15 dicembre 2011 | 10:33

Siamo all’ultima chiamata – Intervista a Sarah Varetto, direttore di Sky Tg24 (Prima n. 421, ottobre 2011)

Siamo all’ultima chiamata
“Bisogna fare presto, ma voglio essere ottimista: qualcosa sta cambiando, noto una nuova coscienza in Italia e in Europa. Ma bisogna fare in fretta”, dice Sarah Varetto, direttore di Sky Tg24
Martedì 4 ottobre, il giorno dopo la sentenza del processo di Perugia, la redazione di Sky è molto eccitata e sul ponte di comando c’è aria di festa. L’attesa e il momento del verdetto su Amanda Knox e Raffaele Sollecito, tra le 21 e le 21,55, ha regalato a Sky Tg24 numeri da record: 760mila contatti unici, una media vicina ai 200mila e un picco di 374mila utenti quando alle 21,51 il presidente della Corte di cassazione, Claudio Pratillo Hellmann, ha letto la sentenza di assoluzione. Sarah Varetto scorre i dati sul video e il volto le si illumina pur senza un filo di trucco: “Siamo stati premiati. Un’ora di diretta, abbiamo portato nelle case dei nostri abbonati non solo le notizie ma anche le atmosfere, le sensazioni, le suggestioni di questo evento attesissimo”. Da tre mesi alla guida del tg di Murdoch, la più giovane ‘direttora’ del giornalismo italiano, 39 anni, già  assapora i primi successi. Senza mai dimenticare che “la rotta di questa nave l’ha tracciata Emilio Carelli”; anche quando la solerte Fabiana Troiano, ufficio stampa, mi infila sotto gli occhi un comunicato del 4 settembre in cui si evidenzia che “i primi 60 giorni della direzione Varetto hanno fatto segnare una crescita degli ascolti del 23%”.
Sarah solleva le ciglia, come per dire “mica male”. Siede dietro un grande tavolo di cristallo con ampie vetrate sull’esterno, alla destra una parete con una quarantina di teleschermi accesi (tg di tutto il mondo) verso i quali occhieggia di continuo. Le dico: “Ce l’hai un paio d’ore di tempo? Dobbiamo parlare di tante cose”. Apre le braccia sfoderando un bel sorriso: “Non c’è problema”.
Comincia così, in un clima euforico e con un sospiro di sollievo (il mio) la conversazione con il nostro giornalista del mese. Un sospiro perché i prodromi mi avevano messo un po’ in allarme: segreteria, ufficio stampa, orario rigido del colloquio un’ora, nessuna domanda sulla vita privata. “Loro sono molto severi”, ride la Varetto guardando Fabiana che si stringe nelle spalle.
Tanto per smentire subito i sospetti (e mettere a fuoco il personaggio), la Varetto mi racconta subito della sua famiglia torinese. La mamma Laura, 65 anni, che aveva un negozio di stampe e quadri e fino a qualche anno fa di pelletteria; il papà  Giovanni, classe 1937, impiegato della Fiat Iveco in pensione. Lei figlia unica, dunque, di una famiglia della media borghesia della pre collina, una zona vicina alla Gran Madre. Un’infanzia che descrive “serena”, un’educazione “sana”. Liceo scientifico al Segrè, in via Quintino Sella, a due passi da casa. Laurea in giurisprudenza con indirizzo, non ci crederete, economico.
Che pallino l’economia! E il giornalismo! Due passioni nate sui banchi di scuola e davanti alla tivù. Aveva appena 18 anni quando, ancora studentessa, approdò a Grp (Giornale Radiotelevisivo Piemontese), un’emittente locale che allora andava per la maggiore nel Piemonte. Trovò un varco in una trasmissione sportiva condotta da Cesare Lanza, il quale ricorda oggi che “Sarah si occupava del Torino, un’altra ragazza della Juventus. Ma fra le due non c’era gara: Sarah aveva un altro passo, una determinazione e un’applicazione straordinarie. E una sicurezza inconsueta per la sua età ”. La giovane Varetto seguì con servizi e interviste la brillante stagione del Toro allenato da Emiliano Mondonico, la squadra di Marchegiani e Lentini, di Cravero e Martà­n Và¡zquez che si classificò terza in campionato e giunse alla finale della Coppa Uefa con l’Ajax. Risultato: l’anno dopo viene trasferita ai programmi di informazione e i colori granata resteranno per sempre nel suo cuore.
Rimase a Grp fino al settembre del 1998, conducendo il tg e partecipando a varie rubriche, tra cui ‘La città  allo specchio’, 81 puntate su temi politici ed economici. Fino a quando venne a sapere che Alan Friedman cercava dei redattori per ‘Maastricht, Italia’, il suo programma su Raitre, con tanto di indirizzo dove richiedere un colloquio. Spedì alla Rai una bella letterina con il suo curriculum e una cassetta video, senza però ricevere alcun segnale di risposta. Una mattina prese su il telefono e chiamò. Le dissero di attendere. Poi una voce imbarazzata la informò che il suo plico, purtroppo, era rimasto sotto una pila di scartoffie. E aggiunse: “Oggi è l’ultimo giorno di colloqui, se ce la fa a stare qui nel pomeriggio potremmo farle incontrare Friedman”. Sarah mise due cose in una borsa e corse all’aeroporto. Non erano ancora le 15 quando si presentò in via Teulada e un’ora dopo sedette davanti a Friedman. L’ex consulente di Jimmy Carter le fece alcune domande sulla Fiat, poi avviò la cassetta (“‘Riguardiamola insieme’, mi disse, ma capii che la vedeva per la prima volta”) e infine verificò il suo inglese attraverso una breve conversazione. Promossa a pieni voti e contratto a termine.
Partì da qui, da quella corsa sfrenata Torino-Roma e dall’esame di Friedman, la fulminante carriera di Sarah Varetto?
Sarah Varetto – Beh, certo, se non avessi fatto quella telefonata chissà  che strada avrebbe preso la mia vita. Il percorso con Friedman è durato cinque anni, cinque anni pieni di straordinarie esperienze che infine mi hanno condotto a Sky. ‘Maastricht, Italia’ andava in onda ogni venerdì in diretta. Io partivo il mercoledì con la possibilità  di curare al meglio i collegamenti. Servizi di grande impatto, come il business della ricostruzione nel Kosovo, con la contrapposizione fra la disperazione della gente e l’assalto alla torta affaristica. Per far capire le conseguenze dell’inflazione, presi una famiglia di Roma raccontando per immagini, con una sorta di docufiction, la loro quotidiana difficoltà .
Franco Recanatesi – Tra una trasferta e l’altra ti occupavi anche di inchieste, schede, servizi chiusi. Un bagaglio di esperienze che nel gennaio del 2000, finalmente giornalista professionista, hai potuto trasferire a ‘Pianeta economia’, sempre al fianco di Friedman.
S. Varetto – Per soli due mesi. A marzo fondammo, Alan e io, Miaeconomia.com, un sito di informazione economica e personal finance che in seguito è diventato anche un programma televisivo di La7. Con Friedman tornai poi in Rai con ‘I nostri soldi’ su Raidue.
F. Recanatesi – Eccoci alla seconda svolta del tuo corso professionale. Siamo al 2003. Fbc, società  di Friedman, viene appaltata da Sky Tg24 per i programmi di approfondimento. Fra i quali ‘Miaeconomia’. Autrice e conduttrice, Sarah Varetto. Che così entra nella redazione di Sky fin dalla sua fondazione. Nel 2007 Carelli ti nomina caporedattore, responsabile della redazione economica e conduttrice di Sky Tg24 Economia e – dal 2009 – dell’edizione del tg delle 17, che ha un’anima prevalentemente economica. Finiamo la storia. Nella scorsa estate, ecco la nomina alla direzione. Diciamo la verità : è stata una sorpresa per tutti.
S. Varetto – Anche per me. Pensai alla fortuna di lavorare in un’azienda che valorizza le risorse interne. Fui molto contenta. Poi anche un po’ preoccupata.
F. Recanatesi – Probabilmente decisiva è stata la tua specializzazione. Non si è mai parlato tanto di economia, in Italia e nel mondo, come in questi ultimi tempi: nei giornali, alla tivù, ma anche nelle case e nei bar, tra persone di ogni ceto sociale.
S. Varetto – Ho avuto la fortuna di raccontare, giorno dopo giorno, gli anni che finiranno sui libri di storia dei nostri figli. Quella tra il 2008 e oggi è stata una crisi epocale. La gente comune si è trovata impreparata davanti ai subprime e agli spread, al rating e al default.
F. Recanatesi – Termini per molti sconosciuti e che numerosi giornali e notiziari radio e tivù usano dando colpevolmente per scontata la loro conoscenza da parte di tutti i lettori. In questo sei stata una pioniera: hai parlato dell’economia senza tecnicismi, come se dovessi spiegarla alle rape.
S. Varetto – Come ti ho detto, ho amato questa materia da sempre e quando si è trattato di applicarla al giornalismo mi sono imposta come prima regola la chiarezza. Rompere i tabù, non parlare solo agli addetti ai lavori. Anche perché il pubblico che si avvicinava a questa materia era sempre più folto. Gli italiani sono arrivati tardi ai fondi comuni, quindi il loro interesse tardivo va aiutato. I mutui, la guerra tra banche, lo spread coinvolgono una massa di pubblico crescente che va quotidianamente informata. Anche la grande finanza deve essere resa accessibile perché i suoi riflessi sulla vita di tutti noi sono oggi abbaglianti.
F. Recanatesi – Quali sono i tuoi economisti di riferimento, quelli, cioè, che ritieni più attendibili?
S. Varetto – C’è una massima che dice: “Metti cinque economisti in una stanza e avrai sei pareri diversi”. L’economia è una scienza dove il fattore umano conta molto.
F. Recanatesi – Appunto. Fammi i nomi.
S. Varetto – Mi vengono in mente Francesco Giavazzi, Alberto Alesina, professore ad Harvard, Nouriel Roubini che avverte da tempo: “Attenzione, siamo sull’orlo del crac”.
F. Recanatesi – Tremonti o Visco?
S. Varetto – Parità . Hanno fatto cose molto simili.
F. Recanatesi – Dici?
S. Varetto – Su conti ed evasione fiscale, certamente sì.
F. Recanatesi – Montezemolo o Marcegaglia?
S. Varetto – Non vedo contrapposizione. Nelle critiche alla manovra economica hanno rivelato un ruolo molto forte, da protagonisti.
F. Recanatesi – E fra i tuoi colleghi, i giornalisti di economia, chi ti senti di citare?
S. Varetto – Un nome per tutti: Alessandro Plateroti del Sole 24 Ore. Ha grande capacità  divulgativa ed è anche molto televisivo. Massimo Mucchetti sa offrire una chiave originale sui temi più difficili. A parte ovviamente i mostri sacri come Scalfari e de Bortoli.
F. Recanatesi – In economia, dunque, fa testo la carta stampata. Non pensi, in futuro, a una esperienza in un quotidiano?
S. Varetto – L’idea mi incuriosisce, ma sai come si dice dalle nostre parti? “Ognadun al sò mesti蔝, a ciascuno il suo mestiere. Il giornalista televisivo, quello di carta stampata e del web sono mestieri profondamente diversi. Io ho scelto la tivù fin dall’inizio. O forse è la tivù che ha scelto me. Ero bambina negli anni Settanta, quando le frontiere televisive si sono spalancate e nelle nostre case sono cominciate ad arrivare le televisioni e quindi gli eventi di tutto il mondo. E avevo soltanto 18 anni quando la Cnn seguì ora per ora la Guerra del Golfo. Raitre la mandava in onda tutta la notte. Fu l’esplosione planetaria delle all news. Un modello che mette lo spettatore in presa diretta con qualsiasi evento in qualsiasi parte del pianeta. Ne rimasi e tuttora ne sono affascinata. Sky ha adottato ed esaltato questo modello. Noi raccogliamo le tivù di tutto il mondo. Nei giorni della presa di Tripoli avevamo in studio, fissi, due interpreti di lingua araba per informare il nostro pubblico su come i Paesi arabi raccontavano la caduta di Gheddafi. E accentueremo ancora la nostra vocazione internazionale.
F. Recanatesi – Ecco, un nuovo direttore porta sempre delle correzioni di rotta alla propria testata.
S. Varetto – Più che di correzioni parlerei di ampliamenti. Detto che il rullo di notizie resta sempre la nostra missione, vorrei sfruttare la grande flessibilità  e professionalità  della fantastica squadra di Sky Tg24 (161 giornalisti, 277 fra operatori, registi, tecnici e personale di produzione) per buttarci sul fronte delle inchieste e degli eventi monografici, potenziando contemporaneamente la nostra presenza all’estero. Rafforzeremo in particolare l’Asia aprendo un nuovo ufficio in India o in Cina. Vogliamo anche incrementare l’utilizzo dei social network per i nostri notiziari e per interagire con il nostro pubblico, attraverso i tablet e i telefonini, Twitter e Facebook. E a fine mese debutta la fascia serale di Emilio Carelli, che sarà  una gran bella sorpresa.
F. Recanatesi – Intanto qualcosa di nuovo s’è visto già . Il tuo sostituto a Sky Tg24 Alessandro Marenzi sembra un tuo clone al maschile – ed è un gran complimento -, Caterina Baldini se la cava bene nel tg delle 17 e anche Roberto Inciocchi la mattina. Ma la prima stoccata a lasciare il segno è la fascia dalle 19 alle 20 di Federica De Sanctis: è un tg innovativo, con un gran ritmo, fatto di notizie, interviste, approfondimenti.
S. Varetto – Mi fa piacere che l’abbia sottolineato. Anche il pubblico, stando agli ascolti, mostra un alto gradimento. Rispetto allo stesso segmento dello scorso anno, c’è stato un aumento del 23%, lo stesso della media generale.
F. Recanatesi – Sky ha sbandierato ai quattro venti i cinque milioni di abbonati. Lo stesso pubblico che raccoglie (o raccoglievano fino a qualche tempo fa) il Tg1 e il Tg5. Nessuna invidia?
S. Varetto – Per carità , la pay tv si misura su altri numeri e non cambierei questo tg con nessun altro.
F. Recanatesi – Allora dimmi quali sono i migliori tg in chiaro del nostro Paese.
S. Varetto – Mi piace quello di La7. Mentana ha la capacità  di coinvolgere la gente e farla partecipare. È un tg caldo, vivo. Mi piace l’inquadratura fissa, con il conduttore al centro e nulla che possa distrarre il telespettatore. Il Tg3 è l’unico che dedica la giusta attenzione al mondo del lavoro e ai temi sociali.
F. Recanatesi – Non puoi dribblare un giudizio su Minzolini.
S. Varetto – È così criticato da tutte le parti che mi verrebbe da difenderlo.
F. Recanatesi – Ce la fai?
S. Varetto – Scrivi questo: non sono d’accordo con la sua gerarchia delle notizie.
F. Recanatesi – E ho detto tutto, concluderebbe Peppino De Filippo. Ma sai che anche tu sarai ora nel mirino della critica? Direttore giovane, donna, in un momento politico che definire difficile è un bonario eufemismo. Esamino: il tuo rapporto con il gotha dell’economia e della politica.
S. Varetto – Credo che un giornalista, e tanto più un direttore di testata, non debba mai essere amico dei protagonisti dei loro notiziari, inchieste, interviste. Ho ricevuto qualche telefonata, alcune segnalazioni, ma mai delle pressioni. Ho buoni rapporti con tutti, ma nessuna amicizia. In questo sono aiutata da una vita sociale prossima allo zero.
F. Recanatesi – Secondo step dell’esamino. Scalfari – e non solo Scalfari – sostiene che non esiste il giornalista senza testa, che ognuno ha il suo pensiero, ma si deve manifestarlo per onestà  verso chi legge o chi ascolta. Tu da che parte stai?
S. Varetto – A differenza di un qualsiasi giornale, noi del tg di Sky diamo notizie, non opinioni. La nostra onestà  verso lo spettatore si manifesta nel raccontare la verità . Personalmente non ho avuto alcuna esperienza politica. Una volta, da giovane laureata, ho lavorato nell’ufficio comunicazione dell’amministrazione torinese di centrosinistra. Mi serviva per guadagnare qualche soldino.
F. Recanatesi – Carelli non aveva un buon feeling con Berlusconi.
S. Varetto – Non Carelli, ma Sky, che da alcune decisioni del governo veniva molto danneggiata. E comunque i tg di Sky, non solo in Italia, hanno un atteggiamento molto critico verso il potere. È quasi doveroso. Figuriamoci da noi ora che il Paese è allo stremo. Nulla è stato fatto per incentivare concorrenza e liberalizzazione, i giovani sono senza lavoro, il sistema previdenziale è al collasso, il Sud boccheggia, si correggono i conti senza pensare allo sviluppo. Di chi è la colpa? Di tutti, della destra e della sinistra, molte piaghe vengono da lontano. Dire che la colpa è solo di Berlusconi è troppo semplicistico. E deviante.
F. Recanatesi – Prossimo futuro?
S. Varetto – Siamo all’ultima chiamata, i meccanismi di sicurezza sono venuti meno, bisogna far presto. Voglio essere ottimista: qualcosa sta cambiando. Noto una nuova presa di coscienza sia in Italia sia in Europa, l’avvio di un processo di trasformazione.
F. Recanatesi – Esamino numero tre: il ruolo della donna nel lavoro e nella società . Sky sembra un’isola felice: tu direttore, spazi importanti a Federica De Sanctis, Paola Saluzzi, Maria Latella. Ma nel resto della comunicazione c’è Bianca Berlinguer e basta.
S. Varetto – La mia è un’esperienza fortunata, ma in Italia siamo indietro, molto indietro. Nel giornalismo, nei Cda dei grandi gruppi industriali, nella politica, a tutti i livelli le donne nei piani alti sono mosche bianche. I tassi di occupazione appaiono bassissimi, scarsi gli incentivi. Per le donne che hanno avuto un figlio diventa un problema recuperare la posizione originale, perché il nostro sistema sociale e occupazionale non tiene conto che spesso l’assenza dal lavoro di una mamma non è una scelta ma una necessità .
F. Recanatesi – Tu sei mamma di due bambini, Giuseppe di 6 anni e Maya di 3. Eppure la maternità  ha coinciso con il periodo più importante della tua vita professionale. Può una donna in carriera conciliare i due ruoli?
S. Varetto – Può farlo se ha i supporti necessari. Io sono stata e sono fortunata anche per questo. Mia madre si è praticamente trasferita a Roma e fa la nonna a tempo pieno. È lei il mio stato sociale. Mio padre meno, lui è troppo affezionato alla sua città . Anche i genitori di Salvo Sottile, mio marito, ci aiutano, hanno preso un piccolo appartamento vicino al nostro e vengono spesso da Palermo. Salvo fa su e giù tra Roma e gli studi Mediaset di Milano, io entro a Sky alle 8,30 ed esco dodici ore dopo. Ma a scuola li porto sempre io, la sera sono sempre io a rimboccare le loro coperte, molte ore del sabato e della domenica le riserviamo, caschi il mondo, ai nostri figli. La compagnia non gli manca. Hanno anche otto animali: River, un fantastico golden retriever, il criceto Mario, tre pesci rossi e tre tartarughe. Ma io sono una mamma molto fortunata.

Intervista di Franco Recanatesi