Editoria, New media

05 dicembre 2011 | 11:10

EDITORIA: EUROPA E MEDIA, INFORMAZIONE IN CERCA D’AUTORE

ANGELILLI, MEGLIO SOCIAL NETWORK. CONTU, AVANTI NONOSTANTE TAGLI

(di Eloisa Gallinaro) (ANSA) – ROMA, 2 DIC – “Europa questa sconosciuta”: sugli schermi tv e sulle pagine dei giornali italiani la comunicazione sui temi europei e ‘viziata da interessi che non le fanno un buon servizio” e che privilegiano la bagarre politica nazionale. La vicepresidente del Parlamento europeo, Roberta Angelilli, non fa sconti al mondo dei media che presentano un Paese sull’orlo del baratro e lasciano al presidente americano Barack Obama il compito di ricordare la “forza dell’Italia”, terza economia in Europa e ottava nel mondo. Intervenendo alla giornata conclusiva del convegno su “il Trattato di Lisbona, Annual Review 2011″ organizzato dal Parlamento e dalla Commissione europei, dal Dipartimento delle politiche europee, dal ministero degli Esteri e dall’Università  Roma Tre, Angelilli assolve invece il mondo dei social network, “più libero, più adeguato, più competente, più positivo”. Ma il problema della grande malata, l’informazione sull’Europa, resta. E se sulle ragioni c’é qualche concordanza – un’Europa senza cuore, la crescita dei localismi – sulle soluzioni, e anche sui numeri, la confusione è massima. La fotografia fornita dall’Osservatorio di Pavia, che nell’ultimo triennio dà  come dato medio di visibilità  dell’Europa nei telegiornali italiani uno striminzito 2,3%, non piace a Clara Albani, direttrice dell’Ufficio Informazione per l’Italia del Parlamento europeo, perché le notizie campione inserite nel ‘paniere’ del rilevamento lasciano fuori una gran quantità  di temi comunque legati all’Europa. In realtà , quindi, la percentuale sarebbe più alta. Di “deficit di informazione e comunicazione” sull’Ue parla anche Thierry Vissol, della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, che constata il fallimento di Euronet, il network di radio in 19 lingue e il sito internet in 10 lingue, proprio per la barriera linguistica. Ora il tentativo è quello di “introdurre l’Europa negli spazi d’informazione nazionale con particolare attenzione ai media locali”. Il direttore dell’ANSA, Luigi Contu, non ha invece nessun rimprovero da farsi, nonostante difficoltà  e crisi. “Siamo gli unici in Italia in grado di informare il resto del mondo, con un’attenzione prioritaria al Mediterraneo e all’America Latina, su ciò che accade nel nostro Paese e in Europa – precisa – e vogliamo continuare a svolgere questo ruolo di servizio al Paese anche se in questi anni abbiamo subito dai governi forti riduzioni, non sempre giustificate dai tagli”. Contu mette il dito nella piaga della crisi e fa il punto sulle eccellenze, ma anche sui problemi attuali dell’editoria e della prima agenzia italiana, ricordando l’impatto pesante dei tagli alle convenzioni subiti negli ultimi due anni. L’ANSA “non intende rinunciare al suo ruolo”, spiega aggiungendo che tra le “priorità  assolute” c’é quella di “mantenere le nostre forze in Europa”. E, a proposito della scarsità  di informazione su Bruxelles, denunciata nel corso del convegno, cita gli oltre 3.000 servizi ANSA che, solo nel 2011, contengono nel titolo la parola Europa ed i circa 25.000 che la contengono nel testo. Nonostante le difficoltà , sostiene il direttore dell’Ansa, l’agenzia è riuscita a modificare completamente il suo approccio all’informazione, attraverso una scelta multimediale che non si ferma più agli addetti ai lavori ma arriva direttamente ai cittadini. E illustra il canale tematico sull’Europa del portale ansa.it che fornisce un’informazione costante sulle questioni comunitarie. In ogni caso, conclude, “mi aspetterei che la politica e le istituzioni fossero più sensibili e disponibili a supportare il servizio che l’Ansa rende al sistema paese”. Ma, a parte la confusione che giornali, radio e tv fanno sulle istituzioni europee, scambiando il Consiglio europeo con il consiglio d’Europa e finendo spesso, per non sbagliare, con l’attribuire tutto a una generica Ue, il vero problema è ritrovare un “cuore” per l’Europa. “Recuperare sentimenti”, come dice Stefano Rolando, dell’Università  Iulm di Milano, e trovare una parola chiave per il terzo millennio che parli alla gente con la stessa forza “della parola pace” che, dopo i 50 milioni di morti della seconda guerra mondiale, la costruzione dell’Europa è riuscita a garantire ai suoi cittadini. (ANSA).