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05 dicembre 2011 | 11:17

INFORMATICA: CONTRO PIRATERIA LA ‘NUVOLA’ DI INTERNET

MILLE (BSA), IN ITALIA 49% SOFTWARE ILLEGALE E PIENO DI VIRUS

(Di Vittoriano Vancini) (ANSA) – ROMA, 4 DIC – La ‘nuvola’ di Internet, ovvero il ‘cloud computing’, può essere la risposta alla pirateria informatica che in Italia è pari al 49% del totale, un dato inferiore solo alla Grecia (59%) e molto al di sopra della media europea del 33%. “La pirateria informatica in Italia – spiega all’ANSA Matteo Mille, presidente di BSA Italia, l’associazione mondiale per la della proprietà  intellettuale nell’ICT – ha un giro d’affari stimato di 1,4 miliardi di euro l’anno scorso, con una percentuale del mercato del 49% che non cala dal 2009. E’ stato calcolato che se riuscissimo a ridurla di dieci punti nei prossimi quattro anni, riusciremmo a produrre da 7 mila a 10 mila nuovi posti di lavoro l’anno e a generare 3,5 miliardi di euro di nuove entrate nel comparto IT ogni anno, con un apporto non indifferente al Pil. Siamo convinti che la risposta sta una sana crescita della rete e del software come servizio attraverso la cosiddetta ‘nuvola’ di Internet, soprattutto in un Paese caratterizzato dalle PMI come l’Italia”. Il problema del software illegale non si ferma però ai mancati guadagni del settore, ma riguarda anche la sicurezza. “Con i programmi piratati – spiega Mille – sempre più spesso si scaricano software ‘malevoli’, il cosiddetto malware, che rubano dati e prendono in ostaggio il pc dell’utente, a sua insaputa. E il 73% delle aziende che usa software di provenienza illegale riscontra perdite di dati instabilità  di sistema. Secondo le nostre stime, più del 25% dei siti che offrono software non originale installano anche componenti ‘spyware’ e virus, quando si effettua il downolad. Questa percentuale è destinata a crescere, così come il numero dei computer infetti, dato che il software scaricato illegalmente sta soppiantando come metodo di distribuzione quello su cd e dvd copiati. Nel mondo sempre più digitale la nostra carta d’identità  sta diventando anch’essa digitale e avere del software che fruga a nostra insaputa nei computer per rubarci questi dati preziosi è intollerabile. Non rendersi conto di questi riSchi è molto grave e per questo noi, come BSA, li stiamo enfatizzando con campagne informative mirate, soprattutto in quei Paesi più a rischio, come l’Italia, che è nella ‘Watch List’ internazionale”. Da un recente sondaggio condotto dalla BSA in 20 Paesi risulta che l’82% degli utilizzatori vuole solo software originale. “Questa percentuale – aggiunge Mille – in Italia è dell’80%, ma non sempre quando si compra un computer nuovo ci si trovano dentro programmi originali. Per questo abbiamo realizzato un ‘tool’ che consente di stabilire la regolarità  del software. E’ uno degli strumenti che mettiamo a disposizione delle aziende, soprattutto di quelle molto piccole che si comportano come utenti finali. Proprio per questo tipo di utenza, per debellare il concetto stesso di pirateria, aziende come Microsoft, Apple, Symantec e altri che fanno parte della BSA, hanno messo a punto pacchetti software a basso costo per le PMI. Ma stanno anche cambiando il modello di business, con prodotti da utilizzare sulla ‘nuvola’. Software, cioé, che si pagano solo in base all’uso, oppure con quote mensili, e a costi molto ridotti. Si paga, cioé, quando serve e quello che serve”. Secondo Mille questo sistema potrà  ridurre sostanzialmente la pirateria in Italia. “Ma solo – sottolinea – a patto di disporre della larga banda, e di ridurre, cioé, il digital divide in Italia. Internet può essere la chiave di volta”. Per quanto riguarda, infine, le sanzioni contro la pirateria, secondo il presidente di BSA Italia, la disciplina sulla pirateria online attualmente in discussione presso Agcom sta andando verso “evoluzioni positive”, “ma l’oscuramento dei siti che diffondono illegalmente software, previsto entro 96 ore dall’avvio della richiesta di rimozione dei programmi piratati, dovrebbe essere ridotto a 48, la maggior parte degli scaricamenti, infatti avviene nelle primissime ore dopo la pubblicazione, e dovrebbe essere applicabile anche ai siti non italiani”. (ANSA).