Comunicazione

31 dicembre 2010 | 14:12

RAI: TIZIANA FERRARIO, UMILIATA COME GIORNALISTA E COME DONNA

RAI: TIZIANA FERRARIO, UMILIATA COME GIORNALISTA E COME DONNA
(AGI) – Roma, 31 dic. – “Nessuna lesa autonomia del direttore, nessun trionfo della gerontocrazia, nessun baronato, nessuna inamovibilità  del conduttore. L’ordinanza, con la quale sono stata reintegrata nei ruoli che svolgevo al Tg1 prima della mia brutale rimozione, ha semplicemente stabilito che non posso stare senza lavorare e che mi devono essere assegnate mansioni adeguate alle mia professionalità , di cui la conduzione  è una componente molto importante”. E’ quanto scrive la giornalista della Rai, Tiziana Ferrario, a tutti i colleghi della redazione del Tg1, di cui fa parte, dopo la sentenza con cui ne  è stato chiesto il reintegro alla conduzione del telegiornale, dalla quale era stata sollevata dal direttore, Augusto Minzolini, alcuni mesi fa.  ”Sono stati mesi di grande solitudine e di dolorosa umiliazione – scrive la Ferrario -, che ancora continua a causa delle dichiarazioni del direttore Minzolini. Umiliazione come giornalista, che si  è vista all’improvviso estromessa senza una ragione professionale dal lavoro quotidiano, e umiliazione come donna, accusata pubblicamente sui giornali di essere vecchia e colpevole solo di avere lavorato per 30 anni, in più ruoli, nella stessa testata giornalistica.  Mi chiedo perché questo debba essere ritenuto una colpa. E mi chiedo anche quanto maschilismo ci sia nelle considerazioni di Minzolini sulla mia persona e quanta superficialità  traspaia quando, parlando della mia rimozione, usa la discriminazione per età  pensando che sia meno grave della discriminazione politica. Roba da far ricorrere di nuovo a un giudice per violazione della legge sulla parità  per ragioni di età , come già  sperimentato in Gran Bretagna da alcune colleghe giornaliste televisive”. (AGI) Red/Dos (Segue)  
 
RAI: TIZIANA FERRARIO, UMILIATA COME GIORNALISTA E COME DONNA (2)
(AGI) – Roma, 31 dic. – “Il giudice – puntualizza la Ferrario – ha deciso che non posso stare dietro una scrivania senza fare niente. Devo lavorare e, poiché dopo la rimozione dai ruoli che ricoprivo al Tg1, non mi  è stata fatta alcuna proposta seria equivalente, e proprio perché i giudici non possono stabilire gli organigrammi né gli incarichi, per il momento devo tornare a svolgere quello che facevo, in attesa che la Rai mi proponga un nuovo ruolo equivalente. Chi parla di inamovibilità   è in mala fede. Per il momento  è la Rai che ha annunciato ricorso contro l’ordinanza. Speravo non accadesse, perché preferirei concentrarmi di nuovo sulle notizie e non sulle carte giudiziarie”. La giornalista fa poi riferimento al suo percorso professionale, senza rinunciare a polemizzare con il direttore del Tg1: “A differenza di Minzolini – scrive – io ho lavorato al fianco dei colleghi illustri che cita in continuazione in questi giorni, quando mi offende dalle pagine dei giornali, accusandomi di ostacolare il ringiovanimento. Vorrei ricordargli che Bruno Vespa ha smesso di condurre il Tg1 perché ne  è diventato il direttore e continua ad andare in video 4 sere alla settimana ancora oggi, che Paolo Frajese, grande professionista purtroppo morto troppo presto, lasciò la conduzione quando fu nominato capo della sede di Parigi, che Angela Buttiglione diventò direttore di Rai International, che Borrelli fu anche lui nominato direttore del Tg1. Nessuno di loro  è stato umiliato, offeso sui giornali e messo dietro una scrivania a fare niente quando ha lasciato la conduzione. Nessuno di loro  è stato avvisato all’improvviso con una telefonata, mentre si trovava in vacanza, che non avrebbe più svolto le stesse mansioni senza che altre fossero concordate prima. Ci vuole più rispetto delle storie personali e meno arroganza. Più confronto e meno emarginazione di tanti ottimi professionisti. Il Tg1 ha bisogno di ritrovare quella credibilità  che ha perso e recuperare quel pubblico che lo ha abbandonato. Serve però un cambio di rotta, come ha detto l’AGCOM – conclude la Ferrario – e non  è con le sole esibizioni muscolari che si dirige una redazione e si fa buon giornalismo. Grazie a tutti i colleghi che mi hanno espresso la loro solidarietà ”. (AGI) Red/Dos