Protagonisti del mese, Scelte del mese

16 dicembre 2010 | 18:17

Una selezione cruenta e convulsa

“Ci siamo riempiti la bocca con la parola ‘pluralismo’, sostenendo che il digitale avrebbe allargato il mercato”, dice Sandro Parenzo, editore locale di successo con il gruppo Mediapason. “Nei fatti si sono rafforzati Rai e Mediaset, mentre i piccoli editori sono disperati perché devono riconvertire gli impianti di trasmissione, altrimenti non esistono più. E non sanno cosa mettere dentro ai nuovi canali. Alla fine molti spariranno”.
Maurizio Giunco e Marco Rossignoli, i rappresentanti delle tivù locali della Frt e di Aeranti-Corallo, hanno deciso di sbattere la porta a Dgtvi, l’associazione guida del digitale terreste, accusandola di non aver tutelato gli interessi della categoria in questa fase decisiva della transizione al digitale. Una rottura clamorosa che il presidente di Dgtvi, Andrea Ambrogetti, ha cercato fino all’ultimo di scongiurare sapendo bene che l’emittenza locale è una lobby potente e spregiudicata che potrà  mettersi di traverso sul resto degli switch off (mancano ancora Liguria, Toscana, Marche, Umbria, Abruzzo, Molise, Puglia, Basilicata, Calabria e Sicilia).
Da un pezzo le piccole antenne si sentono con l’acqua alla gola, e a dar fuoco alle polveri è stato l’articolo 1, commi 8 e 16, della legge di stabilità , la nuova Finanziaria in discussione al Senato, che prevede che a dicembre 2012 siano liberate le frequenze 61-69, già  assegnate alle locali, da mettere a gara per gli operatori della telefonia e dà  anche carta bianca al ministro dello Sviluppo economico, Paolo Romani, per adottare misure di bonifica del settore.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 412 – dicembre 2010