New media

11 gennaio 2012 | 18:36

INTERNET: OSSERVATORE, FACEBOOK E’ NATURALMENTE CRISTIANO?

(AGI) – CdV, 11 gen. – Pur ammettendo il rischio di possibili danni che puo’ causare “l’uso compulsivo di queste piattaforme”, l’Osservatore Romano esalta oggi Facebook, “il social network piu’ popolare al mondo”, rilevando che le sue funzioni si basano “esclusivamente su feedback positivi (pollici in su, condivisioni) e non prevedano invece opzioni di istantanea disapprovazione”. Il giornale vaticano ipotizza che “i creatori del network si siano lasciati ispirare dal piu’ tradizionale, ma a tutti gli effetti attualissimo, principio di non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te”. “Il sistema – sottolinea l’editoriale ricordando che Facebook interconnette centinaia di milioni di persone in tutto il mondo – ha davvero le sue buone ragioni d’essere”, infatti seppure i suoi creatori miravano a “effondere ottimismo nell’uso dello strumento per aumentare il proprio potere economico”, di fatto hanno ispirato “il cuore della loro macchina amicatrice alla piu’ antica ricetta per una sana economia” e “tutto cio’ corrisponde anche al piu’ antico principio di amore verso il prossimo che l’umanita’ abbia conosciuto”, cioe’ il comandamento ebraico-cristiano ‘quanto volete che gli uomini facciano a voi, anche voi fatelo a loro’”. E, aggiunge l’Osservatore, “per meglio rendere effettivo l’insegnamento evangelico, chi sta dietro a Facebook ha pensato bene di non dotarci neppure degli strumenti per lasciarsi tentare. Come dire: lunga amicizia a tutti”.  Che cosa ne sarebbe infatti dell’affollatissimo social network – si chiede il quotidiano del Papa – se tutti i partecipanti a un tratto cominciassero a venire notificati pubblicamente della perdita di amici? Perdita, ovviamente, decretata in modo unilaterale”.  ”Per stringere amicizia – ricorda l’Osservatore – bisogna essere in due, per lasciarsi andare, invece, la volonta’ del singolo e’ sufficiente”. Per il quotidiano diretto dal professor Giovanni Maria Vian, “e’ probabile, visto l’uso compulsivo di queste piattaforme, che altrimenti scatterebbe un parapiglia collettivo, alimentato da reciproche invidie, conflitti non sanati, piccole rivalita’ sopite pronte a esplodere con tutta una serie di ritorsioni a catena: post di odio manifesto, richieste di chiarimento reciproco da parte di comuni amici, rivalse di inimicizia verso colui che l’ha sottratta all’amico comune, e cosi’ via”.  ”Tutte violenze per fortuna simboliche, e tuttavia – ragiona l’Osservatore Romano – con effetti reali possibilmente tangibili nel breve, in un incontrollabile vortice vizioso di reciproche disistime, sintetizzate da minuscoli (ma potenzialmente davvero esiziali) thumbs down (pollici versi), si potrebbe addirittura arrivare a una dismissione in massa dai propri altarini virtuali. E non come forma di protesta nei confronti delle qui sopra solo immaginate opzioni di disaffezione reciproca, ma proprio, forse, per la sovvenuta insostenibilita’ psicologica del mezzo che – conclude l’articolo – a tutti gli effetti diventerebbe lo sfogatoio collettivo di astii e rancori che tutte le amicizie, per quanto di lunga data, e forse a maggior ragione se di lunga data, si tirano dietro, inevitabilmente”. (AGI)