Protagonisti del mese, Scelte del mese

27 gennaio 2012 | 9:26

La signora e i professori

La crisi della Rai è grave e ha bisogno di una guida forte e stabile. Il rischio per il premier Monti è però di andare a sbattere contro Berlusconi. Lorenza Lei si gioca la poltrona di direttore generale e prepara nuovi tagli di costi suscitando l’ira dei sindacati.
È bastato che il premier Mario Monti intervistato da Fabio Fazio a ‘Che tempo che fa’ ipotizzasse l’intenzione di mettere le mani su Viale Mazzini, poco più di una prudente battuta, perché si desse la stura a un gran dibattito, con Repubblica e Corsera in prima fila a suonare le trombe per il cambiamento dentro la Rai. Si sono fatte molte ipotesi, alcune fantasiose, dal commissariamento preventivo in attesa di cambiare la governance alla privatizzazione di una o più reti – quanto mai remota in un Paese che non riesce a liberalizzare neppure le farmacie – alla gettonata leggina per restringere a pochi membri il Cda e istituire la figura di un amministratore delegato con superpoteri per gestire la Rai senza dover pagare dazio al consiglio e alla politica. Come andranno davvero le cose è presto per dirlo. Lo scenario è così volatile che potrebbe succedere qualsiasi cosa. Per ora il boccino è nelle mani del ministro dello Sviluppo economico Corrado Passera, l’ex ad di Banca Intesa che sta studiando il dossier della Rai per conto di Monti.Finora il neo ministro, che ha sul groppone un dicastero ‘monstre’, si è tenuto abbastanza alla larga dalla televisione. Ha preso però un’iniziativa non di poco conto bloccando il ‘beauty contest’, il cosiddetto concorso per l’assegnazione gratuita di sei frequenze digitali agli editori televisivi che era diventato un concentrato esplosivo per la miriade di ricorsi, oltre al colpo di scena del ritiro in zona Cesarini di Sky, suonato come una solenne bocciatura dell’intelaiatura di gara predisposta dall’ex ministro Paolo Romani. Sembrava che Passera fosse orientato a mettere all’asta le frequenze per gli operatori telefonici, poi c’è stato l’altolà  del Pdl e di Mediaset e la faccenda è scivolata in una specie di limbo in attesa di studi più approfonditi.

L’articolo integrale è sul mensile ‘Prima Comunicazione’ n. 424 – gennaio   2012