29 giugno 2011 | 16:22

C’è voluto coraggio ““ Intervista a Cristina Guarinelli, direttore di D di Repubblica (Prima n. 403, febbraio 2010)

C’è voluto coraggio
Come Cristina Guarinelli ha messo mano a ‘D’ per renderlo più comunicativo mantenendo la sua tradizionale eleganza.
Diverso lo è sempre stato il magazine di Repubblica, il femminile meno femminile che ci fosse, un settimanale capace di camminare sul filo dell’attualità  concedendosi il lusso di una larghezza e profondità  di vedute tipiche di un mensile, una grafica che ha lasciato il segno, una moda sofisticata e quasi rarefatta su cui in anni passati si è molto discusso e, quasi per contrappasso, un’attenzione spasmodica agli angoli bui del mondo raccontati nella loro sofferenza con bellissimi reportage. Insomma, un giornale con una robusta personalità , amato o detestato senza mezzi termini, ma che negli ultimi tempi attorno a questa sua anima si era un po’ irrigidito. Per dirla all’inglese, era diventato un po’ stiff, come una signora altera e distante nella sua eleganza, acuta e intelligente certo, ma con quel tantino di puzza sotto il naso che non fa simpatia.
Dunque era inevitabile che una revisione di D la Repubblica delle Donne fosse tra le priorità  del Gruppo Editoriale L’Espresso, all’interno di quell’evoluzione in corso dopo l’arrivo di Monica Mondardini come amministratore delegato. Un’evoluzione che per quanto riguarda il magazine femminile della Repubblica si riassume in un semplice concetto: guardare con occhio nuovo a tutto ciò che di prezioso e di diverso quel giornale aveva creato e mantenuto nel tempo.
L’occhio nuovo è quello di Cristina Guarinelli, che lo scorso 19 settembre ha sostituito Kicca Menoni alla direzione del settimanale. Ma con occhio nuovo sono stati invitati a guardare al magazine anche i manager che alla concessionaria del gruppo, la Manzoni, si occupano delle strategie di marketing e di raccolta della pubblicità , così da sfruttare l’unicità  di D su un mercato ormai reattivo solo alle novità  e a proposte di comunicazione ossessivamente coerenti con i contenuti dei giornali.
Coincidenza vuole che per l’ennesima volta le vicende di D si intreccino con quelle del diretto concorrente Io Donna, il femminile del Corriere della Sera. Il Gruppo L’Espresso ha mosso per primo la pedina sulla scacchiera riuscendo a portare in edicola il nuovo D il 13 febbraio (un numero di 304 pagine di cui 145 di pubblicità ), cioè alla vigilia di quel momento d’intensa visibilità  per i femminili che è la settimana milanese della moda, con tanto di festa il 15 alla Fondazione Arnaldo Pomodoro di Milano. Ma Io Donna segue a ruota e, dopo la nomina a dicembre del nuovo direttore Diamante D’Alessio, uscirà  con la nuova versione a inizio primavera riportando così la competizione ad alte temperature.
Guarinelli, che prima di approdare a D ha lavorato per 22 anni a Marie Claire arrivando alla condirezione del mensile (vedi ‘Borsino’, Prima n. 374, giugno 2007), ha realizzato il nuovo progetto a ritmi serrati occupandosi contemporaneamente dell’edizione corrente di D. Una doppia fatica, necessaria però per rodare il suo rapporto con la redazione e cominciare a far circolare idee e pensieri sull’evoluzione del giornale.
In questi mesi il suo partner inseparabile è stato Joel Berg, l’art director svedese che da anni ha studio e casa a Milano e che di D è il direttore creativo fin dal lancio nel 1995. Assieme hanno fatto un lavoro per piccoli passi, iniziato dal logo e dal nome della testata – che adesso si chiama semplicemente D la Repubblica – e proseguito con la nuova immagine della copertina, con la selezione dei nuovi caratteri e via via sempre più in profondità  con l’esame dei contenuti e la scelta delle soluzioni che dessero nel modo più immediato ed efficace il segno del cambiamento.
Prima – Che cosa ha detto al direttore creativo Joel Berg per fargli capire che immagine grafica aveva in mente per il nuovo D?
Cristina Guarinelli – Essenzialmente due cose: che non dovevamo perdere l’eleganza che D ha sempre avuto, e che è uno degli elementi forti della sua diversità , e che il giornale doveva diventare più comunicativo. Il risultato si vede già  bene dalla copertina: ha una cornice bianca, che nessun altro femminile ha; lo sfondo non è più neutro ma ambientato; il carattere degli strilli è graziato, quindi meno duro e rigido di quello precedente.
Prima – Dando qualche anticipazione sul progetto mentre ancora ci stava lavorando, ha detto che voleva un giornale più generoso. Cosa intende?
C. Guarinelli – D è un giornale molto ricco di contenuti e di racconti. Proprio per questo pensavo che fosse necessario trovare delle soluzioni che tirassero i lettori dentro il pezzo, segnalando le cose belle, curiose, importanti. Adesso nelle pagine ci sono ben in evidenza degli strilli, che hanno questa funzione. Ma tutta la nuova grafica permette di raccontare di più cosa c’è nel numero. Questo intendevo con un giornale più generoso. Che non vuole dire meno elegante.
Prima – Nella parte dell’attualità  D si distingueva per un modo di raccontare il mondo abbastanza sbilanciato sull’estero e soprattutto su Paesi e situazioni di povertà , conflitto, sofferenza. È un taglio che manterrà ?
C. Guarinelli – Il mondo continuerà  a essere molto presente in D: nella forma classica del reportage, nelle cose che scegliamo di segnalare nel campo della cultura o della scienza, nella moda e anche in nuove rubriche che vanno a curiosare tra pensieri e opinioni di personaggi di vario tipo, ovviamente italiani e stranieri. Io penso che oggi i mondi non siano più separati. Anzi credo che l’aspetto veramente interessante per il lettore sia la connessione. E poi qualunque cosa che abbia un punto di vista narrativo particolare. Può essere una notizia, un reportage, un’opinione, un servizio di moda: l’importante è che sia raccontata bene, sapendone, con quel preciso punto di vista che ti apre un orizzonte anche su cose su cui pensavi di conoscere già  tutto.
Prima – Nel nuovo D la prima pagina che si incontra s’intitola ‘Domande’ e contiene, appunto, solo domande senza risposte. Qual è il senso?
C. Guarinelli – Io detesto gli editoriali e in apertura del giornale volevo qualcosa di unico, che nessun altro avesse. L’idea viene dal libro di uno scrittore americano, Padgett Powell, ‘The interrogative mood’, un libro solo di domande, le più varie, alcune lunghissime, altre fulminanti. Il concetto è: basta con gli anni assertivi, siamo in un momento in cui ci si interroga. Il che non significa farsi domande a cui non si sa rispondere, e quindi angosciarsi, ma avere un approccio più largo alle idee, che è poi quello che vorrei caratterizzasse questo giornale. In più questa pagina ci dà  anche modo di parlare in maniera laterale di attualità , e di mettere in moto delle riflessioni mischiando i temi più diversi, alti e bassi.
Prima – Ha ingaggiato nuovi collaboratori, magari pescando tra le firme di Repubblica?
C. Guarinelli – Repubblica ha una tale quantità  di giornalisti bravissimi e ovunque nel mondo che mi viene naturale approfittarne. Quindi, sì, il rapporto sarà  più stretto e anche più fluido: mi piacerebbe poter chiedere alla stessa persona una storia lunga oppure, quando ce n’è bisogno, un pezzo breve di approfondimento o di commento su qualcosa di cui è competente o è appassionato. Fra i nuovi collaboratori provenienti da Repubblica c’è Giampaolo Visetti con ‘Piccole storie cinesi’. Altre nuove firme sono Giacomo Papi con la rubrica   ‘Cose che non vanno più di moda’; Guia Soncini che in ‘Affacciati alla finestra amore mio’ scrive a suo modo di uomini, donne, sentimenti partendo da uno spunto musicale; la blogger di Nonsolomamma Elasti, che parla di figli, famiglia, lavoro.
Prima – Quanto è intervenuta sulla moda?
C. Guarinelli – D ha sempre avuto una cosa preziosa: una moda che su un settimanale colpiva perché è più elegante e pensata di quanto abitualmente succeda. Questo aspetto rimane, ma anche la moda deve diventare più comunicativa, essere più raccontata.
Prima – Quindi cosa ha chiesto alla redazione?
C. Guarinelli – Chiesto non è la parola giusta. Qui ci sono persone che hanno una competenza eccezionale e sanno perfettamente cosa si muove nel mondo della moda. E non mi andava di fare il solito direttore che arriva dall’attualità  e dice che nei servizi i vestiti si devono vedere bene.
Prima – Mica è un delitto dirlo!
C. Guarinelli – Certo che no. Penso che si possa fare un bellissimo servizio di moda in cui si vedono bene i vestiti, magari non sempre se no diventiamo noiosi; che se una modella sorride, invece di avere quell’espressione da ‘mi hanno picchiata da bambina e la faccio scontare anche a te’, non sia un peccato mortale; che se non pesa trenta chili è meglio, anzi oggi è obbligatorio. Sono tutte cose su cui ci siamo trovati subito d’accordo. Quello che ho aggiunto è che mi piacerebbe fare una moda più vera: ad esempio fotografando in maniera meno casuale di quanto D abbia fatto finora anche delle donne reali. Credo che nel 2010 sia un taglio più moderno e forse anche più interessante per le lettrici. Come certamente lo è una separazione meno rigida tra una parte e l’altra del giornale: adesso tra i servizi di moda mettiamo delle pagine di attualità  e d’informazione che da quel mondo prendono spunto.
Prima – Pensa di fare qualcosa di simile anche nella bellezza?
C. Guarinelli – La bellezza di D è sempre stata ad alta densità  di contenuti. Continuerà  a essere ricca, piena e con un’immagine più curata. Dopo tanti anni di lavoro nei femminili, so che è un argomento un po’ particolare: ad alcune donne non interessa affatto, altre hanno una vera passione. La cosmetica, si sa, è uno dei settori dove la ricerca è più avanzata. È un tema che ti permette di fare del giornalismo oltre a dare un’informazione di servizio. Questo è il taglio che considero adatto al giornale.
Prima – La casa e il design sono un altro argomento a cui D tradizionalmente dà  molto spazio, anche con il supplemento D Casa. C’è qualche novità ?
C. Guarinelli – Nel giornale ci sono due nuove rubriche su casa e design. Per il supplemento valgono gli stessi criteri del giornale: avrà  una nuova grafica e sarà  più caldo e comunicativo. Tutta la cosiddetta area femminile è stata rivista in questo senso: c’è una nuova sezione, ‘Feel Good!’, su salute e benessere. La cucina è molto cambiata, ha un taglio più giornalistico in modo da poter parlare di cibo a tutto campo. Ora mescoliamo notizie, ricette, curiosità , spunti di viaggio, informazioni per un consumo intelligente anche nell’area del food.
Prima – Non abbiamo parlato del sito di D o comunque di una sua estensione sul web. Ha già  cominciato a lavorarci?
C. Guarinelli – Non era possibile fare tutto contemporaneamente. Il nuovo D è uscito il 13 febbraio e da quel momento l’on line è passato al primo posto nella scala delle priorità . La mia idea è che D debba avere un sito molto coerente con il giornale, ma con suoi contenuti. Di più in questo momento non saprei cosa dire. Del resto considero tutto il mio lavoro a D solo all’inizio. Abbiamo cercato di rendere il giornale il più duttile possibile, e mi piace pensare che questo ci permetterà  di continuare a fare dei cambiamenti quando avremo qualche nuova idea, piccola o grande.

Intervista di Dina Bara