Comunicazione

16 dicembre 2010 | 16:09

WIKILEAKS: USA PUNTANO SU CONCORSO IN FURTO SEGRETI PER ASSANGE

WIKILEAKS: USA PUNTANO SU CONCORSO IN FURTO SEGRETI PER ASSANGE

(AGI) – Washington, 15 dic. – Scoprire se Julian Assange ebbe un ruolo attivo nell’operazione di duplicazione e invio all’esterno dei cablogrammi diplomatici per cui è stato arrestato l’analista dell’intelligence militare Usa, Bradley Manning: è questo l’obiettivo del Dipartimento di Giustizia statunitense, che punta a incriminare per concorso nella sottrazione di documenti riservati il fondatore di Wikileaks, in vista di una possibile richiesta di estradizione. A riferirlo è il New York Times, secondo cui dimostrare un ruolo attivo di Assange nella sottrazione dei documenti comporterebbe una svolta nella guerra che Washington sta conducendo contro l’ex hacker australiano. I giudici americani, infatti, potrebbero incriminarlo per concorso in un reato molto più grave della semplice divulgazione di file riservati. Con ciò bypassando la solida protezione che il Primo emendamento assicura in materia di libertà  di stampa ed evitando, inoltre, l’imbarazzo di dover spiegare perché altrettanta attenzione giudiziaria non viene riservata agli altri media che hanno pubblicato i cablogrammi.  Da quando Assange ha cominciato a diffondere documenti segreti americani, gli esperti del Dipartimento di giustizia Usa le hanno studiate davvero tutte per incastrarlo, chiamando in causa l’Espionage Act del 1917 e il Computer Fraud and Abuse Act del 1986. Ma tutti i tentativi si sono infranti davanti al muro accordato dalla Costituzione al diritto di cronaca. Perciò le attenzioni degli inquirenti si sono concentrate ora su una chat in cui Manning affermerebbe di aver comunicato direttamente con Assange – attraverso un servizio di internet conferencing criptato – proprio mentre rubava i files segreti. E sosterrebbe anche di aver ricevuto dall’australiano un accesso diretto ad un server specifico per caricare i documenti direttamente sul sito di Wikileaks. L’analista avrebbe scritto di questo contatti con Assange in un instant messaging avuto con un ex hacker, Adrian Lamo. Ma di questa presunta conversazione telematica per ora non si conosce alcun dettaglio poiché l’Fbi ha sequestrato l’hard drive di Lamo. Intanto anche il sito di Assange ha assunto le sue precauzioni. “Wikileaks accetta una vasta gamma di materiali ma non li sollecita”: questa la scritta che campeggia ultimamente sul sito più cliccato della storia del giornalismo. (AGI) Rmi/Sar