Comunicazione

19 gennaio 2012 | 16:41

Rai/ Cda nomina 5 Vicedirettori Tg2, direzione Tg1 in stand by

Verro si impegna non lavorare da deputato,’doppio incarico’ resta

Roma, 19 gen. (TMNews) – Marcello Masi può avvalersi da oggi di cinque Vice nella direzione del Tg2. Con il voto contrario del consigliere Angelo Maria Petroni ed assente Giovanna Bianchi Clerici, il Consiglio di amministrazione ha approvato le proposte di nomina a Vicedirettore di Ida Colucci, Rocco Tolfa e Carlo Pileci (confermati), di Stefano Marroni (che torna a occupare la stessa poltrona lasciata qualche anno fa) e di Giovanni Alibrandi, unica debuttante nella squadra di direzione del Tg2.  A 22 giorni dalla scadenza del mandato ad interim per Alberto Maccari alla direzione del Tg1 dopo l’allontamento di Augusto Minzolini per il rinvio a giudizio per peculato nei confronti dell’azienda, il cda Rai invece nella riunione di oggi ha preferito non affrontare il ‘dossier’ direzione Tg1, anche se la conferma di Maccari viene a viale Mazzini considerata ancora la soluzione più acreditatata, nonostante i crescenti malumori interni.  Altra grana per ora ‘schivata’ dal Consiglio guidato da Paolo Garimberti è stata quella della proclamazione a deputato per il consigliere di amministrazione indicato dal Pdl Antonio Verro.  Prima dell’inizio della riunione del Cda, a seguito della pressante richiesta da parte delle forze del centrosinistra per una immediata opzione fra il seggio parlamentare e l’incarico di consigliere di amministrazione del servizio pubblico radiotelevisivo, Verro ha stamani reso nota la decisione di non rinunciare ad alcun incarico ma di impegnarsi a non prendere parte ai lavori parlamentari fino alla scadenza a marzo del mandato del cda.  Una soluzione che ha consentito di disinnescare nell’immediato una mina che sarebbe potuta esplodere nella riunione di oggi, con potenziali conflitti di interesse su decisioni prese con il voto di Verro. Ma che, almeno secondo parlamentari del centrosinistra, non chiude del tutto il caso. Posta la singolarità  di un mandato parlamentare ricevuto che non viene esercitato per poter assolvere ad altro incarico, a fronte di una Costituzione che addirittura pone d’ufficio in aspettativa il dipendente pubblico che viene chiamato ai mandati rappresentativi.