da vice direttore a direttore di ‘Dire’

Giornalisti si nasce, niente da fare. Prova provata: Nicola Perrone, che ancora diciassettenne, alle cinque e mezza della mattina, si scapicollava in una Roma ancora dormiente e sgusciava dentro il grande portone di Botteghe Oscure diretto all’ufficio stampa. Compito autoassegnato: volontario alla rassegna stampa, il che voleva dire tagliare articoli su articoli dalle pile dei giornali per l’uso e il consumo dei dirigenti dei piani alti, lavoro modesto quanto si vuole, ma anche ostinato e faticoso, sotto l’attenta supervisione di Tonino Tatò, uomo di stile e misura. Non ci vuole molto a Tatò a prendere a benvolere quel giovanissimo studente che arriva quando è ancora notte e se ne va alle sette e mezza con i libri sotto il braccio per entrare a scuola, che poi è il liceo Archimede. Nato il 2 luglio del 1959 a San Benedetto del Tronto (“un caso fortuito perché mio padre carabiniere era stato distaccato alla stazione locale durante il periodo estivo”), dopo sei mesi la famiglia torna a Roma. La pulsione di Nicola per il giornalismo è, si diceva, precocissima. Dopo la morte di Berlinguer del giugno ’84, Tatò entra in una sorta di cono d’ombra. Smania e ruggisce e intanto si inventa un progetto che sarà  appunto la Dire, agenzia stampa che a partire dal 1988 si occupa principalmente, ma non esclusivamente, di politica parlamentare.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 420 – settembre 2011

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