Editoria, Televisione

19 aprile 2011 | 9:47

Cultura/La galassia sconosciuta delle televisioni del mondo arabo

Cultura/La galassia sconosciuta delle televisioni del mondo arabo

Milano, 18 apr. (TMNews) – Un continente inesplorato ma di un’importanza culturale e strategica fondamentale. L’offerta televisiva quotidiana delle televisioni in lingua araba si compone di 131 canali generalisti, 119 dedicati a musica e varietà , 58 per cinema e fiction, 51 sportivi, 25 economici, commerciali e di shopping, 26 di news, 21 per bambini, 23 di taglio culturale, 12 dedicati ai documentari, 11 interattivi, 13 religiosi e 4 turistici. Ogni giorno più di 700 canali satellitari diffondono trasmissioni in lingua araba verso decine di milioni di antenne paraboliche installate sui tetti del Medioriente, sulle case e i balconi degli immigrati in Europa e ovunque vi siano comunità  arabofone. Questo è quanto emerge dai dati dell’Arab States Broadcasting Union che raggruppa le maggiori catene televisive arabe.

A questo iceberg tecnologico-informativo è dedicato il saggio “Media e Oriente” (Mursia) di Andrea Morigi e Hamza Boccalini, presentato in anteprima al festival del giornalismo tenuto a Perugia dal 13 al 17 aprile scorsi. “Media e Oriente” è un’efficace e documentata panoramica non solo delle principali televisioni medio-orientali, da al-Jazeera, la madre di tutte le tv, sino ad al-Arabiya, l’emittente saudita di Dubai, sua eterna rivale, da al Aqsa, l’arma televisiva di Hamas, sino ad al-Zawraa, il volto della resistenza irachena, dai reality coranici alla propaganda americana on air grazie ad al-Hurra, un insieme articolato e complesso di palinsesti, tg, editori-emiri, talk show, mezzibusti e soap opera.

Spiega Francesco Specchia, direttore della collana “Media” di Mursia: “‘Media e Oriente’ è una sorta di reportage dal fronte del video di estrema attualità : nessuno – studente, esperto di comunicazione, semplice curioso – era in grado di definire esattamente la differenza tra, poniamo, le linee editoriali della formidabile al-Jazeera e il suo diretto competitor al-Arabiya. Né si conoscevano i passi veloci del fondamentalismo attraverso le sit comedy, i reality show, addirittura i cartoni animati.
Ignoravamo il fatto che si potesse morire o ricevere una fatwa per una battuta in un talk show. Questo saggio, che ha il pregio della chiarezza e della completezza, ci aiuta a capire che cosa è accaduto e sta accadendo nell’etere del mondo arabo e anche le conseguenze che questo ha sulla politica e la cultura sociale di quei paesi”.

Alle nuove generazioni del mondo islamico, ma anche a tutto l’Occidente, il panorama mediatico medio-orientale è apparso per anni un universo blindato e immutabile, concepito esclusivamente a scopo di propaganda politica, ideologica e religiosa. Quella che si apre ora è una nuova fase. Il conflitto fra modernità  e immobilità  sembra essere la parola d’ordine che attraversa la zona dove anche il piccolo schermo scuote quei popoli finora paralizzati tra l’ordine garantito dai regimi autoritari e la pericolosa tentazione della “guerra santa” dei gruppi jihadisti.

Red/Gfp

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