30 giugno 2011 | 10:50

Pasionaria della cronaca – Ritratto di Fiorenza Sarzanini, cronista giudiziaria del Corriere della Sera (Prima n. 404, marzo 2010)

Pasionaria della cronaca
È Fiorenza Sarzanini, punta di diamante della cronaca giudiziaria del Corriere della Sera, convinta che se c’è la notizia
bisogna darla senza pensare chi possa danneggiare o agevolare.
Non c’è dubbio che il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi metterebbe volentieri le mani addosso anche a Fiorenza Sarzanini. Ma al collo per strozzarla. Pochi giornalisti gli hanno procurato più dispiaceri, preoccupazioni e danni di questa cronista tosta e scrupolosa che dalle pagine del Corriere della Sera continua a raccontare fatti e misfatti di quella che un tempo era rubricabile come cronaca giudiziaria e che oggi è strettamente connessa con la narrazione politica quotidiana e che ha come interpreti ragazzone compiacenti che dietro compenso saltano nei letti del Palazzo o si aggirano in qualche centro benessere. “Se in giro c’è Fiorenza, non ce n’è per nessuno”, dicono e ripetono non solo gli amici che le vogliono bene e la stimano ma anche quelli che la guardano in cagnesco e la vorrebbero lapidare.
È da tempo che Fiorenza Sarzanini, da dieci anni inviato del Corriere della Sera, si è conquistata la stima e la stizza nell’ambiente giornalistico e politico nazionale. Ancor prima dell’intervista del 17 giugno 2009 in cui Patrizia D’Addario le ha raccontato le notti romane a Palazzo Grazioli o delle sue più recenti cronache dell’inchiesta sui maxiappalti che ha coinvolto la Protezione civile. Colpi giornalistici firmati da una seducente signora quarantaquattrenne, alta, atletica e senza spocchia, di cui si ignorano le appartenenze politiche e che – a parte l’amore per la figlia quindicenne, il piacere per la lettura, i viaggi e le immersioni subacquee – da un quarto di secolo concentra la sua passione sul suo lavoro.
Nata a Roma il 27 settembre 1965, Fiorenza Sarzanini è figlia d’arte. Il padre, Mario, è stato infatti capo della giudiziaria dell’Ansa. Dopo la maturità  classica al liceo americano Marymount, le sembrò naturale iscriversi alla facoltà  di giurisprudenza, ma ancor più ovvio, appena diciannovenne, buttare via codici e manuali di diritto e mettersi a piantonare i corridoi della Pretura a caccia di notizie succose. Sono gli anni del precariato, quello che un tempo era conosciuto come ‘gavetta’, periodo di formazione necessario per ogni cavallo di razza. Fiorenza muove i primi passi al Messaggero che ha aperto le pagine dei ‘Quartieri’, che lei riempie con resoconti di dispute rionali e liti di condominio. Con fantasia e audacia riesce anche a superare il muro che circonda Via del Tritone e che sbarra il passo a chi non è nell’organico del giornale per evitare dolorose cause di lavoro. La giovane cronista riesce infatti a conquistare la simpatia di un archivista e a farsi allestire una postazione abusiva nel suo ufficio. Quattro anni in quelle condizioni sono duri da sopportare e, non appena dal Tempo diretto da Gaspare Barbiellini Amidei arriva la proposta di contratto, Sarzanini accetta. Neanche il tempo di prendere servizio alla testata concorrente, che il direttore del Messaggero la blocca e la assume insieme a un altro ragazzo di bottega, Massimo Martinelli, con il quale inizia a occuparsi di temi più scottanti come l’inchiesta del pretore Gianfranco Amendola sul Tevere inquinato o sulla ragazza stuprata da coetanei in una scuola romana. “È il 1988 e, in compagnia di una squadra di colleghi di valore, prende il via un periodo professionalmente molto interessante”, conferma la giornalista.
Il ‘Porto delle nebbie’, come è conosciuto dai romani il Palazzaccio (altro nickname del palazzo di Giustizia di piazza Cavour), è il luogo ideale per chi abbia la voglia e la passione di raccontare: dallo scandalo Italsanità  agli arresti per il filone romano di Tangentopoli. Ma anche le inchieste e il dibattimento del delitto dell’Olgiata, l’assassinio di via Poma e l’omicidio di Marta Russo.
Al Messaggero resta fino al 2000, durante le gestioni di Mario Pendinelli, Giulio Anselmi e Pietro Calabrese (“Anni indimenticabili con il giornale che andava a gonfie vele”, commenta oggi). Quando alla direzione della testata romana si insedia Paolo Graldi, a Sarzanini arriva l’offerta di de Bortoli di passare al Corriere della Sera. “Al Messaggero ero caposervizio, ma per il Corriere ho accettato il contratto di redattore ordinario”. Decisione saggia: nel giro di un paio d’anni ottiene la qualifica di inviato. Instancabile e precisa fino all’ossessione, segue – siamo nel 2001 – il caso della misteriosa morte della contessa Francesca Vacca Agusta nella sua villa di Portofino e, a luglio, il tormentato G8 di Genova.
“Il Corsera aveva mandato una decina di giornalisti”, ricorda Sarzanini, “e visto che normalmente seguivo il Viminale in un primo momento mi sono occupata di tutti gli aspetti riguardanti la sicurezza dell’evento. Venerdì 20 luglio, invece, decisi di occuparmi dei manifestanti: ho buttato la pettorina di riconoscimento dei giornalisti, mi sono mischiata al corteo degli autonomi e sono capitata in piazza Alimondi durante gli scontri nei quali è morto Carlo Giuliani, tanto che mi si vede nella foto pubblicata dal Manifesto in mezzo a tutti gli altri”.
Da allora non c’è cronaca delle maggiori inchieste delle procure dell’Italia centromeridionale – come, ad esempio, il caso Calipari e quello dei fondi neri del Sisde, la vicenda che ha visto vittima a Perugia la studentessa inglese Meredith Kercher, o la bufera giudiziaria che ha investito la giunta comunale di Napoli per le indagini sull’imprenditore Alfredo Romeo – dove non appaia la firma di Fiorenza Sarzanini, che dimostra un’indubbia abilità  nello studio delle carte processuali. “Mi piace il lavoro di scavo perché consente di avere una visione completa delle indagini ma anche un punto di vista”, afferma. “Anche per questo sul caso di Rignano Flaminio abbiamo dato spazio alle posizioni della difesa delle maestre accusate di pedofilia perché sono persuasa che sia molto importante che i giornali sollevino dubbi. Per questo leggiamo le carte per i lettori e fa ridere sostenere che sposiamo le tesi dei magistrati”.
Organizzata e meticolosa, Fiorenza Sarzanini è lontana anni luce dallo stereotipo del cronista genio e sregolatezza, trasandata e insonne con in mano un bicchiere di bourbon e tra le labbra la perenne sigaretta accesa. Talento e applicazione sono criteri che la qualificano meglio e la rendono più riconoscibile. Se non ci sono grandi inchieste in ballo, non rifiuta di passare due settimane con i terremotati abruzzesi per le corrispondenze on line. Doti che fanno gola alla concorrenza, tanto che qualche mese fa Ferruccio de Bortoli è dovuto intervenire con energia per tacitare le sirene che la volevano attrarre all’Espresso.
Il colpaccio per il Corriere arriva la scorsa estate, quando, seguendo l’inchiesta barese sugli appalti nella Sanità , Sarzanini incontra e fa parlare la bella escort Patrizia D’Addario. Che non sia stata una scelta facile per il quotidiano milanese e per il suo direttore pubblicare quella intervista, lo si capisce da quel “registriamo, con la massima cautela e il beneficio d’inventario, la sua versione” che precede il botta e risposta.
“Dalla festa di Casoria con Noemi, la cronaca politica cambia il passo”, spiega Sarzanini. “Mai, fino ad allora, la vita privata di un leader politico era diventata così preponderante. Dovevamo riuscire a mantenere il distacco, individuare il confine invalicabile tra aspetti istituzionali, pubblici e quelli esclusivamente privati. Senza parlare del fatto che eravamo a ridosso di elezioni. Sono problemi che si sono riproposti anche in vicende recenti. Abbiamo per esempio scelto di non pubblicare i testi delle trascrizioni delle intercettazioni che coinvolgevano Angelo Balducci, il presidente del Consiglio superiore dei lavori pubblici, perché non aggiungevano nulla di nuovo alle notizie date. Resto della mia convinzione: bisogna raccontare tutto senza essere inutilmente invasivi”.
Per chi segue la giudiziaria è fondamentale la rete di contatti badando però alle ‘polpette avvelenate’ di cui è disseminato il percorso. E di fonti la cronista del Corriere ne ha parecchie e ben custodite. “Dopo venticinque anni di lavoro mi pare normale”, conferma. “L’importante è mantenerle, curarle, essere leale con loro come con i lettori. Sono cresciuta con le fonti, che per me costituiscono un patrimonio fondamentale, e non ne ho mai tradita una. E poi penso che nessuno possa attribuirmi alcun apparentamento con un corpo dello Stato o con un partito. Seguo una regola semplice: andare dove c’è la notizia senza pensare chi possa danneggiare o agevolare”.
Sarzanini dimostra qualche debolezza solo nei confronti dei Nas, i Nuclei antisofisticazioni e sanità  dei Carabinieri, che ha messo sotto i riflettori quando erano ignorati da tutti. “È vero, nessuno se ne occupava e ho iniziato a parlare di loro sul Messaggero a proposito di un’inchiesta su dei falsi medicinali”, dice. “Sembravano di nicchia ma il loro ruolo è importante per la salute del cittadino e meritano grande attenzione”.
Spesso in prima pagina per le sue cronache, il 13 febbraio Sarzanini ha firmato l’editoriale del Corsera (‘I passi necessari’) affrontando le implicazioni dello scandalo degli appalti, le conseguenze sulla Protezione civile, la legge sulla sua trasformazione in società  per azioni e le reazioni del governo, e pur compiaciuta commenta: “Sono e resto una cronista”.

Ritratto di Carlo Riva