Scelte del mese, Servizio di copertina

17 febbraio 2011 | 16:17

Per noi giornalisti politici non è più lui

“Tra il 2001 e il 2006 i temi politici sul tappeto erano tanti e di grande spessore: la giustizia, le guerre, i rapporti con Bush. Ora l’unico tema politico è il federalismo. Il resto è gossip, storie di sesso, cronaca giudiziaria”. Lo dice Marco Conti del ‘Messaggero’, veterano dei cronisti politici, che spiega a Franco Recanatesi la profonda mutazione portata da Silvio Berlusconi nell’informazione.   “Il Cavaliere è stato sempre per noi giornalisti una fonte inesauribile, anche se seguirlo è faticosissimo. Tampinarlo nei suoi viaggi era un incubo, non solo perché cambia programma spesso, ma soprattutto perché non porta mai giornalisti sul suo aereo”, racconta Conti. “Ora il rapporto fra noi e lui si è rarefatto. Oggi Berlusconi premia la fedeltà  dei giornalisti piuttosto che la loro professionalità . La solitudine e il cambio del suo entourage hanno completamente modificato il quadro. Quindi è importante sapere con chi Berlusconi parla, chi lo chiama, con chi si incontra. E scegliere bene le proprie fonti. Specie adesso che ha diradato gli incontri con noi, che si è un po’ rintanato. Soprattutto nei confronti della carta stampata, sapendo però – e questo lo fa molto arrabbiare – che la carta stampata è quella che orienta, che fa opinione”, dice Conti. “Negli anni passati sono stato più volte a trovarlo in Sardegna, non era difficile intervistarlo telefonicamente. Ora no, si affida ai videomessaggi. Insomma, era molto più sciolto e disponibile e noi in questo mare così invitante ci sguazzavamo”, ricorda Conti. E conclude: “Certo, ai giornalisti Berlusconi ha dato molto, ma anche nel nostro mestiere ha fatto terra bruciata. Ha provocato una professionalità  a 90 gradi: prima dimmi a quale partito appartieni, poi parliamo”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 414 – febbraio 2011