Editoria

23 settembre 2011 | 16:12

La Carta del carcere e della pena, un codice deontologico per i giornalisti che scrivono di carcere e detenuti

È stata presentata a Milano il 10 settembre 2011, a Palazzo Marino, la Carta del carcere e della pena, un codice deontologico rivolto a chi scrive di condannati, detenuti, delle loro famiglie e del mondo carcerario in genere. La Carta è il primo passo per arrivare all’approvazione di un codice da parte dell’Ordine nazionale dei giornalisti che regoli i rapporti tra media e mondo carcerario. “Il bene fondamentale da tutelare è la dignità  delle persone. Tutti hanno diritto al rispetto della vita privata e questo principio non contrasta con il diritto-dovere all’informazione”, ha detto il presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida, tra i curatori della Carta. “L’informazione non solo riflette, ma orienta anche il modo in cui la società  reagisce a questi problemi. Quindi ha una grande responsabilità : può aiutare la riflessione raziocinante oppure scatenare sentimenti collettivi incontrollati”. La Carta afferma sostanzialmente due principi: il primo è che non è ammessa (neanche per i giornalisti) l’ignoranza della legge e sono leggi quelle che consentono a un detenuto di accedere a benefici e misure alternative. “Le misure alternative non sono equivalenti alla libertà , ma sono una modalità  di esecuzione della pena”, ha ricordato Onida. L’altro principio a cui si fa riferimento nella Carta è il diritto all’oblio. Una volta scontata la pena, l’ex detenuto che cerca di ritrovare un posto nella società , non può essere indeterminatamente esposto all’attenzione dei media, salvo eccezioni per quei fatti talmente gravi   nei cui confronti l’interesse pubblico non viene mai meno. Alla presentazione della Carta è intervenuto anche il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia. “La Carta è una proposta fondamentale perché nasce dall’elaborazione comune di chi fa giornalismo e di chi vive in detenzione. Oggi abbiamo fatto finalmente un passo in avanti”. Quante volte un articolo di giornale ha bloccato riforme importanti che andavano fatte in tema di carcere e di giustizia?, ha ricordato il sindaco di Milano, che ha poi precisato: “Il nostro impegno di Giunta è aiutare concretamente il reinserimento sociale dei detenuti”. All’iniziativa erano presenti i presidenti degli Ordini dei giornalisti della Lombardia, dell’Emilia Romagna e del Veneto; le direttrici delle principali riviste carcerarie; il provveditore regionale alle carceri Luigi Pagano; l’attuale direttore del carcere di Bollate Massimo Parisi; l’ex direttrice Lucia Castellano, oggi assessore del Comune di Milano e un gruppo di detenuti che ha collaborato alla stesura della Carta. “L’importanza di questo codice deontologico è che è un lavoro collettivo nato all’interno delle redazioni in carcere. Nei media vorremmo trovare un alleato e non scandalismo, visto che uno dei compiti dell’informazione è quello di creare cultura”, ha sottolineato Susanna Ripamonti, direttrice di Carte Bollate, la rivista del carcere di Bollate. “Un punto fondamentale da cui partire”, ha definito la carta Luigi Pagano, osservando che “le carceri fanno notizia solo in negativo, mentre ci sono decine di leggi e di argomenti che andrebbero illustrati e spiegati”. E ha aggiunto: “Da parte nostra è importante aprire il carcere ai giornalisti, fargli conoscere questa realtà . E rivendico anche la professionalità  delle persone che lavorano in carcere”. “Questa Carta”, ha concluso il presidente dell’Ordine dei giornalisti della Lombardia, Letizia Gonzales, “è anche un tentativo di rispondere a una sorta   di imbarbarimento della nostra professione, in tutti i casi in cui, anche per la fretta e la velocità  con cui spesso siamo costretti ad agire, i media finiscono per creare mostri invece di parlare di persone che hanno magari commesso reati terribili ma che restano persone”.

- La Carta del carcere e della pena (.doc)