Protagonisti del mese, Scelte del mese

20 dicembre 2011 | 9:37

Un infaticabile culo di pietra

Alberto Maccari è l’uomo giusto per rimettere in sesto lo scassatissimo Tg1 affrontando il gigantesco problema dell’audience e della share, ridando reputazione al telegiornale e mettendo mano a una catena del comando totalmente ‘minzolinizzate’.
Riuscirà  ‘il contadino’ a far ricrescere le radici al Tg1 e, soprattutto, a evitare che la perdita di ascolti si trasformi in una frana inarrestabile? Alberto Maccari, che la vox populi di Saxa Rubra ha bucolicamente ribattezzato per via dell’infaticabile dedizione al lavoro di macchina, è l’uomo che Lorenza Lei ha voluto al ponte di comando del Tg1 dopo la rumorosa defenestrazione di Augusto Minzolini, causa rinvio a giudizio per peculato. Martedì 13 dicembre il Cda della Rai ha sancito la dipartita di Minzolini dalla direzione del telegiornale della prima rete senza però decidere quale nuovo incarico affidargli. E, con un’altra votazione, la nomina provvisoria di Maccari. Il compito di assegnare un ufficio di corripondenza di primo piano (New York o Parigi) al direttore uscente toccherà  al presidente Paolo Garimberti, sempre che Minzolini non ricorra al giudice del lavoro per ottenere un reintegro. Il voto in consiglio di amministrazione è stato piuttosto combattuto. Quattro i voti favorevoli alla defenestrazione di Minzolini (Nino Rizzo Nervo, Giorgio Van Straten, Alessio Gorla e Paolo Garimberti), quattro quelli contrari (Antonio Verro, Giovanna Bianchi Clerici, Angelo Maria Petroni e Guglielmo Rositani). Rodolfo De Laurentiis, per evitare di prendere partito, ha pensato bene di uscire dalla sala della riunione al momento del voto. A maggioranza il Cda ha anche votato separatamente (una trovata della Lei) la delibera che affida l’interim alla direzione di Maccari. In questo caso il voto è stato leggermente diverso da quello precedente: a favore del nuovo direttore hanno votato Verro, Rositani, Bianchi Clerici, Gorla e Garimberti. Contro si sono espressi Rizzo Nervo, De Laurentiis e Petroni mentre ad astenersi è stato Van Straten.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 423 – dicembre 2011