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19 gennaio 2012 | 10:36

INTERNET: USA; RIVOLTA SUL WEB, CONGRESSO VUOLE CENSURA

DILAGA PROTESTA CONTRO SOPA, SERRATA 24 ORE PER WIKIPEDIA

(di Ugo Caltagirone) (ANSA) – NEW YORK, 18 GEN – Rivolta sul web contro le norme antipirateria online in discussione al Congresso americano. Da Wikipedia – che ha oscurato per tutta la giornata il suo sito in inglese – a Google, ‘listata a lutto’, in rete è stata una giornata di protesta senza precedenti. L’accusa rivolta a Capitol Hill è chiara: si vuole censurare internet, come in Cina o in Iran. Due i testi di legge nel mirino della rete: il Sopa (Stop Online Piracy Act) e il Pipa (Protect Ip Act), entrambe ideati per arginare la diffusione di contenuti protetti dal copyright. La protesta è forte da settimane. Tanto che lo stesso presidente Barack Obama è dovuto intervenire, assicurando che la sua amministrazione, pur essendo impegnata nella lotta alla pirateria online, non sosterrà  mai leggi che riducono la libertà  di espressione. Il presidente, per questo, si è anche attirato la feroce critica del magnate dei media Rupert Mardoch: “Obama si schiera coi pirati della Silicon Valley”. Sulla rete intanto è stata una vera e propria giornata di mobilitazione. “Immagina un mondo senza la libera conoscenza”, si legge sulla versione inglese di Wikipedia, in cui si sottolinea come una legislazione così restrittiva potrebbe fatalmente compromettere l’esistenza di un internet “libero è aperto”. Se Jimmy Wales, fondatore della famosissima enciclopedia online, ha deciso un vero e proprio sciopero, oscurando per 24 ore il sito, Google ha funzionato regolarmente nel corso della giornata ma ‘listata a lutto’, invitando a firmare una petizione contro le due leggi antipirateria giudicate talmente severe da portare dritti dritti a una censura del web: “Stop alla pirateria, ma non alla libertà , si legge sulla homepage del sito più cliccato del mondo. Per il motore di ricerca fondato da Larry Page il Sopa e il Pipa avrebbero anche un’altra controindicazione: rallenterebbero la crescita economica. La battaglia di Wikipedia e Google è stata seguita sul web da decine e decine di altri siti: da Yahoo! ai siti del famoso regista di denuncia Michael Moore, da TwitPic ad Anonymus, da BoingBoing al sito del celebre guru del web Cory Doctorow. Si calcola che il blocco abbia interessato oltre 100 milioni di navigatori. Anche Facebook, pur se in maniera meno eclatante, ha deciso di partecipare alla protesta. E, in un messaggio postato sul proprio profilo, Mark Zuckerberg ha sottolineato come il social network più famoso nel mondo “continuerà  ad opporsi ad ogni legge che intende colpire internet”, auspicando l’affermarsi di “leader che siano a favore di internet”. Non tutti, però, hanno raccolto l’invito alla giornata di protesta. Anzi, i responsabili di Twitter – andando controcorrente – hanno definito lo sciopero della rete di oggi come “una stupidaggine”. “E’ sciocco oscurare i siti”, ha affermato l’ad Dick Costolo, per il quale “é assurdo chiudere un business globale in risposta a una legge nazionale”. Per Twitter, dunque, è giusto protestare contro le proposte di legge antipirateria, ma lo si deve fare “in maniera diversa”. (ANSA).