Editoria

12 aprile 2011 | 13:10

GIORNALISTI: ORDINE, TROPPI PROGRAMMI TV SENZA DEONTOLOGIA

GIORNALISTI: ORDINE, TROPPI PROGRAMMI TV SENZA DEONTOLOGIA
GRAVE CHE TENTATIVO MASCHERARE LAVORO SUBORDINATO COME AUTONOMO
ROMA

(ANSA) – ROMA, 12 APR – “Di fronte a dinamiche sempre più
evidenti, il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti
rileva con preoccupazione le dimensioni e i rischi delle
trasmissioni radio-tv a carattere informativo che, affidate a
persone prive di competenze giornalistiche e di vincoli
deontologici, diffondono nell’opinione pubblica la convinzione
che si possa fare informazione nella totale assenza di regole”.
E’ l’allarme contenuto nell’ordine del giorno approvato
all’unanimità  dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei
giornalisti, riunito a Roma ieri e oggi in seduta straordinaria.
“Il problema – si legge nell’ordine del giorno – è tanto
più serio in quanto molti programmi sono sottratti alla
responsabilità , anche indiretta, di un iscritto all’Ordine. Da
anni ci troviamo di fronte a forme miste tra giornalismo e altri
generi come l’infotainment, rispetto alle quali non sono state
date risposte univoche, anche in relazione al cosiddetto potere
diffuso degli Ordini regionali. Ne son conseguite da un lato
situazioni di incertezza dei diritti e delle possibilità  di
controllo deontologico, dall’altro nelle reti televisive sono
nate redazioni, senza contratto giornalistico e senza un
responsabile, come la legge prevede, quando l’attività  è
quella informativa. Il fenomeno è in espansione e sarà  sempre
più incidente sulla professione, man mano che si attueranno le
trasformazioni che le attuali (e future tecnologie) impongono.
Bisogna porsi il problema di regolamentare le figure di confine,
perché sul tema le stesse aziende editoriali sono restie a
trattare col sindacato, fin tanto che non cambierà  la normativa
di legge sull’accesso o, non cambiando, non saranno   chiare le
scelte dell’Ordine”.
Secondo l’Ordine dei giornalisti, “é diventato un grave
problema anche il tentativo degli editori di mascherare il
lavoro subordinato con le più svariate forme di lavoro autonomo
(co.co.co., fi nti co.co.pro., cessione del diritto d’autore,
autore testi, programmisti registi, ecc.) allo scopo di
risparmiare denaro grazie alla differenza tra le due diverse
tipologie di rapporto che consente di elargire a giornalisti di
fatto, ma non di diritto, una retribuzione media inferiore al
dovuto. In questi casi zero ferie, zero indennità  di malattia,
zero indennità  di maternità , zero Tfr, zero ex fissa, zero
indennità  di infortunio, zero previdenza complementare, nonché
minori contributi previdenziali che si tradurranno poi in una
futura pensione quasi insignificante da parte dell’Inpgi.
In simili contesti saltano talora le regole del comportamento
professionale e deontologico”.
In particolare, conclude l’ordine del giorno, “nel mondo
dello sport, che rappresenta uno dei settori dove girano più
soldi per chi va in video, dilaga una giungla di contratti
diversi, mirati, non di rado, all’affare commerciale più che al
rispetto dei diritti degli utenti, delle leggi e dei
regolamenti”.(ANSA).

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