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Prima Comunicazione, n. 417, Maggio 2011

Il divorzio era nell’aria. Ma in Condé Nast, davvero, nessuno s’aspettava che il distacco di Riccardo Luna dalla direzione di Wired Italia avrebbe generato una vera e propria tempesta digitale su Twitter e su Facebook, con centinaia di messaggi di protesta, attestati di solidarietà, recriminazioni e accuse di oscurantismo e idolatria del profitto nei confronti dell’editore. Il presidente Giampaolo Grandi e il suo vice president editorial Carlo Verdelli la decisione l’avevano presa tempo fa. A due anni dall’esordio, il Wired italiano aveva l’aspetto di una creatura fuori controllo. Grande, grandissima reputazione fra gli addetti ai lavori e in generale nel mondo del web. Campagne di enorme impatto mediatico come il lancio della candidatura di Internet per il Nobel per la pace, o l’idea Sveglia Italia per dotare tutte le città di accesso libero al wi-fi. E ancora: l’iniziativa del Tour dei mille per l’innovazione, lanciata in occasione del 150esimo dell’Unità d’Italia, addirittura con la benedizione del presidente Giorgio Napolitano. Tutto messo in moto dall’iperattivismo di Riccardo Luna, un direttore che di Wired, da subito, aveva preso la veste del guru, del gran sacerdote, del profeta della rivoluzione democratico-digitale. Con il non secondario dettaglio, tuttavia, di una diffusione – 87.817 copie medie, secondo l’ultima Ads – in cui la vendita in edicola è inchiodata al di sotto delle 20mila copie e la parte del leone la fanno fin dal momento del lancio, nel febbraio 2009, gli abbonamenti sostenuti da un’ottima ma costosa campagna promozionale.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 417 - maggio 2011


Commenti / 4

  1. ludovica amat

    non capisco come sia possibile che IL progetto editoriale per la rete stia su carta

  2. geronimo ficchio

    più che un guru il reverendo Moon

  3. Stefano Di Placido

    Leggo Wired dal primo numero. Aspettavo l’edizione italiana da tempo dopo aver letto quella USA e credevo che il suo arrivo in Italia avrebbe contribuito a scuotere il panorama editoriale di settore ed il dibattito sull’Hi-tech e l’ITC: e COSI’ E’ STATO.
    Ora, il cambio di direzione, a solo due anni di attività rappresenta una grossa incognita. La rivista si è costruita una identità precisa che ne costituisce il tratto distintivo e la differenzia da pubblicazioni che, pur occupandosi degli stessi argomenti, lo fanno in maniera generica e pressappochista.
    Spero davvero che Condé Nast non voglia appiattirsi sul supposte richieste del mercato che prevede prodotti di basso livello, un altro “Newton” non è per nulla necessario.

  4. Costante Palin

    Leggo Wired dalla primavera del 2009. In molte occasioni non ho condiviso la linea editoriale del direttore, troppo “LUNATICO” e con il fare da guru e profeta, per certi versi, sull’onda di un certo fondatore/guru con la barba locato nella capitale.

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