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09 maggio 2011 | 9:41

TLC: STUDIO CPP ITALIA, ALLARME PRIVACY CELLULARI ROTTAMATI

TLC: STUDIO CPP ITALIA, ALLARME PRIVACY CELLULARI ROTTAMATI
CANCELLAZIONE MANUALE DATI NON BASTA MA LA PRATICA 78% UTENTI
ROMA
(ANSA) – ROMA, 7 MAG – Nei prossimi 70 anni gli italiani acquisteranno da un minimo di 1,1 a un massimo di 1,7 miliardi di cellulari: vuol dire che ne saranno ‘rottamati’ altrettanti. Attenzione, però, perchè la cancellazione manuale dei dati – praticata dalla maggior parte delle persone (il 78%) che si disfa del telefonino – non è sufficiente a non lasciare informazioni sulla vita dell’ex proprietario. Lo sottolinea uno studio di Cpp Italia, filiale della multinazionale inglese specializzata nella tutela dei dati e nel contrasto delle frodi, che ha 700 mila clienti nel nostro Paese tra i quali 40 operatori finanziari con tre milioni di carte di credito assicurate, e 200 accordi nel settore del credito in 130 Paesi. “In Italia – stima Cpp – i cellulari hanno una vita media di 2-3 anni, e questo significa che i potenziali possessori (dai 12 agli 80 anni), nell’arco della loro esistenza, ne cambieranno da un minimo di 22 a un massimo di 34. Dentro questi milioni di apparecchi vengono ‘abbandonati’ dati personali e di vario genere”. Per condurre la ricerca, Cpp ha acquistato 35 telefoni e 50 SIM sul web scoprendo un totale di 247 frammenti di dati su 19 telefoni mobili e 27 schede Sim. Nel 54% dei casi, quindi, chi vende o regala un cellulare ad altre persone, rischia di mettere nelle mani dei nuovi possessori anche informazioni preziose, o riservate. “Tra i dati ‘dimenticati’ nei cellulari – spiega lo studio – in 3 casi sono state rinvenute password per accedere a conti correnti bancari o a e-mail, in 6 casi ‘nomi utente’ e in 2 casi estremi bancari. In un caso è stato dimenticato anche il numero della carta di credito”. Tra le altre informazioni ritrovate nei cellulari venduti tra privati, ci sono i contatti della rubrica (35 casi), i video personali (19) e gli indirizzi e-mail (17). Non potevano mancare gli sms (ne sono stati ritrovati ben 139), le foto (14) e le informazioni sulla società  per la quale si lavora (4). “E’ singolare – spiega Walter Bruschi, amministratore delegato di Cpp Italia – che l’81% delle persone sostiene di aver cancellato i dati prima della vendita. Una ‘percezione’ in netto contrasto con i risultati empirici della ricerca che registra la presenza di dati personali, nei cellulari, in più di un caso su due. Perciò è sempre meglio controllare, anche facendosi aiutare da una persona esperta, l’avvenuta corretta cancellazione dei nostri dati dal telefonino”. “Il 78% di chi ha cancellato i dati personali dal telefonino prima della cessione dice di averlo fatto manualmente: un metodo – sottolinea lo studio – che lascia i file intatti e facilmente recuperabili. Il 38% ha operato un resettaggio completo e il 4% ha usato un apposito software esterno per la cancellazione”. “Negli ultimi anni – afferma il manager di CPP Italia – il furto di identità  è cresciuto esponenzialmente, creando non pochi problemi ai truffati. Perchè chi viene in possesso dei nostri dati personali può utilizzarli per acquistare beni e servizi, chiedere finanziamenti o porre in essere altre azioni comportamenti delittuose a nostro nome. Per disconoscere la paternità  di questi comportamenti, non è sempre sufficiente una semplice denuncia: a volte serve l’intervento di legali e altri esperti. à” basilare, quindi – conclude l’ad – gestire con la massima attenzione i nostri dati personali a cominciare appunto dal telefonino che si butta o si rivende”. (ANSA).
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