Editoria, New media, TLC

01 giugno 2011 | 10:16

MEDIA: IL FUTURO-PRESENTE DI MCLUHAN NELL’EDITORIA

ANSA/ MEDIA: IL FUTURO-PRESENTE DI MCLUHAN NELL’EDITORIA
NEL FUTURO MULTIMEDIALE PROBLEMA E’ QUALITA’
ROMA
(di Daniela Giammusso) (ANSA) – ROMA, 31 MAG – Il mezzo, o, come lo definiva McLuhan, il ‘medium’, è alla base della crisi della carta stampata? Davvero internet e la multimedialità  uccideranno i giornali? Editori e giornalisti si sono messi a confronto nel convegno che l’Università  La Sapienza, insieme a Osservatorio TuttiMedia – Media Duemila, ha dedicato oggi a Marshall McLuhan (1911-1980), il sociologo canadese che per primo parlò di ‘villaggio globale’ e di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita, festeggiato, solo in Italia, da 250 conferenze. Un’intensa giornata, intitolata ‘McLuhan: Tracce del futuro – The future of the future is the present’, aperta dall’ambasciatore canadese S.E. James A. Fox e guidata dal sociologo Derrick de Kerckove, che in varie declinazioni ha illustrato la lungimiranza delle dieci predizioni formulate da McLuhan nel ’62, dalle applicazioni bio-mediche raccontate dallo psichiatra della Columbia University Norman Doidge all’importanza di internet in eventi come le rivolte del nord Africa o l’elezione del presidente Obama ricordati dal professor Abdullah Alrefaee dell’Università  dell’Arabia Saudita. Momento focale, i sei Atelier di Intelligenza Connettiva, dibattiti aperti che, come la rete prevista da McLuhan, mettessero in connessione temi, voci e soluzioni. Ad animare l’Atelier sull’editoria, il tema della multimedialità . “L’editoria oggi è sinonimo di crisi”, ha esordito Giulio Anselmi, presidente dell’ANSA. “Ma in realtà  – ha aggiunto – alla caduta delle copie cartacee dei giornali, -25% in 10 anni, corrisponde una tenuta su internet. Molti pensano che la mutimedialità  possa risolvere tutti i problemi e non c’é grande gruppo editoriale che non sia stia impegnando su questo fronte. Il problema centrale, però, oggi è innanzitutto la qualità ”. In uno scenario, in alcuni casi, all’impasse, tra editori “capaci solo di tagliare” e giornalisti “abbarbicati sulle loro posizioni” per capire se fosse il caso di “accettare o meno la multimedialità ”, per Anselmi la conoscenza delle nuove tecnologie è ormai la dotazione indispensabile di un giornalista. “Ma – sottolinea – la macchina è la macchina. A fare la differenza è l’intelligenza della persona. Il cervello, per cominciare”. Fino a quando “l’informazione sarà  poco attraente, autoreferenziale o si limiterà  a uno scambio tra poteri, sarà  destinata alla crisi. Non è vero che la carta stampata è stata uccisa da internet, é stata vittima di un suicidio” con atteggiamenti “cerchiobottisti” in cui “si è utilizzato strumentalmente persino l’infoteinment per non dare l’informazione. C’é un problema alla base che è di gran lunga più importante del dibattito ‘carta o internet’”. A scommettere tutto sulla multimedialità  e sullo sfruttamento incrociato di media diversi nel recupero pubblicitario è Paolo Liguori, direttore del Tgcom, per il quale “le nuove generazioni di giornalisti sono dei ‘McLuhan naturali’, ma senza nessuno che insegni loro come maneggiare i contenuti”. Di parere contrario Enrico Pedemonte, a lungo corrispondente per L’Espresso da New York, che citando il caso americano (“dove persino il New York Times non riesce a fare soldi con i filmati che pubblica”) rilancia l’idea del data-journalism, delle newsletter e delle inchieste regionali. “Il problema non è essere disponibili al cambiamento”, conclude Franco Siddi, segretario della Federazione Nazionale della Stampa. “Se gli editori accoglieranno la sfida della multi-piattaforma con più coraggio” e investendo ” su un’informazione professionale, con un contenuto etico, identitario e coerente, potranno ottenere che i giornalisti non si fermino a discutere su cosa spetti loro in più”. (ANSA).
YVV-STF/ S0A QBXB