30 giugno 2011 | 15:10

La grande bufala – Intervista a Andrea Kerbaker, scrittore (Prima n. 408, luglio/agosto 2010)

La grande bufala
L’ultima è stata l’influenza suina. Per otto mesi, l’anno scorso, l’incubo del virus trasmissibile dal maiale all’uomo
ha seminato panico e paranoia ai quattro angoli del globo, mettendo in ginocchio economie e procurando profitti stellari a multinazionali del farmaco come Roche, produttrice del carissimo antivirale Tamiflu, e Sanofi Aventis, produttrice delle milioni di dosi di vaccino per gran parte rimaste nei magazzini degli ospedali.
La grande bufala della suina, su cui il sistema dei media ha steso un oblio carico di vergogna, è soltanto l’ultima di una serie di panzane globali che da una decina di anni infestano l’informazione mondializzata. Dal millenium bug della fine millennio alle buste venefiche all’antrace, dalla mucca pazza alla Sars siamo stati e saremo bombardati dalla paura di una minaccia incombente, pervasiva e subdola. Che invariabilmente si rivela una pinzillacchera. O una montatura pilotata da potenti interessi.
Oggi se ne può ridere, con un fondo di amarezza, ma soprattutto ci si può riflettere sopra, grazie a un libro ben scritto e documentato di Andrea Kerbaker: ‘Bufale apocalittiche’, edizioni Ponte alle Grazie, in distribuzione da settembre. Il libro mette in fila otto case histories: il millenium bug, la mucca pazza, l’antrace, la catastrofe monetaria per l’introduzione dell’euro, la Sars, l’influenza aviaria, la crescita inarrestabile del prezzo del petrolio e l’influenza suina. Una sequenza che suona, insieme, come un atto d’accusa alla superficialità  della stampa mondiale e all’incapacità  di sottrarsi al ‘karma della paura’, vero dominus dell’umore del pianeta in questo primo scorcio del terzo millennio. Un atteggiamento pavloviano, secondo Kerbaker, che non risparmia nessuno: dai tabloid popolari come il Sun o la Bild Zeitung a prestigiosi brand dell’élite giornalistica mondiale come il New York Times o il Guardian. La Grande Bufala, quando dilaga, è incontenibile e rovescia qualsiasi buona regola dell’informazione. E l’esperienza non pare insegnare proprio nulla: l’aviaria, che doveva seminare migliaia di morti nel mondo, si è rivelata una piccola infezione locale? Non fa nulla, quando va in scena la suina si torna immediatamente a vaticinare un’epidemia fuori controllo. Anzi una pandemia al massimo livello di pericolosità , come certifica avventurosamente l’Oms, ormai divenuta meno credibile di un blog anonimo.
Andrea Kerbaker disseziona i casi con l’accuratezza di un anatomopatologo e la passione di un vecchio innamorato della carta. Cinquant’anni, Kerbaker è stato capo della comunicazione in Pirelli e in Telecom, fino al 2007, dov’è stato responsabile di Progetto Italia, l’iniziativa che ha dato vita, fra gli altri, ad appuntamenti come i concerti al Colosseo di Simon & Garfunkel e di Paul McCartney e alle letture pubbliche di Dante di Vittorio Sermonti. Comunicatore e organizzatore di eventi con l’agenzia Immaginazioni, Kerbaker vive e lavora circondato da libri (almeno 20mila volumi, con una strepitosa sezione di volumi con dedica autografa degli autori) e ha svolto la sua inchiesta sulle bufale consultando, a campione, la stampa di tutti i Paesi coinvolti nelle otto case histories prese in esame.
Prima – Come e quando è nata questa idea di mettere insieme le grandi bufale?
Andrea Kerbaker – L’avevo in pancia da molto tempo. Non a caso parto dal millenium bug. Quella previsione di una caduta contemporanea di tutti gli aerei in volo a causa di un ‘baco’ elettronico mi è subito sembrata una cosa delirante. D’altronde deliravano anche le compagnie aeree, visto che avevano ordinato a tutti i piloti di stare in servizio in occasione del cambio di secolo. Quando ho deciso di fare il libro, da vecchio appassionato della stampa mi sono detto, beh ci sarà  una differenza fra il Sun e il Guardian! Non è possibile che tutti abbiano avallato simili idiozie! Invece no. Le hanno avallate tutti. Comunque la scintilla è scoccata in occasione di una delle ultime pandemie. Credo sia stato ai tempi dell’aviaria. Ho iniziato a scrivere tre anni fa ma poi mi sono interrotto. Una sera ne ho parlato con Veltroni e mi ha convinto a riprenderlo.
Prima – Che c’entra Veltroni?
A. Kerbaker – Ci conosciamo dai tempi dei concerti al Colosseo per Telecom. Gli ho accennato a questo mio progetto un po’ arenato e l’ho trovato molto interessato al tema della società  degli allarmi. Tant’è che presenterà  il mio libro a Roma. Vede, lavorandoci sopra, ho trovato che questa vicenda delle grandi bufale è rivelatore da un lato della crisi del giornalismo dall’altro di un clima d’epoca. Alla fine quello che colpisce è che la gente non reagisce negativamente alla quantità  di panzane che le viene propinata. Non ci sono ondate di protesta nei confronti dei giornali inattendibili o addirittura mendaci. La gente vuole aver paura. Viviamo in un’epoca dominata dal karma della paura.
Prima – Un po’ forte, non crede?
A. Kerbaker – E anche triste. In fondo i giornali danno alla gente quel che la gente vuol sentirsi dire. È un po’ come le favole per i bambini: generano paura e i bimbi vogliono ascoltarle per questo, a patto che ci sia il lieto fine. E in fondo, in queste grandi bufale, il lieto fine c’è.
Prima – In molti casi ci sono anche burattinai che hanno giganteschi interessi da imporre o difendere. Vedi case farmaceutiche o addirittura governi.
A. Kerbaker – Sì certo. Prendiamo il caso dell’antrace, nel 2002. Quando si comincia a parlarne come di un possibile veicolo di attentati terroristici interviene l’Fbi che spiega come sia impossibile che l’antrace finisca in mano di terroristi islamici, visto che al mondo ci sono soltanto due laboratori che la producono, negli Usa e in Urss. Ma non serve a niente, perché Bush in un’intervista al New York Times parla di una seconda ondata di terrorismo islamico in arrivo dopo le Torri gemelle. Il panico si diffonde in tutto il mondo. La paranoia dell’antrace domina ovunque. Si prevedono centinaia di morti. Com’è andata, alla fine, si sa. L’unico attentato è stato opera di un americano impazzito. E i morti, per fortuna, sono stati soltanto quattro in tutto il mondo.
Prima – Quali sono le fonti principali della paura?
A. Kerbaker – Beh, dopo Sars, aviaria e suina direi che l’Oms sta in testa a tutti. Per loro il principio precauzionale autorizza a seminare panico e terrore a piene mani. Poi, senz’altro, ci sono servizi segreti e rapporti cosiddetti confidenziali, in realtà  sofisticati prodotti costruiti per dilagare sulla stampa, anche in forza della loro presunta natura riservata. Infine la costellazione dei professionisti della comunicazione: uffici stampa, agenzie specializzate, consulenti, spin doctor. Insomma, il mondo di cui faccio parte anch’io. La cosa che colpisce, in questo caso, è la trasformazione del mestiere. Il comunicatore dovrebbe fare da ponte fra l’azienda e il sistema dei media, dovrebbe tradurre il punto di vista dell’azienda o del cliente in un elemento comunicabile, a disposizione del sistema dell’informazione. In quest’ultima fase, invece, si sono affacciati sulla scena personaggi che creano l’evento, che lo costruiscono in funzione del riscontro mediatico che riesce a produrre. Sempre più spesso l’apparato mediatico giustifica se stesso con il volume di fuoco che produce. Illuminante l’esempio dell’Oms: l’acronimo Sars è stato inventato durante una conferenza stampa da un dirigente dell’Oms, “perché era più comunicabile”.
Prima – Questo assoggettarsi supino del sistema dei media alla grande fabbrica delle bufale finirà , prima o poi, o dobbiamo rassegnarci all’idea che ogni anno porta in dote la sua campagna di paura?
A. Kerbaker – Tornerei, innanzitutto, a un concetto già  espresso. Finché sarà  la gente a volere la paura, ovvero finché la paura avrà  un mercato così grande, è difficile pensare al tramonto di un fenomeno come questo. Vede, queste bufale globalizzate non prosperano e si diffondono solo per via dei titoli di prima pagina di giornali e telegiornali. Sono pervasivi: diventano modi di dire, riferimenti d’epoca, rimbalzano sulle cronache locali e nelle chiacchiere da bar. Comunque qualche speranza c’è. Si ricorda gli anni Ottanta, quando le tette in copertina facevano vendere il 20% in più? Nessuno poteva sottrarsi, nemmeno i più seri e severi fra i direttori di periodici di allora. Poi, come dire, il fenomeno si è fisiologizzato, e oggi, mi pare, non si può più sostenere che la tetta valga il 20% in più di copie vendute. Andrà  così anche con le finte catastrofi epocal stagionali. Dire quando accadrà , però, è impossibile.
Prima – E la prossima grande bufala quale sarà ?
A. Kerbaker – Non lo so. Certo che questa previsione Maya della fine del mondo nel dicembre 2012 sta guadagnando rapidamente posizioni. I catastrofisti, comunque, sono sempre al lavoro. Ed è un mestiere che paga sempre, anche se la realtà  smentisce i profeti di sventura. Pensi a Roberto Vacca, il futurologo, che scrisse nel ’72 ‘Il Medioevo prossimo venturo’. Non è accaduto nulla di quanto aveva vaticinato. Nonostante questo, ogni volta che si profila all’orizzonte un’epidemia, un’infezione sconosciuta, la previsione di una catastrofe naturale c’è la fila per intervistarlo. D’altronde ho degli amici inglesi molto preoccupati per i mutamenti climatici che, recentemente, sono entrati in depressione perché, finora, l’innalzamento dei mari non ha fatto sparire le Maldive. Si sono sentiti delusi e traditi, capisce. Perché non gli tornavano i conti. Perché, in questo caso, non è ancora finita male. Come in fondo speravano.

Intervista di Ivan Berni