Editoria

03 febbraio 2011 | 11:10

DAILY: CARTA STA MORENDO, SERVE ‘IPERGIORNALE’

DAILY: CARTA STA MORENDO, SERVE ‘IPERGIORNALE’
LA TESI NEL LIBRO-INCHIESTA DI PEDEMONTE, ESPERTI A CONFRONTO
ROMA
(ANSA) – ROMA, 2 FEB – L’avvento di Internet e dei nuovi media, la gratuità  della rete stanno decimando le redazioni e riducendo i ricavi della pubblicità : come si affronta la crisi dei giornali? E’ possibile immaginare un diverso sistema dell’informazione anche per il nostro paese, ora che il web sta cambiando le regole del gioco? Questi e altri interrogativi (ma anche risposte) posti nel libro inchiesta ‘Morte e resurrezione dei giornali’ (Garzanti) dal giornalista ed esperto di rete Enrico Pedemonte che ne ha discusso a Roma insieme al presidente dell’ANSA Giulio Anselmi e a Paolo Gentiloni, responsabile comunicazioni del Pd, proprio nel giorno in cui Rupert Murdoch ha lanciato a New York il Daily, il primo quotidiano interamente su iPad. “Negli Stati Uniti con la crisi dei giornali dovuta a Internet sono sparite circa 850 mila notizie – ha detto Pedemonte, che è stato corrispondente a New York per L’Espresso – mentre in quasi dieci anni 14 miliardi di pubblicità  destinati alla sopravvivenza delle testate giornalistiche sono stati fagocitati da Craiglist, il sito di inserzioni più cliccato negli States. La crisi è forte e in America e in altri paesi come la Gran Bretagna c’e un dibattito da tempo mentre in Italia non se ne parla, c’é clandestinità , un po’ perché gli italiani non amano il cambiamento un po’ perché la politica dovrebbe non fa sua questa situazione”. “Penso che l’interrogativo non sia se il giornalismo sopravvive ma come sopravvive – ha sottolineato Gentiloni -. La musica è stata colpita per prima dal ciclone Internet e poi ha trovato una chiave d’uscita anche con il download legale. Potrà  essere così per giornali?”, si chiede l’esponente del Pd. “Ora c’e un grande fermento per il Daily, ma ci sono anche i siti d’informazione a pagamento, si studiano micropagamenti di notizie, tutti esperimenti che ci dicono che il giornalismo non morirà  ma avrà  un futuro solo se si rinnova e se i quattro soggetti coinvolti in questo processo, i fornitori di contenuti, le compagnie telefoniche, i motori di ricerca e i produttori di device come l’iPad verranno tenuti d’occhio dalle autorità  antitrust negli stati Uniti e in tutto il mondo, perché le situazioni di monopolio creano problemi”. “Il fascino del libro è nella parte in cui si affronta il tema della centralità  perduta dai giornali per l’avvento di Internet, dei social media, del citizen journalism – ha osservato Anselmi -. La crisi della carta stampata non fa bene alla democrazia e vedremo se il giornalismo su altre forme riuscirà  a sopravvivere, ma penso che sia un bene per noi giornalisti sapere che l’informazione non è più ‘Cosa nostra’, ci fa bene sapere che cittadini ci alitano sul collo. La crisi della carta è un pericolo ma non una sciagura incontrollabile”. Quale può essere allora la strada da percorrere per uscire da questa crisi? “L’ipergiornale, quello al quale le migliori testate del mondo oggi cercano di assomigliare – conclude Pedemonte -: un giornale nel quale la partecipazione dei lettori diventa un ingrediente fondamentale, ma anche l’informazione d’inchiesta sullo stile di Pro Pubblica che in America ha vinto il Pulitzer e nuovi attori che finanziano l’informazione come le organizzazioni pubbliche, le Università . Di questi temi bisogna iniziare a parlare pubblicamente perché la morte dei giornali é problema collettivo”. (ANSA).
SAM/ S0A QBXB