookTweet about this on TwitterPin on PinterestShare on Google+

Articoli correlati

Convocata per le 14:30 di oggi un’assemblea del Cdr di Rainews con Usigrai e Fnsi

Freccero: il ritorno in Rai di Grillo? Sarebbe la prova che il servizio pubblico è una tv indipendente. Oltre a lui mi piacerebbe rivedere anche Benigni, Celentano e Fiorello

Il Pd contro Ciao Darwin: casting torinese riservato a razzisti ed omofobi