Protagonisti del mese, Scelte del mese

21 settembre 2011 | 13:45

Non c’è squadra di destra

“La televisione è uno straordinario mezzo di comunicazione, dire che non mi interessa sarebbe ipocrita”. Risponde così Mario Sechi, direttore del ‘Tempo’, alla domanda sulla sua possibile candidatura alla direzione di un tg della Rai di cui si parla in questi giorni. Sechi non nasconde il suo interesse per un possibile passaggio dalla carta stampata alla televisione: “Mi piacerebbe un giorno potermi confrontare con la macchina narrativa del piccolo schermo, provare a innovarne il linguaggio, mixare la tecnologia con l’antica arte del racconto e la fulmineità  della notizia. Insomma, fare quel che cerco di realizzare qui al ‘Tempo’: del buon giornalismo”. Sono maturi i tempi per questa avventura? “Non lo so”, risponde Sechi. “Ora sono impegnato a continuare a migliorare il quotidiano che dirigo – all’inizio di ottobre usciamo con un elegante refresh della grafica e altri contenuti”.
Sechi, che si definisce un “revolutionary conservatory”, rivendica il merito di essere un giornalista “liberale e libero”. “Non appartengo a nessuna casta”, dice, “e ho dato più ceffoni io al premier che non qualche giornale di cosiddetta sinistra”.
Il direttore del ‘Tempo’ dichiara di non voler essere accomunato a Feltri, Belpietro, Ferrara e Sallusti: “Loro sono bravissimi facitori di quotidiani militanti, ma non è questa l’unica formula possibile. Loro hanno attraversato l’epoca del berlusconismo, ma non si sono posti il vero problema: come uscirne”.
E a proposito della discesa in campo politico di Luca di Montezemolo, Sechi afferma: “Come Berlusconi nel 1994, il diritto di Montezemolo a far politica va assecondato. Questo vale anche per Profumo. Se la ricetta di Montezemolo è una ricetta liberale, io da liberale dico: vediamola”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 420 – settembre 2011