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17 dicembre 2010 | 17:07

La Rete aperta sta per finire?

Chi cerca di diventare il padrone di Internet? Chi governerà  la Rete (e quindi l’informazione) ai tempi di Wikileaks? La Rete aperta e neutrale, ma anche poco sicura, verrà  mantenuta così com’è? O diventerà  più sicura ma anche filtrata, chiusa e controllata dai governi o dalle grandi corporation? Il futuro della Rete è stato discusso all’Internet Governance Forum (Igf) italiano che si è tenuto a Roma il 29 e 30 novembre con la partecipazione del
ministro per la Pubblica amministrazione Renato Brunetta e altre personalità , come il senatore Stefano Rodotà , ex garante della privacy.
Attualmente la Rete è controllata da tutti e da nessuno: l’organismo principale che ne cura la governance è un’istituzione non profit, l’Internet Society (Isoc), fondata nel 1992 per guidare le politiche e gli standard di Internet. Tutti possono partecipare: individui singoli, scienziati, corporation e governi. È noto anche che la Rete non ha un centro e un punto di controllo: è aperta e tutti senza chiedere permesso possono comunicare e offrire i loro servizi. E nessun fornitore o servizio ha la priorità , nessun bit (in linea di principio) va più veloce degli altri.
La Rete aperta ed egualitaria ha generato innovazioni rivoluzionarie: fenomeni come Google, YouTube, iTunes, Facebook, Yahoo!, Amazon sono potuti nascere solo grazie alla Rete aperta: e questa ha reso accessibile un’enorme massa di informazioni a due miliardi di persone nel mondo, e ha aperto mercati elettronici e business immensi. Il rovescio della medaglia è che la Rete è diventata inevitabilmente anche il luogo di ritrovo dei terroristi e dei criminali di ogni sorta.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 412 – dicembre 2010