Scelte del mese, Servizio di copertina

20 giugno 2011 | 14:13

Sempre più

Chiacchiere spesso destinate a volatilizzarsi sulle labbra compiaciute di chi le ha pronunciate. Sciocchezze, supposizioni e ballon d’essai che si impastano con interessi veri, con progetti e strategie di tutto rispetto. Che ci sia un gran subbuglio nel mondo dell’industria editoriale che guarda al vero fenomeno televisivo di questi mesi – La7 – è del resto fuor di dubbio. Rumori plausibili dicono che Rcs MediaGroup, di cui è in atto una radicale riorganizzazione, ha già  attivato i succhi gastrici per mandar giù il bel bocconcino televisivo di Telecom Italia che di anno in anno, di mese in mese, porta a casa risultati interessanti di pubblico, ma che ha ancora i bilanci fortemente in passivo (il bilancio di Ti Media spa del 2010 presenta un Ebitda di -35,6 milioni di euro e un Ebit di -63,0 milioni). Senza contare che nei due gruppi ci sono alcuni soci in comune come Mediobanca e Intesa Sanpaolo.
In questo scenario, la capacità  di Urbano Cairo, titolare tra l’altro della concessionaria di La7, di far crescere i fatturati pubblicitari è di sicuro una tessera fondamentale per diradare la cortina nebbiosa quando non addirittura farlocca che ricopre lo scenario televisivo. Maggiori saranno i ricavi, maggiore sarà  la possibilità  per Giovanni Stella, amministratore delegato di Ti Media, la società  delle partecipazioni televisive del gruppo Telecom, di rendere più seducente il prodotto, rallegrare i bilanci e far diventare La7 quel che ha sempre sognato: il terzo polo televisivo. Non più, quindi, canale marginale ma vero e proprio interprete del mercato. Non più Cenerentola costretta a vivere degli avanzi delle sorellastre tiranne, ma allegra e speranzosa promessa sposa del bel principe.
Urbano Cairo è molto soddisfatto. E lo è per almeno due motivi: uno che attiene al suo carattere e uno che riguarda il suo successo. Dopo aver fatto la gavetta alla corte di re Silvio (è stato assistente di Berlusconi nel gruppo Fininvest, direttore commerciale e vice direttore generale in Publitalia ’80, amministratore delegato alla Mondadori Pubblicità  all’inizio degli anni Novanta) nel 1995 ha deciso di ballare da solo fondando la Cairo Pubblicità . Poi nel 1999 sborsa 15 miliardi per acquistare la Giorgio Mondadori e il suo patrimonio di testate mensili di qualità , nel luglio 2000 battezza in Borsa la Cairo Communication spa, nel 2003 fonda la Cairo Editore e due anni dopo (a dimostrazione che non tutte le ciambelle riescono con il buco) acquista il Torino Football Club 1906 portando il Toro subito in serie A (per poi assistere tre anni dopo di nuovo alla sua retrocessione) e inimicandosi i collerici ultras del club granata. Da quasi un decennio è il concessionario di pubblicità  della rete televisiva guidata da Stella e la sua attività  è diventata un elemento di fondamentale importanza per La7.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 418 – giugno 2011