New media

01 giugno 2011 | 9:46

M.O.: MEDIA E INTERNET PROTAGONISTI DELLA PRIMAVERA ARABA

(AGI) – Bruxelles, 31 mag. – Le rivolte degli ultimi mesi in Medio Oriente hanno colto di sorpresa i regimi locali e la comunita’ internazionale, evidenziando il nuovo ruolo dei media in Tunisia, Egitto, e poi Libia, Yemen, Bahrein, Giordania, Siria. Alcuni mesi dopo le prime proteste resta la difficolta’ di decifrare lo scenario nei vari paesi: oggi se ne e’ discusso a Bruxelles, in un incontro al Parlamento europeo dal titolo “Media, politica e Medio oriente”, organizzato in occasione della mostra “Il Cane a sei zampe”, sulla storia dell’Eni, in programma a Bruxelles dal 20 al 24 giugno. Particolarmente influenti sull’andamento delle rivolte sono stati i nuovi media, quelli che utilizzano internet, e fra questi soprattutto i “social network”: e proprio la scarsa conoscenza di queste reti, in buona parte precedenti all’inizio delle rivolte, e’ all’origine delle difficolta’ di comprensione delle nuove situazioni, secondo l’analisi di Augusto Valeriani, che insegna “Mass media e politica internazionale” all’Universita’ di Bologna. “I blogger hanno fatto da connettori di queste rivoluzioni, diventandone la leadership organizzativa, una nuova elite politica che viene dalla cultura della rete, l’elemento cruciale delle rivolte degli ultimi mesi”. “La differenza storica – ha sottolineato la presidente dell’Agi Daniela Viglione – e’ che questi giovani si sono finora sottratti all’istituzionalizzazione della loro protesta: quando e’ stato il momento, hanno ripulito le piazze e se ne sono andati. Chiedono di cambiare, ma senza proporre loro stessi dei leader politici”.
Il terreno, ha sostenuto Aldo Amati del Ministero degli Esteri, era fertile per lo sviluppo dei social network in quei paesi ma “Facebook non e’ necessario e sufficiente a provocare la rivolta: lo e’ la volonta’ di quei popoli di cambiare, e internet gli ha offerto la possibilita’ di scegliere”. Secondo il giornalista iracheno Erfan Rashid, capo del desk arabo dell’Agi, pero’, “non bisogna sublimare il ruolo della rete dimenticando il popolo: la sua rabbia esisteva da tempo, prima di Twitter, prima di Facebook e anche di Al Jazira, come dimostrano le barzellette, le poesie e le canzoni di protesta contro il regime egiziano gia’ ai tempi di Sadat e poi di Mubarak”. Quanto ai media tradizionali, a prevalere sugli altri anche in questa occasione e’ stata la Tv, ma in generale, come ha sottolineato Daniela Viglione, “nel mondo arabo il giornalismo soffre ancora di grandi divari in termini di professionalita’, della mancanza di scuole e di formazione, del fatto che spesso i giornalisti sono militanti e della situazione della proprieta’ delle testate”, quasi sempre in grado di influenzarne i contenuti. Per questo, secondo la presidente dell’Agi, unica agenzia occidentale ad aver aperto un ufficio di corrispondenza a Baghdad mentre dopo la fine della guerra tutti gli altri organi di stampa hanno lasciato “scoperta” la capitale irachena, “e’ importante collaborare con i media del Medio Oriente, attraverso partnership e scambi professionali”.