New media, TLC

06 giugno 2011 | 16:36

APPLE: FUTURO DIGITALE DELLA MUSICA E NUOVI MERCATI

ANSA-FOCUS/ APPLE: FUTURO DIGITALE DELLA MUSICA E NUOVI MERCATI
PER INDUSTRIA E’ NUOVO BUSINESS MA QUALITA’ PRODUZIONI E’ SCARSA
ROMA
(di Paolo Biamonte) (ANSA) – ROMA, 6 GIU – La nuvola che la Apple di Steve Jobs sta per lanciare sul mercato – ma sistemi analoghi sono già  disponibili e prodotti da giganti della Rete – è un passo ulteriore del tradizionale consumatore di musica verso l’era del vintage. Senza entrare in dettagli tecnici da specialisti, il cloud (la nuvola) è uno spazio online dove l’utente può salvare i suoi file e collegarsi da qualsiasi dispositivo. Sembra ovvio che tutti i nuovi sviluppi puntano verso il mercato degli smartphone. La Apple, è bene ricordarlo, grazie ad I-Tunes, è leader indiscussa del mercato musicale digitale legale grazie all’accordo con le Major del disco. Nell’era in cui una canzone è un file, lo strumento più diffuso per ascoltarla sarà  il telefono, anche se sempre più smart. L’intuizione di Akio Morita, Masaru Ibuka e Kozo Ohsone, inventori del Walkman, il lettore portatile di musicassette (il primo è stato commercializzato nel 1979) si è rivelata dunque profetica. Nel 21mo secolo il consumatore medio ascolta musica con oggetti tascabili, I-Pod, lettori digitali o smartphone che siano. Non solo: l’industria discografica, che continua a versare in una crisi drammatica, trova nel mondo digitale un nuovo mercato che all’alba di Napster aveva sciaguratamente cercato di ostacolare. Tutti concordano nel prevedere che – esattamente come è accaduto per il vinile – tra poco anche il cd – per altro le nuove generazioni lo hanno bypassato – diventerà  un oggetto di modernariato. Collezionisti, audiophile, semplici affezionati al tradizionale rito dell’ ascolto di un supporto che produce musica da un impianto, dovranno riorganizzarsi. Il paradosso è che l’era tecnologica ha cambiato anche la qualità  dell’ascolto: per diventare un file una canzone viene compressa e, ovviamente, perde dinamica. Basta guardare i raffronti che nelle riviste specializzate vengono fatti tra i grafici delle registrazioni analogiche su vinile e quelle digitali: la differenza di spettro è impressionante. Un paradosso che si aggiunge al rapporto tra diffusione e consumo musicale e qualità . Oggi la musica è ovunque ed essendosi moltiplicati gli strumenti per ascoltarla, chiunque ha accesso alla musica: solo i collezionisti continuano a spendere decine di euro per cofanetti, rarità , bootleg e prodotti d’importazione (ricordate?) visto che in Rete si può scaricare tutto (o quasi). In più, si pensi a Garage Band, tutti possono produrre musica: basta avere qualche idea (meglio) e un computer. Come insegnano l’hip hop e i dj non sempre gli strumenti musicali sono indispensabili. Ma la qualità  media della produzione è devastante. Il disco come opera d’arte è un concetto che comincia a riguardare gli storici. Non per niente sono pochissimi i gruppi o i solisti che continuano a produrre nuovi album pensando a un lavoro complessivo che non sia un contorno di canzoni attorno a uno o due singoli. D’altra parte chi riempie l’ I-Pod tendenzialmente scarica brani singoli e si diverte a sentirli mescolati. Insieme alla nuvola si sta avvicinando il momento in cui anche agli artisti bisognerà  raccontare cos’era un lp. (ANSA).
XBA/ S0A QBXB