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27 gennaio 2012 | 9:28

Il futuro non aspetta

“Le proposte che abbiamo presentato al governo non costeranno un solo centesimo al contribuente ma avranno un impatto economico di dieci miliardi di euro”. Lo assicura Stefano Parisi, presidente di Confindustria Digitale, l’associazione che rappresenta le maggiori aziende italiane di tlc, informatica e consumer electronic.
Il presupposto da cui parte Parisi è questo: “Più si diffonde l’economia digitale, più si possono affrontare i problemi di cui soffre la nostra economia: bassa produttività , bassa crescita e controllo della finanza pubblica”.
Al primo posto, tra le proposte avanzate da Confindustria Digitale, lo ‘switch off’ delle attività  della pubblica amministrazione. “Noi proponiamo che venga digitalizzata tutta una serie di attività  e adempimenti, come l’iscrizione scolastica, la pagella, la carta di identità , le ricette mediche e il fascicolo sanitario. Spostare sul web questi dati, da un lato spingerebbe le famiglie italiane a connettersi a Internet, superando il gap che c’è con altri Paesi europei, dall’altro lato aiuterebbe la trasparenza, ferme restando le norme sulla privacy”.
La digitalizzazione permetterebbe notevoli risparmi sul fronte della spesa sanitaria, spiega il presidente di Confindustria Digitale: “Se la prescrizione dei farmaci viene fatta su Internet è possibile controllare ogni singolo medico di base e intercettare le ricette improprie; è uno dei tanti sistemi che permette di tenere sotto controllo la spesa, rendendo al contempo più fluido ed efficiente il sistema”.
Tra le proposte illustrate da Parisi ci sono il superamento del digital divide, in particolare nei distretti industriali; la riforma del quadro normativo sul diritto d’autore per l’ambiente digitale; la defiscalizzazione degli investimenti fatti nelle start up per favorire lo sviluppo del venture capital e la lotta all’evasione. Quest’ultima, sostiene Parisi, si può fare senza blitz spettacolari, ma semplicemente “incrociando i dati delle banche dati esistenti, che devono però essere collegate; oggi il 70% delle banche dati della pubblica amministrazione centrale non è interconnesso”.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 424 – gennaio 2012