01 luglio 2011 | 13:28

Signora, gradisce un brand? – Intervista a Giovanna Mazzocchi Bordone, presidente dell’Editoriale Domus (Prima n. 411, novembre 2010)

Signora, gradisce un brand?
Li costruisce, i brand, con i suoi 70 giornalisti, pagina dopo pagina, sulla carta, Giovanna Mazzocchi Bordone, presidente dell’Editoriale Domus, un animale tutto particolare nello zoo dell’editoria italiana che partendo dalla carta di giornale si è permesso la ‘follia’ di costruire e gestire un circuito automobilistico. E di sviluppare, intorno all’autorevolezza e alla reputazione di Quattroruote, la sua testata più importante, laboratori e strutture per i rilevamenti tecnici su strada diventati un riferimento per le case produttrici di auto, e una serie di database, un business da dieci milioni di euro l’anno.
La signora ha una risata spigliata e aperta. Parla volentieri e a ruota libera di sé e del suo lavoro, anche se con le interviste non ha consuetudine. Ogni tanto guarda Sofia, la figlia trentenne che la affianca. Ma senza interromperla e soprattutto senza apprensione. Di lei dicono che è impossibile litigarci. O meglio, lo si può fare una sola volta, perché una seconda chance non la concede. Ma la leggenda della durezza di Giovanna Mazzocchi Bordone, presidente dell’Editoriale Domus ed erede di uno dei più grandi e geniali editori italiani del Novecento, sembra aver poco a che fare con la realtà  e molto di più con la difficoltà  dei maschi di fronte a una donna forte e capace. Giovanna Mazzocchi ha iniziato a lavorare col padre Gianni nel 1974 quando ancora l’Editoriale Domus e la redazione di Quattroruote stavano in via Monte di Pietà , nel supercentro di Milano, a due passi da via Manzoni e piazza della Scala. Dal babbo ha imparato l’ambizione e il gusto del rischio del mestiere di editore, temperandolo con il senso dell’ordine e con il precetto che l’editoria può essere l’attività  più divertente del mondo, ma solo a patto che i conti tornino.
La grande sala riunioni della palazzina direzionale disegnata dall’architetto Nizzoli ha il tavolo pieno dei giornali prodotti dalla Edidomus, alcuni plastici di edifici famosi sulle grandi mensole a parete, qualche foto al muro e, intorno alle pareti, decine e decine di volumi con la collezione rilegata del Corriere della Sera: “Ci sono tutte le annate, dal 1876″, spiega la presidente. “Mio padre era un divoratore di quotidiani. Ne leggeva sette al giorno. Ha iniziato lui le collezioni. Poi ce ne hanno regalata una completa e ho voluto metterla qui. Mi piace essere circondata dai giornali. E poi ci serve per i compleanni di qualche amico, cliente o fornitore di rilievo: gli mandiamo la copia del giorno della sua nascita. Bello no? Funziona sempre!”. Per arrivare alla palazzina direzionale della sede di Rozzano dove la Domus si è trasferita nei primi anni Ottanta si deve percorrere quasi un chilometro dall’ingresso di via Gianni Mazzocchi (il comune di Rozzano, dal 2001 ha dedicato la via al fondatore). Sulla strada si incrociano un distributore di benzina, un enorme teatro di posa, le ex officine dove una volta si smontavano e rimontavano le vetture in prova a Quattroruote, la grande tensostruttura della collezione d’auto storiche di Quattroruote e, naturalmente, gli edifici delle redazioni dei periodici e dei relativi servizi redazionali. Il tutto in mezzo a molto verde e a ordinati parcheggi dove, sbirciando, si riescono a scovare gli ultimi modelli di auto e moto in prova. Più che una sede, quella della Domus a Rozzano è la cittadella dei sogni di un editore, che qualche anno prima di andarsene ha voluto costruirsi il luogo ideale dove lavorare e, insieme, il proprio personale parco dei divertimenti. “Non c’era niente, quando siamo venuti qui. Solo campi e la tangenziale”, ricorda Giovanna Mazzocchi. “Oggi non c’è soluzione di continuità  con Milano. È come se la città  ci avesse inseguito”.
L’Editoriale Domus è un animale tutto particolare nello zoo dell’editoria italiana. Non solo ci si trova di fronte a uno dei pochi editori veramente ‘puri’ del panorama nazionale, ma partendo dalla carta di giornale questo stesso editore si è permesso, ad esempio, la ‘follia’ di costruire e gestire un circuito automobilistico. E di sviluppare, intorno all’autorevolezza e alla reputazione di Quattroruote, la sua testata più importante, laboratori e strutture per i rilevamenti tecnici su strada, diventati un riferimento per le case produttrici di auto, e una serie di database che oggi sono diventati un business da dieci milioni di euro l’anno. A Rozzano dicono una parola magica: ‘sistema’, per spiegare come da un giornale si possa e si debba, se si vuol sopravvivere, costruire una rete di altre opportunità , servendo il lettore ma al tempo stesso, nel caso dell’auto, diventando un interlocutore privilegiato delle case produttrici, un fornitore di servizi e persino un soggetto capace di orientare il mercato.
Il ‘sistema’ non è bastato, tuttavia, a tenere la crisi alla larga dalla Domus. Il morso si è sentito anche qui: il mensile TuttoTurismo ha dovuto chiudere i battenti e i colpi della crisi dell’auto si sono fatti sentire anche sui fianchi della corazzata Quattroruote. Il fatturato pubblicitario è andato in contrazione. Le 500mila copie di qualche anno fa sono scese a poco più di 350mila e il mensile ha ceduto il primato della diffusione a vantaggio di Al Volante, nuovo e aggressivo concorrente low cost. Rimane saldo tuttavia il primato nell’Audipress: con 4 milioni 343mila lettori Quattroruote stacca di quasi due milioni il competitor diretto. Ed è salda anche la leadership fra i siti Internet specializzati automotive, con circa 83mila utenti unici al giorno di media (dati Audiweb di settembre). Però i motivi di preoccupazione sono, per così dire, strategici. Buona parte del fatturato complessivo dell’Editoriale Domus – pari a circa 70 milioni di euro – pesano sulle spalle del ‘sistema Quattroruote’. Tranne l’onusto e prestigioso Domus – un’icona mondiale del design e dell’architettura – e il raffinatissimo quaderno di viaggio Meridiani, le altre testate dell’editrice, infatti, sono tutte satelliti del mensile ‘per automobilisti di oggi e di domani’ fondato nel lontanissimo 1956. Detto altrimenti, ha senso scommettere ancora, in questo scorcio senza certezze del terzo millennio, su un prodotto come l’auto, che molti giudicano al tramonto o comunque destinato a perdere la centralità  che ha avuto nei sogni, e nel sistema industriale, dei Paesi occidentali per un intero secolo? Giovanna Mazzocchi ci crede ancora. E insieme a lei ci crede la figlia Sofia Bordone, entrata in squadra all’Edidomus cinque anni fa e da un anno a fianco della madre come editor di un pacchetto di testate e responsabile internazionale dell’Editoriale. Pronta a seguirne le orme e a concedere alla mamma più tempo per il suo hobby preferito: pilotare i jet. Ai primi di novembre è stata decisa la riorganizzazione della direzione commerciale e pubblicità  con l’arrivo di Massimo Bergia, un manager con un netto profilo da pubblicitario.
“Quando sono entrata io, in casa editrice, avevamo solo due testate: Quattroruote e Domus”, dice Giovanna Mazzocchi. “Mio padre Gianni aveva alle spalle una precedente e importante esperienza editoriale. Aveva rilevato, giovanissimo, nel ’29, la rivista Domus fondata da Gio Ponti. Era stato l’editore dell’Europeo e del Mondo. Ma nei primi anni Cinquanta, ai tempi della guerra di Corea, decise di vendere. Diceva: ‘Se va bene è tutto merito dei direttori. Se va male è colpa mia’. Lui voleva farlo, il giornale. E siccome la sua passione era l’auto fece Quattroruote nel ’56. Prese un appartamentino e si mise a fare da sé. A quel tempo Domus era già  il riferimento mondiale dell’architettura e del design italiani. Tutti i giornali fondati da mio padre partivano da un presupposto: il grande rispetto per i lettori. Diceva: ‘Se i contenuti sono giusti, la pubblicità  è una conseguenza’.
Da Quattroruote sono state filiate diverse costole: TuttoTurismo, poi TuttoTrasporti, Ruoteclassiche, Volare. L’ultimo è stato Dueruote. Sui motori abbiamo coperto tutti i segmenti. Trattano di motori il 70% delle nostre testate. Quattroruote è stato il modello: avendo dimostrato che si potevano fare dei giornali dove ci si divertiva ottenendo, per di più, successo di vendite e di pubblico abbiamo replicato la formula”.
Prima – Beh, avete anche Meridiani, che non sembra proprio parente di Quattroruote.
Giovanna Mazzocchi – È vero, Meridiani nasce un po’ a sé. Sa, io ho fatto le scuole tedesche, anche se di carattere sono molto italiana, e in Germania avevo conosciuto la rivista di viaggi Merian, una testata ispirata al lavoro del grande cartografo Matthà¤us Merian. Ho portato in Italia l’idea e all’inizio è stato un successo grandioso. Il primo direttore fu Andreina Vanni, che era appena uscita da Mondadori. Intorno alla rivista non solo è nata una specie di community ma si sono anche sviluppate altre attività , come del resto è avvenuto anche per Quattroruote. Questo è sempre stato un punto di forza delle nostre testate. Se poi parliamo di Domus, questa caratteristica ha avuto risvolti straordinari.
Prima – Parliamone, allora.
G. Mazzocchi – La community di Domus è sempre stata, perlomeno dal secondo dopoguerra in poi, un fatto mondiale. Nell’89 ci contattò la Novosti, l’agenzia di stampa ufficiale dell’allora Unione Sovietica. Erano i tempi di Gorbaciov e della perestrojka. Volevano farci pubblicare il piano urbanistico quinquennale del governo sovietico. Sono andata a Mosca e gli ho detto: si può fare, però ad alcune condizioni. Dovete farci vedere cose che in Occidente non si sono mai viste. Ad esempio i centri dove si addestrano i vostri astronauti, portarci dentro il Cremlino e una serie di altre richieste, diciamo così, particolari. Ci hanno detto sì su tutta la linea. Per loro Domus era un accredito verso il mondo. Abbiamo pubblicato Domus in russo per due anni. Tutti gli architetti dell’Unione Sovietica erano abbonati. Mi ricordo un viaggio a Samarcanda dove sono stata ricevuta come un capo di Stato. Mi offrivano affari di tutti i generi, dai sommergibili al commercio dello sperma di toro. È stato davvero un momento esaltante ma irripetibile, eravamo dentro una svolta epocale. Con Eltsin è finito tutto.
Prima – Voi, che fate gli editori specializzati nell’automotive, siete in mezzo a una doppia tempesta: quella della crisi dell’auto e quella della crisi della carta. Lei pensa che una casa editrice come la vostra, con una storia così particolare, unica direi, sia attrezzata per sostenere la sfida del futuro?
G. Mazzocchi – Sì, oggi siamo a un nuovo cambiamento epocale. Ma penso che reggeremo, anche se il nostro settore ha preso schiaffoni durissimi. Reggere la crisi della carta e dell’auto, insieme, non è uno scherzo. Però penso che stiamo tenendo il passo giusto. Quattroruote l’abbiamo fatto esplodere a 360 gradi. Siamo stati i primi a puntare sul web e, soprattutto, abbiamo organizzato la nostra banca dati, che è stata una delle nostre fortune, dato che serve anche come cartina di tornasole alle case produttrici. E poi abbiamo il circuito di Vairano, le iniziative per la guida sicura, i convegni sulle flotte aziendali. Disponendo di più mezzi siamo riusciti, stiamo riuscendo, a compensare le criticità . Le chiamo situazioni win-win-win, dove a guadagnarci sono i lettori, i produttori e l’editore, naturalmente.
Prima – La criticità  principale immagino sia il calo di copie di Quattroruote.
G. Mazzocchi – Quattroruote ha perso come carta ma nell’insieme no. Davanti al 30% in meno di vendite nel mercato dell’auto è ovvio che c’è stata contrazione nella diffusione e nella pubblicità . E poi, per i giovani, oggi l’edicola è soltanto un’architettura urbana. Col web abbiamo sempre avuto un approccio attivo, di sviluppo continuo. E i dati ci stanno dando ragione.
Sofia Bordone – Quello che abbiamo costruito nel corso del tempo sono i brand. Domus, che ha 80 anni. Quattroruote che ne ha 54. Ma è ovvio che non si può campare di rendita di posizione sui brand, per quanto importanti e autorevoli siano. Noi abbiamo fatto sistema intorno ai nostri marchi. Da editori di carta siamo diventati sempre più produttori di contenuti, declinati oggi su diversi media. La carta rimane il nostro core business ma se ci fossimo focalizzati solo su quello oggi saremmo nei guai. Il ‘sistema’ ci garantisce strategie per il futuro.
G. Mazzocchi – Quando parliamo di sistema parliamo anche di cose apparentemente molto distanti dal mestiere di editore. Quest’anno, ad esempio, abbiamo promosso il ‘raduno dei raduni’ sul nostro circuito di Vairano, con 1.300 auto portate dai nostri lettori. E poi abbiamo fatto l’Electric day, dedicato alle auto elettriche e anche l’Hybrid day, per le auto a propulsione ibrida. L’iniziativa l”Auto che preferisco’ è diventata un momento d’incontro internazionale importante nel mondo dell’auto. Una specie di grande caffè in cui i protagonisti dell’industria, del design, del marketing si parlano e si scambiano idee. Qualche anno fa durante uno di questi incontri, ad esempio, Olivier Franà§ois è stato contattato dal gruppo Fiat e poco dopo ha lasciato Citroà«n. Oggi, come si sa, è il numero uno di Chrysler e Lancia.
Prima – A proposito di attività  distanti dal mestiere dell’editore, ci spiega come sta in piedi il circuito di Vairano? Oltre a voi c’è qualche altra rivista, al mondo, che possiede una pista?
G. Mazzocchi – Sicuramente siamo gli unici in Europa e probabilmente al mondo. Vairano è gestito da una società  autonoma dall’Editoriale Domus e funziona molto bene. Ci girano le Formula uno, perché la pista ha due chilometri di rettilineo ed è l’ideale per testare l’aerodinamica, e le case produttrici la usano per le prove dei nuovi modelli. Ma i clienti sono i più diversi. A parte la nostra scuola di guida sicura, la pista viene utilizzata per i corsi della Protezione civile, per addestrare gli autisti dell’Atm (Azienda trasporti pubblici milanesi), dell’Amsa (l’azienda dei rifiuti di Milano) e dell’Enel. Abbiamo persino avuto corsi speciali per bodyguard. Vairano ci ha aperto una porta importante sulla formazione.
Prima – Ha parlato anche di banche dati, può spiegarci meglio?
G. Mazzocchi – Anche questo è tutto un altro business rispetto al mestiere tradizionale dell’editore. Praticamente raccogliamo dati sul mondo dell’auto ininterrottamente dal ’56, l’anno di esordio di Quattroruote. Dati che riguardano le prestazioni, l’affidabilità  nel tempo delle vetture, le difettosità  ricorrenti, l’andamento del mercato nazionale ed europeo, la tenuta di valore nel tempo. Senza considerare i nostri listini del nuovo e dell’usato, considerati una specie di gazzetta ufficiale anche dalle assicurazioni. Per esempio pochi sanno che siamo noi a determinare i tempi di riparazione delle vetture dai carrozzieri. Dalla vendita dei nostri database e dai software, specifici, che abbiamo sviluppato siamo arrivati a 10 milioni di ricavi l’anno. Ovvero il 18% del nostro monte ricavi. Ed è un business in espansione, perché i produttori hanno sempre più bisogno di dati raffinati, di comparazioni, di serie storiche che solo noi siamo in grado di fornire.
Prima – Quattroruote da agosto ha un nuovo timoniere, con Carlo Cavicchi, dopo dieci anni di direzione di Mauro Tedeschini. Come cambierà  il mensile?
G. Mazzocchi – Nelle sue sezioni di fondo il giornale rimarrà  lo stesso. Del resto squadra vincente non si cambia. Ci sarà  qualche variazione, ma niente di rivoluzionario. C’è un po’ più di attualità . Sono aumentate le pagine dedicate alle prove, ora ancora più approfondite. Col numero di novembre cambiamo il listino: si torna all’impaginazione verticale e a una forma più semplice e leggibile. L’impaginazione orizzontale offriva un servizio più completo, ma scomodissimo e perciò sgradito ai lettori.
Prima – La pubblicità  dell’automotive come va e che prospettive vede per il mercato dell’auto, dopo le botte degli ultimi due anni?
G. Mazzocchi – In questo momento sono tutti con il freno a mano tirato. Tutti tranne Volkswagen, l’unica ad avere una tale potenza da potersi permettere di non tagliare. Stanno vendendo in Cina più che in Europa, ormai. Il mercato cinese è la chiave di volta del futuro.
Prima – Ci spiega questa iniziativa, ‘Approvato Quattroruote’, in collaborazione con Citroà«n? Come sta andando? Non temete che associarvi a un solo produttore mini la credibilità  del brand Quattroruote?
G. Mazzocchi – Tutto è nato partendo da un altro discorso. A febbraio l’allora ministro Scajola prometteva il rinnovo degli incentivi per le auto. Poi Marchionne disse che non era la Fiat a chiederli e a che a lui non importava nulla. Saltati gli incentivi tutti i produttori si sono messi in lutto.
Sa, noi ci vediamo con una certa frequenza con le case automobilistiche e a quel punto, durante uno di questi incontri, viene fuori l’idea di lanciare gli incentivi Quattroruote. Ci mettiamo al lavoro e ne parliamo con due, tre case. Citroà«n è quella che ci ha seguito di più. La nostra logica è stata chiedere alle case di valorizzare gli aspetti di sicurezza e risparmio. I requisiti per la sicurezza sono la presenza sulle vetture dell’Esp (il controllo di stabilità : ndr), l’omologazione Euro 5 e l’assenza di vetri scuri. I requisiti di convenienza sono il ritiro dell’usato, da parte delle concessionarie, al 10% in più rispetto alle nostre quotazioni e l’estensione della garanzia a cinque anni. È un’operazione che rientra perfettamente nella nostra logica win-win-win, con concreti vantaggi per l’automobilista. Se domani si propongono Mercedes o Volkswagen le nostre porte sono aperte. Quanto all’uso del brand Quattroruote, abbiamo soltanto cercato di gestire quel che già  avviene da anni, visto che le case usano nelle loro pubblicità  le nostre pagelle o i nostri giudizi.
Prima – Qualche anno fa vi siete buttati anche sul mercato delle moto, con Dueruote. Come sta andando, visto che la crisi sta battendo forte anche in questo comparto?
S. Bordone – Tutto è nato dall’acquisizione del sito Motonline, nel 2004. Conoscevamo Vittorio Merloni e il figlio Aristide, che l’aveva creato. Sono stati molto bravi e dal sito abbiamo sviluppato il giornale, che nel 2005 abbiamo proposto come allegato a Quattroruote. Al primo anno di uscita in autonomia è andato già  a break even.
Prima – Fate anche Top Gear, la versione cartacea del programma tivù inglese di Jeremy Clarkson.
G. Mazzocchi – E sta andando benissimo. È un modo scanzonato e un po’ dissacrante di raccontare il mondo dell’auto. Siamo soddisfatti. Riusciamo anche a vendere nostri articoli per altre edizioni internazionali del giornale.
S. Bordone – Il nostro obiettivo è che chiunque voglia informazioni sull’automotive finisca a sbattere contro di noi. Quattroruote ha edizioni estere e in licensing in Russia, Cina, Grecia, Serbia, Turchia, Brasile: tutti mercati emergenti. Prossimamente, sbarcheremo anche in India.
Prima – E per quanto riguarda le altre testate?
S. Bordone – Abbiamo Domus, che esce in edizione internazionale in inglese con edizioni locali in Russia, Israele, Cina e in arabo, e Meridiani, che ha un’edizione brasiliana. Ai partner esteri offriamo la nostra competenza nel fare sistema.
Prima – Come procede la mutazione di Domus con il ritorno alla direzione di Alessandro Mendini?
G. Mazzocchi – Mendini è una collezione nella collezione. L’ho voluto alla direzione per preparare il terreno alla nuova declinazione di Domus verso una linea di sviluppo ‘globale’. Prima il giornale anticipava le tendenze. Dava, per così dire, la linea. Ma oggi, anche facendo al meglio questo lavoro, si rimarrebbe inevitabilmente indietro. Qualcosa resterebbe fuori. Perciò la rivista Domus deve soprattutto fare approfondimento, offrire letture interpretative. Il resto, le tendenze, le news, le sperimentazioni, deve girare su tutte le piattaforme che oggi la tecnologia ci permette di usare. È un progetto a cui sta lavorando da mesi Joseph Grima, che prenderà  la direzione di Domus nella prossima primavera. Prima di Natale verrà  lanciato il nuovo sito della rivista ed entro il 2011 avremo anche la versione iPad. Il nuovo sito sarà  in versione scrolling, con una parte storica e una parte informativa.
Prima – A quando lo sbarco in tivù? Le nuove piattaforme digitali offrono nuovi spazi per gli editori che hanno forti brand specializzati.
G. Mazzocchi – Stiamo pensando seriamente cosa fare sul fronte televisivo. Negli scorsi anni abbiamo avuto diversi abboccamenti sia con Rai che con Mediaset, ma non siamo andati al di là  di qualche collaborazione. L’ostacolo principale a proporci come produttori diretti di contenuti era che sia in Rai che in Mediaset dicevano di avere già  molti giornalisti specializzati nell’automotive.
Oggi il problema non sono i canali su cui trasmettere ma l’offerta di contenuti e anche noi grazie all’esperienza televisiva fatta in Russia abbiamo un’idea più chiara di cosa si può fare in televisione.
S. Bordone – In Russia ci ha spianato la strada Burda, che gestisce un canale televisivo. Per due anni abbiamo curato un programma settimanale di 26 minuti, con sei prove su strada per ciascuna puntata. Nel frattempo, in Italia, siamo partiti con la web tv di Quattroruote e ora abbiamo anche l’applicazione iPad, con contenuti audio e video. Con l’iPad cambia il modello di business: c’è la pubblicità  ma c’è anche una specie di prezzo di copertina e questo è un territorio su cui gli editori potranno sviluppare il loro business.
Prima – Vedremo il canale Quattroruote o no?
G. Mazzocchi – Stiamo valutando. Certo pensare di produrre, ogni giorno, sei ore di programmazione ‘fresca’ è troppo. Ma cresceremo anche qui. Con calma, ma cresceremo.
Prima – Ho lasciato, di proposito, in fondo una testata particolare, Volare, perché immagino che dietro ci sia una storia un po’ speciale.
G. Mazzocchi – È la storia di una passione: la mia. Volare è nato nell’81, un’epoca in cui non c’erano ancora gli aerei ultraleggeri. C’erano soltanto pochi ricchi che volavano e i loro piloti. Il fascino del volo mi ha sempre fatto sognare. Il volo coinvolge una quantità  di discipline come, credo, nessun’altra attività . Io ho iniziato a volare giovanissima. Ho preso il brevetto a 17-18 anni. E ho continuato a farlo mentre studiavo. Da ragazza mio padre mi regalò un aereo usato, un Piper Comanche. Per un periodo ho portato in volo anche dei paracadutisti. Poi ho smesso quando ho avuto le mie due figlie. Ma la passione non se n’è mai andata e ho ripreso negli anni Ottanta. In seguito ho preso anche il brevetto per pilotare i jet.
Prima – E oggi?
G. Mazzocchi – Oggi volo con il mio Cessna Citation Bravo. Volo con un pilota, perché sui jet si vola in coppia e poi perché facciamo anche viaggi molto lunghi. Finora ho fatto 3mila ore di volo. Mica male, no?
Prima – Rimaniamo sul tema del futuro. Mai pensato di vendere o di trovare un partner per irrobustirsi e affrontare il mercato con un po’ più di tranquillità ?
G. Mazzocchi – Certo che ci ho pensato e che ci ho riflettuto. Ma negli anni ho scoperto che non ho in animo di essere socia di nessuno. Cosa vuole, sono molto più imprenditore che manager. Noi abbiamo un know how consolidato sul settore auto e motori, ma ogni mercato ha la sua specificità  e ogni editore la sua storia. A noi piace ancora moltissimo fare gli editori e gli imprenditori. Finché ci riesce non c’è ragione di vendere. E proprio per rafforzarci e pensare al futuro abbiamo riorganizzato i vertici della nostra organizzazione commerciale e della pubblicità  dove dal 1° dicembre arriva Massimo Bergia con il ruolo di direttore pubblicità . Bergia avrà  il compito di sviluppare il fatturato del gruppo sulla carta stampata e su tutte le piattaforme su cui siamo presenti e di promuovere insieme all’editore nuovi progetti. Giuseppe Gismondi, che lavora con noi da più di vent’anni è diventato responsabile della direzione commerciale pubblicità  con il coordinamento del settore auto, dove, come può immaginare, l’esperienza e la memoria storica sono caratteristiche fondamentali.

Intervista di Ivan Berni