Editoria

03 maggio 2011 | 15:05

GIORNALISTI: FNSI, INFORMAZIONE PIU’ FORTE DEI REGIMI ARABI

GIORNALISTI: FNSI, INFORMAZIONE PIU’ FORTE DEI REGIMI ARABI
ROMA, RIFLESSIONE SU RUOLO MEDIA IN PRIMAVERA PAESI NORDAFRICANI
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(ANSAmed) – ROMA, 3 MAG – Quale ruolo ha avuto il mondo dell’informazione nelle rivoluzioni del Nord Africa e del Medio Oriente? Il risveglio delle piazze arabe e la decapitazione di alcuni regimi hanno davvero portato a una maggiore libertà  di espressione in questi Paesi? Sono questi i principali interrogativi cui l’incontro dal titolo ‘Nord Africa: l’informazione più forte di regimi. Persone, lavoro, democrazia, dirittì, organizzato stamani a Roma dalla Federazione Nazionale Stampa Italiana (Fnsi), ha cercato di dare risposta. Una riflessione alla quale hanno preso parte anche inviati di quotidiani e tv italiani che hanno seguito le recenti vicende nordafricane, come Mimmo Candito (La Stampa), Duilio Giammaria (Tg1), Vincenzo Nigro (La Repubblica) e Antonio Ferrari (Il Corriere della sera). “L’informazione è più forte dei regimi e questioni quali lavoro, diritti e democrazia bucano i regimi”, ha detto il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, aprendo la riflessione avviata proprio in occasione della Giornata mondiale della Libertà  di stampa. Ma la domanda da porsi, ha detto Siddi, è: “Il giornalismo è più forte dei regimi oppure no?”. Oggi, in seguito alla rivolte ancora in corso nei Paesi nordafricani, ha proseguito il segretario generale, “l’informazione è tornata al centro dell’attenzione come bene pubblico da proteggere”. Rivolte che hanno avuto inizio dalle piazze, dalla gente comune, dai blog e dai social network, lasciando anche indietro il mondo dell’informazione. “Spesso i media sono andati dietro la rete”, ha ricordato Augusto Valeriani, docente di Media e Politica internazionale all’Università  di Bologna. “Altre volte i giornalisti hanno sfruttato questi movimenti, ovvero sono riusciti a creare una interazione positiva con i movimenti spontanei nati su Internet”. La collaborazione tra professionisti e non professionisti, tra giornalisti e blogger, ha rimarcato Valeriani, “é stata l’elemento di queste rivoluzioni e rappresenta il futuro della libertà  di informazione”. “Durante i 23 anni di regime di Ben Ali – ha ricordato Faouzi Ezzedine, direttore dell’emittente tunisina Hannibal Tv – i giornalisti erano esclusivamente megafono della dittatura, veri e propri affaristi, intenti a fare il proprio interesse”. Oggi, nel Paese maghrebino che ha dato il là  alla Primavera araba, molto è cambiato. Il numero di quotidiani e mezzi di informazioni si è moltiplicato, il coraggio e la voglia di libertà  sono cresciuti, così come la concorrenza tra testate. A calare sono gli organismi di controllo sui media”. Forse, avverte il giornalista, il pericolo è rappresentato dal timore che esista una libertà  di informazione senza informazione stessa”. Il giornalismo occidentale, e quello italiano in particolare, deve porre maggiore attenzione a ciò che accade in questa area del mondo. “Il giornalismo italiano dovrebbe uscire, aprire la porta, confrontandosi con il mondo arabo”, ha affermato Mahdi El Nemr, vice presidente della Stampa estera e corrispondente dell’agenzia kuwaitiana Kuna. “Nessuno, infatti, è stato in grado di prevedere ciò che sarebbe accaduto nel mondo arabo. Nessuno ci aveva capito nulla”. Per questo, ha detto, “Europa e Paesi arabi devono costruire qualcosa insieme”. Fino a oggi, ha sottolineato, “l’Europa è ancora un po’ araba”. “Dobbiamo imparare gli uni dagli altri”, ha concluso il giornalista egiziano. Ed è sulla cooperazione tra Sponda Sud e Nord del Mediterraneo – ha ricordato Nabila Zayati, consulente di ANSAmed – che bisogna spingere. “E’ inaudito – ha sottolineato la giornalista tunisina – che l’unico ambito della cooperazione euromediterranea in cui non esiste una collaborazione è quello dei media. E’ necessario rafforzare gli strumenti di settore”. (ANSAmed).
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