Protagonisti del mese, Scelte del mese

20 giugno 2011 | 16:31

Arrivano!

Ma sì, diciamolo, gli editori italiani avevano preso un po’ sottogamba l’arrivo degli americani di Hearst. Invece il cambio di proprietà  di Hachette Rusconi non sarà  un semplice passaggio di consegne da un editore straniero all’altro: il gruppo francese Lagardère e, appunto, la Hearst Corporation. Mentre nell’ambiente editoriale molti si esercitavano, chissà  perché, in congetture su probabili alleanze con la Mondadori, compreso il ritorno di Marie Claire, proprio a Segrate veniva lanciato il primo segnale di come gli americani intendevano giocare la partita italiana. Cioè, tanto per cominciare, portandosi a casa Cosmopolitan, il loro brand bandiera nel mondo tra i femminili, pubblicato nel nostro Paese dal 2000 in joint venture con la Mondadori.
La trattativa, condotta con ferrea determinazione da Duncan Edwards, president e ceo di Hearst Magazines International, è partita subito, mentre era in corso la complessa operazione internazionale di acquisto delle testate messe in vendita da Lagardère al di fuori della Francia: un centinaio di periodici, tra cui gli ambitissimi network di Elle e Elle Décor, e oltre 50 siti web in 14 Paesi.
Così quando il 1° giugno è stato comunicato il closing per 640 milioni di euro, Giacomo Moletto ha potuto annunciare, contestualmente al cambio di nome dell’azienda di cui è amministratore delegato da Hachette Rusconi in Hearst Magazines Italia, che da luglio sarebbe stato l’editore anche di Cosmopolitan.
Per la Hearst Corporation il nostro non è un mercato come gli altri. “In qualsiasi Paese gli ambienti della moda e del design guardano all’Italia con grandissima attenzione. Il successo di Hearst in Italia è un segnale importante per tutto il resto del mondo”, osserva Moletto. Soprattutto nel campo dei femminili, dove Cosmopolitan è proprio quello che ci voleva per chiudere il cerchio con un giornale di target giovane, a fianco di altri brand prestigiosi come Elle e Marie Claire, rivolti a donne più adulte, e di un settimanale, Gioia, profittevole e in cui il nuovo editore crede molto.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 418 – giugno 2011