Scelte del mese, Servizio di copertina

20 dicembre 2011 | 9:39

Il più amato degli italiani

Novemilaottanta lanci Ansa in meno di un anno: una media di 27 notizie al giorno. Trecentoventisei, invece, i servizi pronti per i giornali sfornati dall’agenzia di stampa: quasi uno al giorno. Sul fronte televisivo, tg a parte, cinquanta gli eventi trasmessi da Rai Quirinale negli ultimi undici mesi: alcuni con share da Fiorello. E ancora, prime pagine, titoli a sette colonne, aperture e commenti. Uomo del dialogo, del miracolo, dell’unità  e della coesione nazionale: tante le definizioni utilizzate per Giorgio Napolitano. Re Giorgio, per i giornali stranieri. Certamente, l’uomo dell’anno. E soprattutto straordinario comunicatore, nonostante la sua asciuttezza e spigolosità .
Uno e trino, secondo i vignettisti satirici. Pronti a ritrarlo contemporaneamente nel ruolo di leader dell’opposizione, della maggioranza e di capo del governo. Perché questo in alcuni momenti è apparso essere. E forse è stato. Pur senza mai sconfinare dal suo ruolo costituzionale, ma facendo piuttosto leva sulla sua proverbiale e convincente ‘moral suasion’. E soprattutto su una sapiente regia comunicativa. Da uomo innanzitutto delle istituzioni.
Partito da un 65% di gradimento, percepito all’insediamento al Quirinale nel 2006 come uomo di parte (e quale parte!), da più di tre anni ormai Napolitano veleggia su percentuali superiori all’80%, raccogliendo consensi a destra come a sinistra. Con il suo stile alla Lord Carrington e una vaga somiglianza a re Umberto, è riuscito infatti a conquistarsi pezzo dopo pezzo la fiducia degli italiani. E intorno a lui – instancabile 86enne, ex dirigente del Pci, della corrente riformista-amendoliana – tutta l’Italia si è stretta per guardare al futuro, dopo aver riscoperto l’orgoglio del proprio passato. Grazie a quei 150 anni dell’Unità  che Napolitano ha voluto festeggiare senza retorica, non nascondendo i problemi, ma offrendo a ognuno una zattera cui aggrapparsi nei momenti di difficoltà : il senso di appartenenza alla comunità  di cui il Paese, stanco e un po’ lacerato, aveva fortemente bisogno.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 423 – dicembre 2011

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