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01 giugno 2011 | 15:11

CINA: SOCIAL NETWORK VIETATI AI MILITARI

(AGI) – Pechino, 1 giu. – Il nemico si nasconde anche nei social network: con questo ammonimento l’Esercito popolare di Liberazione cinese (PLA) ha vietato ai suoi 2,3 miliardi di soldati di stringere amicizia sul web. Un provvedimento indispensabile “per assicurare la salvaguardia dei segreti militari, la solidarieta’ e l’integrita’ dell’esercito”. Secondo quanto riportato dal quotidiano ufficiale delle forze armate, la pubblicazione in rete di contatti e informazioni personali dei soldati permetterebbe agli utenti della rete di localizzare le basi militari dell’esercito cinese. Particolarmente rischiosa e’, inoltre, la pubblicazione di foto che immortalano i soldati impegnati in manovre di addestramento o in fase di esercitazione, materiale sensibile che divulgherebbe informazioni sulle capacita’ tecniche e sull’equipaggiamento del PLA. I nuovi divieti, riferisce AgiChina24, si aggiungono alle restrizioni imposte lo scorso anno all’apertura di blog o siti web da parte dei militari cinesi, in un Paese in cui – nonostante gli ostacoli imposti dalla censura di internet – i social network diventano sempre piu’ popolari. La mossa del PLA segue di pochi giorni l’ammissione da parte del ministero della Difesa dell’esistenza di un esercito cibernetico ‘arruolato’ con lo scopo di migliorare le capacita’ difensive dell’esercito e di prevenire gli attacchi esterni al suo network. Il Dragone puo’ inoltre contare sulla ‘Grande Muraglia di Fuoco’, un filtro – lanciato nel 1998 e costato solo all’avvio piu’ di 650 milioni di euro – che grazie a sofisticati software blocca automaticamente parole chiave, e su una sezione della polizia che controlla continuamente la rete, composta – si dice – da almeno 40mila poliziotti. Ma il popolo del web non ci sta e inizia a manifestare i primi segni di scontento. E’ appena di qualche settimana fa la notizia del lancio di una scarpa al padre della Grande Muraglia di Fuoco, Fang Binxing. A scagliarla, un cibernauta “stufo di una vita resa troppo difficile dalle restrizioni su internet”.