Televisione

15 giugno 2011 | 9:51

TV: CALABRO’, MEDIASET PRIMA,PARTITI CONTRO RIFORMA RAI

ANSA/ TV: CALABRO’, MEDIASET PRIMA,PARTITI CONTRO RIFORMA RAI
BASTA EVASIONE INTOLLERABILE CANONE, MA SERVE PIU’ QUALITA’
ROMA
(di Angela Majoli) (ANSA) – ROMA, 14 GIU – Un mercato ancora diviso in tre, con Mediaset che torna in testa, Sky e poi la Rai sul gradino più basso del podio, penalizzata da “un intollerabile livello di evasione del canone” e dalla mancata riforma della governance, invisa a partiti e concorrenti della tv pubblica. E’ la fotografia del settore tv scattata nella Relazione annuale dell’Autorità  per le garanzie nelle Comunicazioni, presentata oggi alla Camera dal presidente Corrado Calabrò. Nel 2010, certifica l’Agcom, il sistema tv italiano “cresce del 4,5%” e si consolida il modello a tre: Mediaset, i cui ricavi fanno un balzo in avanti dell’8.1%, rappresenta il 30,9% delle risorse complessive, Sky il 29,3%, Rai il 28,5%. Viale Mazzini, in realtà  – sottolinea Calabrò, mentre nella Sala della Lupa ascoltano il presidente Paolo Garimberti e il direttore generale Lorenza Lei – “potrebbe essere il primo operatore” se potesse contare sul “canone non riscosso” (per il 2009 si stima un mancato introito da oltre 500 milioni). Ma soprattutto sulla tv pubblica pesa la mancata riforma, che il numero uno dell’Agcom invoca da tempo: Calabrò pensa a “un sistema di governance duale, separando la funzione di servizio pubblico della Rai da quella più a vocazione commerciale”. Ma, accusa, si tratta di “una riforma scomoda che non piace ai partiti che albergano nell’azienda e che non piace ai concorrenti che mal vedono una Rai più competitiva”. Da Calabrò arriva però anche una stoccata alla Rai, che “dovrebbe avere maggiore considerazione per la qualità  del suo servizio. Purtroppo arrestare il declino della tv pubblica è una priorità  non percepita come tale”. In un sistema ancora ‘tele-centrico’ – la tv resta al 90% il principale veicolo di informazione, il consumo è in crescita e soprattutto, ‘in un secolo in cui l’informazione è poteré, come dice Obama, ne rappresenta “la forza di occupazione” – è centrale per l’apertura del mercato il ‘beauty contest’ delle frequenze del digitale terrestre. Le regole dell’Agcom, rivendica Calabrò, “hanno passato il vaglio della Commissione europea”, che ora sta esaminando il bando: “solo in esito a tale esame”, avverte, l’Europa “chiuderà  la procedura d’infrazione contro l’Italia”. Il ministero, assicura il titolare dello Sviluppo economico Paolo Romani, “in settimana definirà  gli ultimi aspetti marginali con Bruxelles sul disciplinare e subito dopo la chiusura con la Commissione Ue l’intenzione è di procedere con l’avvio dell’iter, che consentirà  l’ingresso di altri soggetti nel mondo delle frequenze tv”. Sul tema dice la sua anche il presidente della Camera Gianfranco Fini: “In prospettiva, occorrerà  porsi il problema della giusta valorizzazione pubblica delle risorse frequenziali televisive, attraverso un adeguamento economico dei canoni”. Il suggerimento piace al Pd Paolo Gentiloni: “Lo Stato ha il dovere di valorizzare il bene pubblico frequenze”. La Relazione fa anche il punto sull’editoria. “Valorizzare i contenuti on line” è la ricetta anti-crisi suggerita da Calabrò, alla luce del boom della raccolta pubblicitaria sul web (che sfiora il miliardo di euro) nella quale però è Google a fare la parte del leone, con il 30-35% dei ricavi. Il presidente dell’Agcom chiede a gran voce anche la riforma del diritto d’autore, per adeguare la legge alle nuove tecnologie: “Basterebbe una norma sola a consacrare a livello di legislazione primaria principi-guida equilibrati, praticabili e condivisi, con l’attribuzione a questa Autorità  di poteri d’intervento più definiti”. “Bene farebbero governo e Parlamento a impegnarsi per mettere in campo un progetto organico di riforma del diritto d’autore, e dei diritti in generale, sulle reti di comunicazione elettronica”, concorda Fini. E plaude il presidente della Fieg Carlo Malinconico. In chiusura, dopo le polemiche legate alle sanzioni in materia di par condicio varate per le amministrative, Calabrò ci tiene a rivendicare la terzietà  dell’Autorità : “Abbiamo dimostrato in modo palmare la nostra indipendenza”, “senza cedimenti di sorta”, garantendo “anche chi oggi con supponenza afferma che l’Agcom ‘e’ lottizzata dai partitì”. (ANSA).
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